venerdì 18 marzo 2016



Premessa: niente a che vedere con il mio lavoro di portiere.
E’ solo che non ce la faccio, molto, troppo spesso, a sopportare certa mancanza di rispetto nei confronti del lavoro altrui.
Che in questo caso non è, appunto, il mio.
Quando, a me & gentile consorte, capita di avere il giorno libero (che, aimè, avviene spesso durante la settimana anziché il fine, quando le figlie sono libere perché la scuola, con mio sommo stupore, chiude sabato e domenica) ci piace andare a fare la spesa ad uno di quei grandi, spropositati centri commerciali spuntati come funghi ovunque, Firenze compresa.
Non è solo per il fatto che c’è un grande parcheggio che permette di avere l’auto al coperto mentre vi si caricano vagonate di prodotti che devono riempire frigo e dispenda per una settimana (od almeno fino a che l’unico maschio della famiglia non si scofana tutto in un primo pomeriggio, dopo una notte di lavoro ed una mattina di sonno profondo); l’enorme, spropositato vantaggio di tali luoghi è la presenza dell’ormai immancabile ed onnipresente “all you can eat” di sushi. Io e mia moglie ormai ingurgitiamo wasabi senza sentirne effetto alcuno, come il personaggio di Jean Reno nell’omonimo film (peraltro, il personaggio si chiama Fiorentini. Nome omen). Prima o poi ce la dovrò portare, sia lei che le bimbe, a vedere il Giappone. E poi i SanFrecce hanno vinto lo scudetto, e non è che capiti molto spesso di vedere una squadra Viola che vince, su questo pianeta.
Ma sto divagando, come sempre.
Dopo esserci pappati l’equivalente, in riso e pesce crudo, di 12 risaie e 5 pescherecci, ci spostiamo nel supermercato preparandoci a riempire il carrello. E lì passiamo anche al reparto delle uova pasquali.
Il reparto stagionale, colmo fino all’inverosimile di prodotti consumati in uno specifico periodo dell’anno. Ora è il momento del cioccolato. Con grande gioia di grandi e piccini.
In realtà non abbiamo bisogno di fare acquisti qui dentro, per il semplice motivo che preferiamo farci fare, a beneficio delle piccole, (posso scriverlo, tanto non leggono il blog) uova artigianali in una cioccolateria nei pressi di casa nostra. E’ più caro, ma è vero cioccolato domori, sublime bontà, roba che, già al primo assaggio, ti sembra di vedere Zeus che si avvicina sorridente, ti posa la mano sulla spalla e ti dice “Stai provando il nettare degli dei. Godine appieno, amico mio”
Ma comunque ci piace passare un momento dal reparto, giusto per dare un’occhiata ai prodotti, tipo leggerne gli ingredienti (tra tutte quelle uova c’è una quantità di olio di palma sufficiente a farci galleggiare la Nimitz) e constatare che sono presenti tutti i cartoni animati degli ultimi 10 anni, da Giuseppa Maiala ai surgelati (Elsa, Anna ed Olaf, intendo. Non i bastoncini di pesce).
E lì, ad un certo punto, ci blocchiamo.
Osserviamo, ipnotizzati, gli oggetti che spuntano, allegramente e vistosamente, da una scatola su cui sono appoggiate delle uova.
-Lo vedi, si?- Mi dice, indicando, la Sara.
-Eccome!-
-Che fai, documenti l’evento?-
-Non posso non farlo-
E quindi scatto la foto: dei profilattici.
Non è che ci capiti raramente di vedere cose del genere. La gente è manfana, ignorante, stronza. Prende le cose, poi cambia idea e decide che non ne ha bisogno, ma non torna al reparto a riportarle dove devono stare quei prodotti, bensì li smolla dove capita. Fateci caso, se non siete, come dice mia moglie, tra le tdc che compiono questi atti: non vi è mai successo di trovare oggetti totalmente fuori reparto? Magari addirittura surgelati (e stavolta intendo quelli veri, non Frozen) appoggiati sopra gli spaghetti o la candeggina. E tralascio sulla disavventura che mi capitò alcuni mesi fa, quando mi accorsi tardi che un barattolo di candeggina che avevo appena preso era già stato aperto, e riposto sullo scaffale in tal maniera. Per fortuna me ne resi conto alla cassa, prima di pagare. Ma tutto il resto che era nel sacchetto era da buttare. In toto.
Le tdc (vi lascio il piacere di scoprire l’acronimo) sono persone così, che non rispettano il lavoro altrui. Anzi, non rispettano gli altri e basta. Ma questa volta c’era qualcosa di speciale: l’aver aperto la confezione del prodotto ed averne tolto il contento, per metterlo lì, in mezzo alle confezioni delle uova di Pasqua. L’unica spiegazione, su tale atteggiamento, è che l’autore del gesto non avesse bisogno di una confezione intera di profilattici. Evidentemente, solo un paio. Od uno solo. Il resto lo ha appoggiato sul primo posto che gli pareva giusto.
Calcolando che hanno una lunga scadenza, è chiaro che l’autore non prevede un uso frequente di questi oggetti. Direi molto, molto sporadico.
Il che dice molto. Anzi, tutto.


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