domenica 19 aprile 2026

Lisbeth Salander.

Dire che ci somigliava era un eufemismo. A parte la nazionalità -non era svedese- praticamente uguale in tutto e per tutto. Piercing su naso e sopracciglio, tatuaggi colorati che spuntano sul collo, stessa capigliatura nera corta spettinata, stesso corpo scheletrico.

Stesso sguardo incacchiato abbestia.

Mi guarda duramente modello: “uomo di mer*a, mi fai schifo tu e la tua razza, sei fortunato che tra noi c'è questo bancone, o ti avrei già praticato un dolorosissimo tatuaggio sulla pancia”.

L'unica espressione che mi viene, è la classica italiota da “com'è umana lei!”

Uno ci prova anche a sorridere, ma di solito a questi clienti l'incacchiatura aumenta esponenzialmente. Sguardo supplichevole e speriamo non si metta ad urlare. Procedo col check-in, che non faccio a tempo ad iniziare che subito mi chiede il codice del wifi. Mentre sta per salire in camera, le chiedo se vuole una piantina della città:

«Non me ne frega un ca**o!» (I don’t fu**ing care!)

E fila su per le scale, di una camera singola che sta al quinto piano, mentre io resto lì come una statua del museo Tussaud.

Stava diverse notti, non ricordo quante perchè fu alcuni anni fa. 24 ore su 24 fissa in camera. Cartellino “non disturbare” perennemente attaccato alla maniglia, off limits per tutto il tempo del soggiorno. Non so quanto avesse di roba da mangiare dentro la borsa (l'unico bagaglio), ma presumo poco. La si vedeva uscire solo la sera, e rientrava con una pizza in cartone dopo neanche un quarto d'ora. Il giorno, alle 14, chiamavamo in camera per chiederle se volesse che la cameriera la pulisse, od almeno asciugamani puliti. Risposta:

«Non me ne frega un ca**o!» (come sopra)

Dizionario Oxford, edizione “parole essenziali”

Alla partenza, la camera richiese un'ora di pulizia a fondo. Per i cartoni della pizza (con dentro i resti, in procinto di evolversi a vita superiore) sparsi sul pavimento, e le condizioni in generale, roba che si faceva prima con un lanciafiamme. Tutta la mia solidarietà alle cameriere, colleghe che, spesso e malvolentieri, vedono cose raccapriccianti. Altro che Cronache del Bancone, potrebbero aprire un blog solo sulle camere dopo il passaggio di certa clientela. E non oso immaginare in che condizioni appaiono certe camere quando, invece delle Salander, arrivano Raoul Duke ed il Dottor Gonzo.

Al check-out, la ragazza non emise un fiato di fronte ai sorrisi di noi della portineria e le domande di rito “Si è trovata bene? Ha preso qualcosa dal frigobar?”. Si limitò a passare la carta sul pos e uscire dall’albergo senza neanche prendere la ricevuta.

Ah, ho accennato alla pulizia della camera, molto laboriosa, ma il bagno era stato usato pochissimo. La doccia richiese solo una passata veloce perché c’era un velo di polvere.

Certi clienti sono così, l’essenza pura e semplice dell’eccentricità.

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