sabato 21 ottobre 2023

Quando capitano certe coincidenze negative, le esperienze di lavoro possono essere devastanti, per il morale.

Ho due camere in partenza per un totale di 5 persone, quasi contemporaneamente. 3 persone con il taxi alle 4.15 e due con taxi alle 4.30. Mi si affollano tutti assieme per il pagamento e ho il mio bel daffare. Ma tra questi 5 c'è anche il cliente frenetico, impaziente, agitato. Non fa a tempo a scendere le scale che, vedendomi occupato a fare addebiti sul pos, chiede al facchino di chiamargli un taxi.

Il mio collega notturno, visibilmente sconcertato, indica me. Per fargli capire che sono io, che ho la responsabilità di chiamare i taxi.

Il cliente sbuffa di un fastidio senza tempo, e il bello è che deve anche pagare il conto. Io, impegnato a spillare il cedolino pos alla ricevuta del cliente che mi ha appena pagato, mi volto e gli assicuro che il taxi sta arrivando, visto che i miei colleghi del turno pomeridiano l'avevano prenotato. Quindi lo invito ad avvicinarsi a pagare.

Ma, come recita Murphy “se qualcosa può andar male, lo farà”. Soprattutto a Firenze. Perchè il taxi, prenotato per le 4.15 non arriva! E vi lascio immaginare l'incacchiatura di costui mentre telefono immediatamente alla compagnia taxi per sapere che diamine succede. E per fortuna mi rispondono e me ne mandano un altro, perchè altre volte è successo che non solo il taxi manca assolutamente la prenotazione, ma la compagnia non risponde neanche al telefono! Ultimamente il servizio è peggiorato moltissimo.

Il nuovo taxi arriva mentre il tipo sta imprecando una serie infinita di *uck! E il tassista fa anche il sarcastico sulla fretta! Se i pensieri prendessero forma, si sarebbero istantaneamente trasformati in due mucchietti di cenere.

Quando finalmente partono tutti e posso richiudere la porta, il collega del turno si sfoga anche lui: “Ma che ca**o, sempre nervosi che chiede a me taxi! Aspetta tuo turno, che devi ancora pagare! Vaffan*ulo!”

E tralascio quel che ha detto dei tassisti.

Ma capitano tutti a me, questi clienti nervosi e questi servizi scadenti?

venerdì 13 ottobre 2023

La vita del dimostratore di giochi può essere anche colma di sorprese.

Sabato pomeriggio. Sveglia e caffè, come recita la canzone di Fantozzi, per fortuna non ho nessun tram da prendere -sia benedetto chi ha inventato lo scooter- Il mio obbiettivo è la sala delle carrozze. Per i 100 anni di Dreoni, storico negozio di giocattoli fiorentino, mi è stato chiesto di andare a far provare un po' di giochi. Il lucroso premio è una bottiglietta d’acqua e una t-shirt rossa con il logo del negozio. Posso benissimo starci. Peraltro le vetrine del negozio sono state addobbate con epici e vecchi -altrimenti detti vintage- giochi. Io ho ritrovato un vecchissimo gioco strategico della ormai defunta SPI, che comprai nel negozio 40 anni fa. Tralascio di spiegare l’ambientazione perché è tristemente attuale. Comunque è lì in vetrina.

Dicevo: arrivo verso le 15 negli ampi locali di Palazzo Medici-Riccardi e mi piazzo a uno dei tavoli. Scopo: far provare giochetti semplici a bimbetti.

In realtà le femminucce sono più interessate a farsi i braccialetti con le perline e le lettere, così che devo aiutarle a fargli il nodo al filo, e poi se ne vanno felici e sorridenti con un oggetto che finirà in un cassetto. I maschietti invece sono tutti addossati a un’enorme pista di polystil oppure al subbuteo. Già per alcuni quest’ultimo è troppo impegnativo. Molto più comodo premere il bottoncino per far correre le auto a tutta forza.

Improvvisamente però mi si presenta un tipetto che avrà 6 anni, a dire tanto. E mi chiede informazioni sui giochetti presenti.

Ovviamente poteva non scegliere quello sul calcio? Certo che no. Prende uno dei 5 mazzi. Ognuno rappresenta una squadra di calcio, fatta con gli animali. Lui prende i leoni, io gli ippopotami - mi sembrava una scelta appropriata, sono un figurino di 68 chili- Ogni giocatore sceglie una carta contemporaneamente all’avversario e la gioca. Chi ha il numero più alto avanza di uno spazio verso la porta avversaria, ma con alcune differenze -ad esempio, l’1 blocca sempre il 10 e l’11- più altre regolette, comprese alcune che valgono per il tipo di animale scelto. Si gioca fino a che non finiscono le carte, poi si rimescolano i mazzi e si gioca il secondo tempo.

Quando devo dare una dimostrazione tendo a “giocare alla meno”, cioè lasciare ampie possibilità agli avversari, in modo che, oltre a comprendere il gioco, ci si appassionino. Ma il ragazzetto è ben sveglio, prende immediata confidenza con il sistema e mi straccia, letteralmente: 3-0.

Allora, ti sei divert...”

Ti ho battuto, schiappa!”

E poi corre alla pista di automobiline.

Però, un quarto d'ora dopo, torna lì con la mamma, gli indica il gioco e lei lo riprende con il cellulare. E mi ringrazia. E magari glielo compra e passeranno qualche serata a giocare. E si appassionerà. Spero che il seme del gioco germogli.

Ma comunque non manca di riavvicinarsi e ripetere che mi ha sonoramente battuto.

Ci ho riso, perchè ha solo 6 anni. Ma confesso che ho anche pensato: piccolo *tronzetto.

Però mi ha anche ringraziato.

(*tronzetto!)

domenica 1 ottobre 2023

Il palazzo dove lavoro è la classica costruzione rinascimentale fiorentina. Mura spesse, scalinate sontuose in pietra serena, piani ammezzati.

Arriva una coppia americana che, dall’età, deve essere arrivata nel vecchio continente commentando “Certo che l’aviazione ne ha fatta di strada, ti ricordi dei fratelli Wright? Che tipi strambi, soprattutto Orville. E invece avevano ragione loro”. Entro in turno che i colleghi mi informano: sono arrivati senza averci detto che la signora è in sedia a rotelle. Può stare in piedi, ma non ne sapevamo nulla, e la loro camera è al piano di mezzo, il terzo. E non gli si poteva più assegnare altre camere, almeno per oggi. Ci si può arrivare, senza fare le scale, sono prendendo il montacarichi perché l’ascensore porta o al secondo o al quarto piano e poi occorre fare delle scale per forza, il palazzo è così, è già tanto che ci si potè costruire questi, quando arrivò la tecnologia adatta, assente ai tempi dei Medici. Il montacarichi è grande abbastanza, ma stretto, la signora deve stare in piedi. Informiamo anche il facchino di notte, dovrà accompagnarla lui.

I due coniugi ottuagenari sono al bar, con due calici che, dalle dimensioni, devono contenere l’intera produzione annuale della Frescobaldi. Ogni tanto si lasciano andare a grasse risate, con lui che gli dice “I love you so much” che è proprio una bella cosa, se dopo così tanti anni si sentono ancora innamorati e felici di stare insieme, anche se non dobbiamo mai sottovalutare il potere supremo di un liquido con 90% di Sangiovese, 5% di Trebbiano, 5% di Merlot e invecchiamento in barrique. La signora mi vede, al bancone, e mi fa cenno di avvicinarmi. Mi apostrofa con un “ma che bel ragazzo” (What an handsome boy) che dall’alto dei miei 53 anni fa anche piacere, visto che quando sono nato probabilmente era già in pensione. Mi vuole abbracciare, e mi sembra di tornare a quando avevo ancora le mie nonne Ines e Anna, con le loro grinze e i loro sorrisi, ma senza l’alcool.

Quando finalmente i due decidono di andare a dormire, chiamo il facchino che aiuti la signora. Che è gentile ed entusiasta di tale aiuto da parte di questi giovanotti baldanzosi che la prendono sotto le spalle e l’adagiano sulla carrozzina, mentre il marito le dice premuroso che l’aspetta in camera.

Solo che, mentre sono lì al bancone a continuare il mio lavoro notturno, mi vedo riapparire il collega con la carrozzina e la signora che non è più tanto gentile e sbraita, nella sua lingua, cose incomprensibili ma non proprio gentili come quelle usate mentre era sul divano del bar a sorseggiare il vino. Che lei, nel montacarichi, non ci vuole proprio entrare, benchè l’abbia già usato nel pomeriggio, quando aveva preso possesso della camera.

Non mi rimane che chiamare in camera il marito, che accorre per calmare la mogliera e convincerla che, se vuoi dormire, deve entrare nel montacarichi, honey. E finalmente la finisce di sbraitare e viene accompagnata su.

Mission accomplished, ma la prossima volta meno Chianti, per favore. E magari scrivete prima, della carrozzina, così vi s’assegna una camera a cui si arriva diretti dall’ascensore senza fare le scale.