Nel tre stelle in cui ho lavorato per venti anni mi capitava di fare turni nell’ufficio, in luogo di quelli al bancone. Dovevo stare al computer a stampare le prenotazioni, rispondere alle mail, fare offerte, queste cose qui.
Sopra la postazione campeggiavano -anzi, campeggiano tuttora- una serie di
quadri, tra cui una riproduzione di un dipinto presente agli Uffizi e
rappresentante uno dei personaggi più nefasti che abbiano mai circolato per
questa città: il prete ferrarese che conquistò cuori e menti di alcuni fiorentini.
Quello del “ricordati che devi morire”. Il Savonarola.
L’ufficio è aperto, non ci sono porte che
isolano i dipendenti dalla clientela. Uscita dalla sala colazioni, una cliente
si affaccia -alla gente piace curiosare- nota il quadro e accenna a un
buongiorno.
Mi volto. La signora è un’americana sulla
sessantina, il trucco di un’attrice hollywoodiana, occhialini alla Lennon e il
tipico abbigliamento del turista made in Usa: pantaloncini e calzettoni a metà
caviglia. Il marito, che se ne rimane un po' in disparte, ha il medesimo
abbigliamento ma porta una barba che potrebbe essere uno degli ZZ Top.
«Mi scusi se la disturbo. Posso farle una
domanda?»
«Sono qui apposta, mi dica pure.»
Sorride mostrando apprezzamento per la
disponibilità del dipendente della struttura ove soggiorna. Indica il quadro.
«Chi era quell’uomo?»
«Ah, lui! Un prete, vissuto cinque secoli fa.
Predicava la penitenza e i patimenti di questa vita. Aveva molti seguaci, quel
tipo di persone che vanno in processione fustigandosi. Gli altri abitanti li
chiamavano “piagnoni” (che tradussi come “crying people”). Si chiamava
Savonarola.»
«Oooohhhh. Qui a Firenze?»
«Si, proprio qui. Immagini un gruppo di tipi
che gira per la città, si colpisce la schiena con la frusta e grida “Perdono,
Nostro Signore! Perdono!”»
«Oh, si, me li vedo! Molto cattolico!»
«Proprio così. Però a un certo punto noi
fiorentini ci stufammo di questa follia, così lo condannammo e lo bruciammo in
Piazza della Signoria.»
Il sorriso sparisce e l’espressione della
signora si fa quasi tetra, anche perché mimo il gesto delle fiamme con tanto di
suono onomatopeico. Mi verrebbe anche da fare la battuta “Ha svampato signò!”
ma lei non la capirebbe.
Il marito invece sta ridendo e si trattiene
anche parecchio. Ma la moglie è seria. Dopo un attimo di silenzio allunga la
testa e, con un certo timore, chiede:
«Ma oggi, queste cose, voi italiani non le fate
più, vero?»
Avrei dovuto avere la prontezza di spirito di
dirle che il rogo è ancora previsto nel codice penale italiano, e invece le ho
detto che a quei tempi le persone erano molto diverse da oggi, tant’è che il
personaggio è qui ricordato con una piazza e il museo di San Marco, che gli
consiglio di visitare. Ringraziano per la breve lezione di storia -nel mio piccolo
sono un magister anch’io- e uscirono per la loro visita di Firenze.
Non ricordo se poi ci andarono o meno al museo
di San Marco ma quell’espressione quasi terrorizzata mi rimase impressa. Però
mi diverto troppo a raccontare della mia città ai turisti. Bisogna impari come
si dice “i priori fanno carne” in inglese.





