venerdì 10 giugno 2016

Buonasera. Lasciate, innanzitutto, che mi presenti.

Il mio nome è Sara. Sono nata a Milano e vivo a Firenze. Ho madre lomellinese, padre pistoiese e fratello teramano. Se ci mettete anche una nonna sarda, sono la quintessenza della penisola. E poichè parlo anche 3 lingue straniere, posso mandarvi a quel paese in moltissimi modi. Quindi attenzione a non farmi incacchiare.

Ho una laurea in scienze dell'educazione, il che mi permette di trattare e convivere, in maniera abbastanza decente, con i 3 bambini presenti in questa casa: due femmine ed un maschio. Le femmine sono una mia creazione personale, prodotto del mio corpo, amore della mia vita. Il maschio no. Lo tengo solo perchè mi serve per il pagamento del mutuo, altrimenti l'avevo già rispedito da sua madre. Od al primo offerente (pari al valore del mutuo, quindi è un bene in costante calo. Ma affrettatevi, non si sa mai).

Lo chiamo bambino a ragione, visto che almeno due volte a settimana ci smolla da sole in casa per andare a trastullarsi con cubetti, dadi e pedine. E pure quando siamo insieme ai miei, o con mio fratello e sua moglie, o con altri amici, non riesce che a pensare a "che gioco possiamo fare questa sera?" Quindi, se lo chiamo bambino malgrado i suoi 46 anni, lo faccio con cognizione di causa.

E meno male che ha smesso con il calcetto. Lo sapete cosa mi combinò, quando dovevamo uscire la prima volta insieme? Mi inviò, due giorni prima, un sms per "spostare" l'appuntamento alla settimana dopo. Perchè quella sera doveva giocare. Non so perchè gli detti, malgrado ciò, una seconda occasione. Ma è chiaro che, da allora, si merita che lui cucini; e mi prepari spremuta d'arancia e caffè dopo pranzo mentre io, paciosamente stesa sul divano, posso mangiarmi con gli occhi Patrick Dempsey. E mi accompagni a vedere i Take That quando la Barbara e la Valentina mi danno buca.

Come saprete, se avete letto questo blog da lui creato, anche io lavoro in albergo, alla reception. Anche io sono alle prese con i turisti che vengono a visitare Firenze, a volte assurdi, a volte stupendi. L'altra settimana venne una splendida signora settantenne arrivata in Italia per la prima volta dagli Stati Uniti per vedere la tomba del padre, partito quando lei aveva solo 5 anni, caduto in guerra contro i nazifascisti e sepolto nel cimitero militare americano a sud di Firenze. Una storia commovente e profonda.

Ma quel che è capitato alcuni giorni fa è una delle vicende più incredibili.

Settimana scorsa, appunto. Al bancone scende la Mirella, cameriera di provenienza dall'altro lato dell'Adriatico e potere del gas nervino nei piedi, specialmente dopo una mattinata di pulizie camere. Lo stesso effetto che avrebbe fatto un attacco chimico iracheno se Saddam avesse veramente avuto le armi di distruzione di massa. Ma per fortuna ora siamo alla reception e lei indossa le scarpe. Porta anche un sacchetto:

-Seeeeeenti, io trooooovato queeeeeesto in caaaaamera. Io porto te che io nooooooo sa come faaaaare.....-

-Mirella, lavori con noi da ormai un paio d'anni, la procedura dovresti averla imparata: se sono documenti, soldi, gioielli od apparecchiature elettroniche, li teniamo qui perchè li mettiamo in cassaforte, se invece sono vestiti li tenete voi giù nello stanzino apposito, con la sua targhetta del giorno del ritrovamento e della camera. Poi, se il cliente ci contatta e la rivuole, ci manda il corriere -a sue spese, chiaramente- e gliela facciamo riavere. Altrimenti, cassonetto e tanti saluti-

-Maaaaaa io no sa cooooosa essere qui deeeeentro-

-Mai sentito parlare di quel vaso? Fai come la Pandora: apri e rivela l'arcano contenuto-

-Cooooome?-

-Niente, a mio marito piace scrivere assurdità. Tu apri questo sacchetto-

La cameriera apre il sacchetto, e ne estrae una specie di mouse da computer di color fucsia, con collegato un cavo. All'altra estremità, quello che pare essere un joystick da nintendo wii. In effetti semmbra proprio quello, con tanto di nunchaku e....

No, direi che non è un joystick della wii.

-Mirella, io fossi in te, andrei di corsa a lavarmi le mani. Ma non bene. Benissimo. Di più. Perchè non so dove possa essere stato quel coso, ma posso immaginarmelo-

La cameriera lì per lì non capisce, poi nota l'estremità del joystick. E le sue guancie assumono il colore di un pomodoro a piena maturazione. Ficca tutto nel sacchetto e corre in basso a lavarsi abbondantemente le mani, mentre io afferro il glassex e pulisco il bancone.

E credo che la foto dica tutto.



Baci da Sara. E non date troppa confidenza a mio marito, potrei venire lì e cavarvi gli occhi.

A meno che non paghiate bene.




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