giovedì 27 febbraio 2020

Non voglio fare la vittima nell'affermare che il nostro lavoro di portieri d'albergo sia più a rischio di tanti altri. Sicuramente meno di medici e infermieri, e uguale a chi lavora nei negozi, nei ristoranti, nei taxi. Noi che lavoriamo al pubblico non possiamo assolutamente sapere se colui a cui abbiamo appena stretto la mano e ci saluta sorridente, dopo un soggiorno a Firenze, abbia nel suo organismo la peste bubbonica o semplicemente non si sia lavato le mani dopo essere stato alla toilette. Quando possibile, si corre in bagno a lavarsele, ma non possiamo fare a meno di toccare il bancone, la tastiera del computer, quella del pos e la cornetta del telefono, che teniamo vicino alla bocca.

E non mi va neanche di parlare delle innumerevoli cancellazioni che stiamo ricevendo in questi giorni.

La vita va avanti. Ho bisogno di parlare di cose belle, felici, rilassanti. Dimenticare lo stress e piccole delusioni come l'annullamento dell'incontro che avrebbe dovuto avere luogo in settimana con Amelie Nothomb, una delle mie scrittrici preferite.

Domenica ero in turno di mattina. Avrei voglia di una scusa per spendere una quantità esorbitante di soldi in qualcosa. Mi arriva tramite mia figlia, che ha bisogno di un libro da leggere, consigliato a scuola.

Il libro ce l'ho, letto quando avevo proprio la sua età, ma sepolto da qualche parte nella casa di montagna, assieme a centinaia di altri volumi. Quindi ho la scusa per andare in libreria. A fine turno timbro, saluto il collega e mi dirigo, rapido come uno Shinkansen, in un luogo che reputo quasi sempre vuoto. Soprattutto la domenica pomeriggio.

Invece c'è un caos pazzesco di gente tirata a lucido come neanche agli incontri di meetic, strisce color bianco/rosso a delimitare la sala principale del negozio, un tipo di colore grande quanto un armadio con badge di riconoscimento e occhiale scuro modello man in black a impedire l'accesso in zona rossa.

Chiedo, a due tipe che avranno la mia età ma abbigliate come ragazzine al prediciottesimo, il perchè di tutto questo assembramento, e mi fissano quasi scandalizzate dalla mia ignoranza: Piero Pelù presenta il suo ultimo album.

Come diceva quella battuta: non ce l'ho con Dio ma con il suo fan club. Lo stesso potevo dire io domenica. Urla e cori da stadio assordanti. E alcuni reparti non accessibili. Mi è sempre piaciuta la sua musica, ma ormai ho quell'età che mi rende insopportabile ogni tipo di assembramento. E non per il virus, sono contento che la gente se ne freghi e si ritrovi in massa. Semplicemente, a me piace il silenzio. E però, mentre cerco il libro per la Camilla e guardo altri volumi per me, Piero dice anche cose interessantissime e intelligenti, in particolare su come, quando lui era giovane, la Firenze degli anni '80 fosse una città dove il rock visse un momento felice, quasi magico. Litfiba. Diaframma. Dennis and the Jets. E' vero. Me lo ricordo. Ero ancora troppo giovane per quelle notti fiorentini di rinascimento rock, ma la musica arrivò, alle mie orecchie.

Ma con tutto il bene che posso volere a Piero, non sopporto il chiasso dei suoi fan. Di chi cerca assolutamente di essere in prima fila per fotografarlo. Prendo i libri che volevo, pago ed esco. Passo davanti al Duomo, che vale sempre una foto, e mi fiondo in una cioccolateria. Scatto una foto e poi, finalmente, posso rilassarmi sorseggiando una bevanda alla temperatura di fusione del piombo e leggere qualche estratto di quel che ho appena acquistato.

E lì, finalmente rilassato dopo 7 ore di turno alberghiero, mi sento felice. Sereno. Appagato con il mondo.

E sono l'unico, in quella sala, a leggere sulla vera carta.

Ma, in fondo, che importa?



domenica 16 febbraio 2020

Non è una bella cosa ma si, mi è capitato di dare una risposta crudele a un cliente. Crudele per lui e la sua autostima.

Mi arriva questa coppia inglese. Formano un duo che potrebbe essere definito come "articolo il", perchè lui è alto e massiccio, con espressione severa, dura, rigida, mentre lei è bassa e minuta, ma con un sorriso fulgido e sereno.

Ovviamente non mi scoraggio della sua palese ostilità. Il sorriso devo darlo a tutti i clienti, e quindi mi appresto al check-in. Mentre registro i loro passaporti, non posso non fare, con tutti i britannici, la solita, classica, inevitabile battuta di questi mesi:

-Quindi ci lasciate-

Lui mi guarda dritto negli occhi, tanto che mi interrompo un attimo dalla registrazione, e mi sibila la frase in maniera quasi velenosa:

-Si, e sono favorevole-

A cui segue un sorrisino sardonico. Di chiarissima sfida.

Tsè, sarai anche alto, ma resti un giovane Jedi inesperto.

-A inizio mese sono stato alla scuola di mia figlia: illustravano le vacanze studio per i ragazzi italiani che vogliono andare a studiare l'inglese per due settimane-

-A Londra?- Chiede lei, che sembra più interessata.

-Bristol. Un college molto bello. Con tutto il necessario: la scuola, il teatro, il cinema, il parco con le attività sportive...-

E poi, mentre gli rendo i documenti:

-Però la manderemo a Dublino-

Lui rimane letteralmente di sasso. Gli avessi lanciato un pietrificum sarebbe stato più mobile. Per un attimo ho il timore che possa saltare di quà dal banco e prendermi a scapaccioni.

E non avrei potuto biasimarlo.

Lei lo osserva un pò preoccupata, ma poi mi sorride perchè io, sparata la battuta, mi sono subito messo a dargli le spiegazioni solite: orario colazione, wifi e mappa della città con l'indicazione su dove si trovano gli Uffizi rispetto all'hotel.

Poi gli consegno la chiave e li saluto, passando al prossimo check-in.

Superfluo aggiungere che lui non mi salutò mai, nè quando uscivano nè quando rientravano.

"Mio alleato è il sarcasmo. Potente alleato esso è"

ps. in realtà mia figlia, la più giovane perchè la grande non è interessata, ancora non partirà. Forse il prossimo anno. Però si, sicuramente l'Irlanda.

E quasi quasi ci torno pure io. Ho bisogno di un pò di lezioni. Di Guinness.

domenica 2 febbraio 2020

Una lampante, esemplare, palese dimostrazione di quanto gli italiani siano un popolo tra i più stronzi e idioti che esistano.

Arriva una telefonata per richiesta di disponibilità. Si verifica e si risponde con adeguata offerta. Si ottiene una risposta affermativa. Si chiede una mail a cui inviare offerta scritta a cui la cliente risponderà con i dati della carta di credito o il bonifico.

Ma a quel punto arriva la ferale domanda:

-Voi... ehm... prenotate anche ai cinesi?

-... Scu..scusi?

-Cioè... con tutto quello che sta succedendo, non fate entrare i cinesi, vero?

-Signora, noi vendiamo camere, non facciamo mica distinzioni. E comunque le camere sono in vendita anche su internet, non ci sono filtri del genere.

-Ma io non voglio rischiare di AMMALARMI-

-Statisticamente, è più probabile morire investiti da un italiano.

-Ma come si permette? Non prenoto più!

E riattacca.

Com'è che cantava quel mio concittadino? Ah, si: "Figliol di ***** 'un moian mai"