venerdì 5 giugno 2015

Ogni tanto leggo, qui od altrove, frasi ad effetto come “La felicità è in piccole cose” oppure “L'importante nella vita è essere felici”. Roba tirata fuori da scrittori inglesi o brasiliani, o filosofi cinesi millenni fa. Carine, certo, ma poi occorre metterle in pratica. Crederci, soprattutto.
Quelli che ci riescono sono rarissimi, ma sono gli unici che contano.


Albergo dove lavora mia moglie.
Si presenta questa coppia australiana cinquantenne. Lui, anche se decisamente con l'aspetto di Mario Braga, te lo immagineresti perfetto con stivali e gilet in pelle di coccodrillo che va in giro per il bush in compagnia di Mick Dundee ed un paio di aborigeni. Invece arriva con la moglie a Firenze per la visita turistica. La sera escono con il taxi per andare a pranzo in un ristorante; perchè le compagnie tour di Firenze non organizzano solo visite della città o dei musei, ma anche cene speciali, tipo quella “rinascimentale” con i camerieri vestiti alla moda cinquecentesca; o quella con un tenore ed un soprano che cantano arie di Verdi. O, peggio ancora, cantano “O sole mio” o “Funiculì”. A Firenze. Che è come andare in Canada e sentire Sinatra che canta “New York New York”. Ma sono stranieri, non capiscono la differenza. Ormai ci s'è fatto il callo, non vale più neanche la pena di sprecarci un facepalm.
Il punto è che dopo una mezz'ora il taxi riporta indietro gli australiani. Hanno girato più volte senza incontrare il ristorante, perdendo così il pranzo. Cosa è successo?
Si presentano quindi al banco con il loro buono pasto acquistato laggiù a Sydney, ma intanto vanno a pranzo altrove, e rientreranno dopo mangiato. La banconista cercherà di scoprire l'arcano, rivelato quasi subito: l'agenzia di viaggi, laggiù nella terra dei canguri, ha completamente scavolato il civico del ristorante, costringendoli a girare a vuoto.
Purtroppo, malgrado fax e mail, certe comunicazioni sbagliate capitano. Perchè gli errori li commettono anche i lavoratori più esperti del mestiere. O perchè chi dovrebbe mostrare professionalità e capacità, si rivela spesso un dilettante allo sbaraglio. Come ne sappiamo bene noi nella penisola ed i dirigenti della costa crociere.
E purtroppo, i clienti spesso non lo accettano, e partono in quarta con l'incacchiatura a livelli esponenziali, finendo con il prendersela con chi gli capita a tiro e non c'entra nulla: nello specifico, come ci succede spesso a noi che lavoriamo in albergo, con il portiere di turno.
E quindi la Sara comunica al cliente che purtroppo non ci si può fare niente: la compagnia dei tour non vuol sentire parlare di rimborso, loro la comunicazione l'avevano fatta giusta, che il cliente se la prenda con la sua agenzia di viaggi. E la banconista si aspetta un novello Ned Kelly che parte in quarta con l'armatura a combattere il potere malvagio urlando “Bloody hell!”, come solo gli australiani sanno fare.
Ed invece no! Il tipo fa spallucce e pronuncia queste sacre ed immortali parole testè tradotte: “E che problema c'è? Sono solo soldi. Sono in vacanza: mi diverto, vedo monumenti bellissimi e nel ristorante che ci ha consigliato ho mangiato da Dio. Ci penserò quando torno a casa”
Mia moglie compie l'unico atto che un portiere può fare in questi casi: stringe la mano all'australiano.
Grande!

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