giovedì 8 aprile 2021

-Gaia, questo dolce che hai fatto per la recente festività -benchè in cooperazione con "madreehh"- è bellissimo... nonchè una botta calorica di proporzioni stratosferiche. Bisogna fare una liposuzione dopo ogni fetta. Com'è composto?

-Pan di Spagna al cioccolato e cannella bagnato al succo d'arancia, crema di cioccolato con arancia e glassa di fondente.

-Credo che le Nazioni Unite, questa roba qui, l'abbia messa al bando come "arma di distruzione di massa"

-Dai, papà, è buono!

-Non usare quella parola. Noi siamo toscani, usa il termine civile: "babbo". Lo usa anche Darth Vader: "Luha, io sono i'tu babbo"

-Non credo dica così, sai?

-Fidati, ho sentito il doppiaggio originale, il "director's cut". Noi babbi siamo così: virtualmente indossiamo un casco nero, respiriamo a fatica e abbiamo il desiderio di asfissiare altri maschi usando la sola forza. Il sistema di fermare il cat calling: "Trovo insopportabile la tua mancanza di fede e il fatto che hai fischiato a mia figlia. Schiatta!"  

-Comunque, non abbiamo usato burro e siamo stati indietro di zucchero.

-Ma mentre lo assaggio, devo esprimere gioia e soddisfazione come fa la Katia Follesa nel programma sulle pasticcerie?

-No, devi fare il verso critico come Damiano Carrara. "Si sente la cannella, si sente bene l'arancia... " E poi dire "Buono, 5 stelle".

-Preferisco la Katia. E' bella, intelligente e tanto spiritosa.

-Ma Damiano è un gran figo!

-Gaia!!!

-Ehhhh, babbo, ho quasi 14 anni.

.....

-Babbo, non fare quella faccia, sono cresciut...

-NON DIRE MAI PIU' QUELLA PAROLA!

-Ma è così, sono grand...

-BAHBAHBAH, NON TI STO ASCOLTANDO! SE NON TI SENTO NON SUCCEDE!



Virus, vattene. Voglio tornare al bancone.




 

giovedì 1 aprile 2021

 Il sergente Hartmann di Novoli.

Ancora in zona arancione, decido di fare una passeggiata verso le Cascine.

In cuffia, "Ai ai ai ai where do we go now...."

Where do I go, dove sto andando? Tenendo bene la distanza da tutti quelli che incrocio e con le mie due mascherine indosso, arrivo all'Indiano e torno indietro dall'altra parte del Mugnone, passando vicino al centro ippico e poi dietro via Baracca.

Lì ci sono dei campi dello sport preferito dai maschi italici : la palla rotolante.

E mentre passeggio lì vicino, sotto al sole ormai primaverile, godendomi momenti di solitudine, gran rock in cuffia e paziente -parecchia- attesa del bonifico della cig e dell'antidoto al veleno, sento delle urla belluine provenire dai campi. Che quasi sovrasta la musica.

Vedo questo tipo, alto si e no 1 metro e mezzo e gonfio di muscoli che neanche Jason Stahtam. Lo ribattezzo, istintivamente, Mastro Lindo. Giusto per dare l'idea.

Premo il bottone per fermare la musica, e immediatamente mi arrivano, nelle orecchie, una serie di sacramentazioni che mi dicono che lì, ora, è stato definitivamente dichiarato finito il cristianesimo e aperta una nuova religione basata su un misto di satanismo, paganesimo e adorazione di Ctuhulu. E che è meglio non riportare.

"VOI DOVETE VENIRE IN ORARIO, CAPITO CA**O? DOVETE RISPETTARE L'ORARIO DI ALLENAMENTO! SE SI COMINCIA ALLE 4, VOI ALLE 3 E MEZZO SIETE QUI!! E ALLE 4 SI COMINCIA AD ALLENARSI! IVAN, MUSTAFA', CHE CA**O AVETE DA RIDERE? EH? NON C'E'UN CA**O DA RIDERE!!!"

Ivan e Mustafà, ovviamente due ragazzetti con i colori della pelle totalmente diversi, vengono ca**iati di brutto. E così tutti gli altri. In silenzio, sotto i riproveri di Mastro Lindo, i ragazzi si dispongono lungo la linea di fondo, si siedono, incrociano le gambe e alzano le mani in alto. Quando il mister ha finito di urlare prende il fischietto e al segnale i ragazzetti scattano in piedi e corrono dall'altra parte del campo.

Però, malgrado l'ira dell'allenatore, è bello tutto ciò. Cioè, non per i ragazzetti, ma per il mio ricordo. Mi riporta a quando ero io, di quell'età, a correre su e giù per il campo alla disperata ricerca di un pallone che non sapevo proprio trattare bene -non avevo ancora scoperto la mia "final destination", la vocazione a stare tra i pali- ma c'era comunque la passione dello stare in gruppo e del condividere l'amore per il gioco del calcio.

Finita la zona rossa, voglio ripassare di lì, per vedere se Ivan e Mustafà, che ormai ho ribattezzato Joker e Biancaneve, faranno ancora arrabbiare Mastro Lindo.

Forza ragazzi, non mollate. Credeteci. Sognate. Come sognavo io alla vostra età di avere un giorno il 10 di Antognoni, che compie gli anni oggi. E pazienza se sono rimasto a livello amatoriale. Avevo comunque la possibilità.

E non è poco.

sabato 27 marzo 2021

Ormai sono arrivato alla conclusione che il vero problema, in italia, non sono i politici. Non solo loro, almeno.

Il vero problema sono tutti i suoi abitanti. Gli italiani. Siamo tutti noi.

Noi, perchè è bene cominciare a usare la prima persona plurale.


a) una ragazza, in una scuola, non viene in classe per un paio di giorni. Poi manda un messaggio ai compagni: "Domani torno. Ho avuto un pò di febbre"

La domanda, degli altri ragazzi, è ovviamente logica e lampante: "Il tampone è negativo?"

Risposta da non crederci: "Non l'ho fatto, era una frescata"

Frescata? Hai i sintomi, chi ti dice che tu non abbia contratto il morbo? E torni in classe? Ma sei fuori?

Risultato logico e ovvio: nessun genitore ha mandato i suoi figli in classe il giorno dopo. 

La cosa incredibile è che la famiglia si lamentava che gli sarebbe toccato spendere 70 € per un tampone! A parte che per una cosa del genere sarebbe doveroso, se fai la richiesta al medico e si passa per la asl non costa niente! Ma vi fa così fatica sbattervi per sapere della vostra salute? 


b) in una scuola media viene la asl a fare tamponi a tutti i ragazzi.

Alcuni genitori scrivono che non lo faranno fare ai propri figli.

Io ero letteralmente allibito. E' solo un tampone! Non stiamo parlando di un salasso, o di darsi volontari per assaltare le trincee austroungariche! E' un tampone! Pagato dal ssn, cioè tutti noi. No, niente da fare. Rifiutano anche di far fare un controllo ai figli. 


c) vigile urbano in centro a Firenze.

Il vigile, nel suo giro, si trova di fronte mamma e figlia senza mascherina.

Il vigile, ormai non più sorpreso del modo di comportarsi di queste persone, invita le due donne a indossarla. Al che quella vecchia se ne viene fuori, tutta arrogante, che "Io non me la metto!"

Dopo un pò di discussioni, il vigile si fa giustamente prendere dal menefreghismo, e gli dice quel che pensa: "Signore, fate quel che vi pare, basta che non vi veda mai più. Mi sono stancato di persone come voi, che non seguono le regole"

Ovviamente il vigile usa termini decisamente più coloriti. Le  donne fanno le stizzite per la "maleducazione", anche se poi si rimettono la mascherina. Almeno quella.


Io -e il vigile- ci saremmo sinceramente stancati di queste persone ignoranti ed egoiste. Tutto ciò è il risultato di un popolo che non ha a cuore il prossimo. Perchè usare determinati strumenti, fare i doverosi controlli e sbattersi un minimo significa non tanto proteggere sè stessi, quanto proteggere gli altri. Ecco, il problema di noi -sottolineo ancora NOI- è che non ce ne importa un fico secco del prossimo. Chiunque esso sia. Pensiamo solo a noi stessi come singole persone, al nostro puro edonismo, alle nostre fisime che non vanno oltre alle mura domestiche. Al nostro piccolo orticello. 

Veramente, certe volte vorrei che l'Italia tornasse al 1348. Quando circolava la peste bubbonica, 80% di probabilità di decesso, e se le guardie de lo libero comune ti trovavano per strada non c'era la semplice multa, ma un colpo di picca. E quindi tutti zitti a obbedire. Invece oggi, che non ci sono le guardie armate a reprimere i moti di protesta, ci dobbiamo comportare come se ci fossero. Vediamo imposizioni ovunque, quando basterebbe il buon senso.

Ecco, sono giunto alla conclusione che problema di tutto non siano le regole o le autorità che le impongono. 

Il problema siamo noi italiani. Come popolo. Come persone.

Non ne stiamo uscendo per niente bene.

mercoledì 24 marzo 2021

Visto la lunga chiusura degli alberghi -m'hanno pure rimesso in giallo la Sardegna, io sognavo già di farci una stagione estiva, magari in un bel resort, pure da notturno- non mi rimane che scrivere delle mie piccole vicende familiari. 


******


E poi, una sera, passa la compagna di classe della Gaia a prendere la torta che le ha preparato per il compleanno.

Discutono di bellezza. Di ragazze. Di ragazzi. Di musica. Di tutto quel che concerne il mondo delle 13-14 enni.

Ma citano anche due nomi che Camilla conosce. E la sorella grande, ormai sulla soglia dei 16, si intromette:

-Via, dai, non mi direte mica che la ******* e la **** sono carine, eh! La prima ha un monociglio che segue tutta la circonferenza del cranio, e la seconda così tanti brufoli che potresti disegnarli come "unisci i puntini" della Settimana Enigmistica!

La guardo un pò di traverso.

-Scusa Cami, quand'è che hai imparato queste metafore colorite?

Rimane un attimo interdetta, poi se ne esce fuori con un sorrisone:

-Ho imparato dal migliore!- E mi indica.

Niente, mi frega sempre. Ragazzaccia!


*****


La Cami sta ripetendo storia.

-Costantino e Massenzio entrarono in contrasto e si diedero battaglia su ponte Milvio, dove Costantino vincerà e Massenzio morirà annegato nel Tevere e bla bla bla. 

E va avanti per un bel pò. Dimostrando di aver studiato bene, grande ragazza intelligente ??

Io devo tenere a freno la mia lingua e non interromperla, quando mi piacerebbe tanto intervenire e aggiungere tutto ciò che ho imparato sull'Imperatore a furia di ascoltare il mitico professor Barbero.

-Poi Costantino e il suo alleato Licinio si accordarono nel 313 per dare un equilibrio religioso alle due parti dell'Impero che si erano spartiti. Sono arrivata fin qui, ora proseguo.

-Beh, tanto poi Costantino uccide Licinio e si prende tutto.

-Ma babbo, basta spoilerare! Non ci sono ancora arrivata!- E ride per la battuta ben riuscita.

E mi lascia così, di sasso.

Netflix, non sei nessuno!


*****


-Babbo, guarda cosa ho qui!

Camilla, anni 15 quasi 16, si avvicina con un oggetto colmo di sacralità. Di amore profondo. Di orgoglio cittadino.

-Ohhhh, ma questo lo usavo anni e anni fa. Com'è che...

-Sono stato da nonna.

-E hai portato roba da mangiare, come sempre quando vai dalla nonna.

-E mi ha dato anche alcuni euro.

-Come fanno tutte le nonne.

-Ma poichè non avevo con me il mio borsello, e lei non voleva che li mettessi in tasca, mi ha dato questo, che usavi te da giovane.

E mi passa questo mio vecchio portafoglio. Viola. Con l'immagine di Batistuta! Bati gol. Dai tempi di quando la Curva Fiesole era una mia seconda casa. Che era rimasto sepolto in un cassetto della mia vecchia camera di quando vivevo ancora dai miei.

-Beh, giovane, non sono poi passati così tanti ann...

-Chi è costui?

E indica il portafoglio.

Un colpo al cuore.

-Ma... ma... questo è il più grande attaccante della storia del calcio, e l'avevamo noi! Ricordo partite stupende viste dal vivo! Gol a raffica, meravigliose umiliazioni inflitte a colei-che-non-deve-essere-nominata, la 'oppa Italia di' 96...

-Babbo, sono una 2005, non lo conosco.

E io rimango lì, come uno stoccafisso. Incredulo. 

Non posso credere che siano passati così tanti anni.

Voglio tornare indietro.

Sono triste.


*****


Cena con figlia 2 (altre persone non presenti in casa). Mangia furiosamente gli spaghetti che le ho preparato. Ma improvvisamente si blocca. Mi guarda, con espressione severa. 

Ed esclama:

-Vedi babbo, io nella vita potrei vincere l'Oscar. Il Nobel. Anche l'Emmy. Ma una cosa non la vincerò mai.

Mi blocco, con gli spaghetti a mezz'aria. Credo con sguardo di leggero terrore.

E lei, che non aspettava che la mia piena attenzione, quasi urla:

-L'Harper Avery!

La osservo con espressione sardonica:

-Veramente puoi.

-Babbo, è un premio inventato!

-E' vero, ma tu potresti diventare un'attrice, andare a lavorare in California (già qui gli si illuminano gli occhi), entrare nel cast di Grey's Anatomy come specializzanda arrivata dall'Italia...

-La sorella di De Luca!

-Per l'appunto, visto che c'è già il personaggio italiano. E il tuo personaggio vincerà il premio.

Alza le braccia al cielo, come una vincitrice. Io insisto

-E pensa che il premio potrebbe proprio consegnartelo Meredith Grey, pensa all'episodio: te sul palco e la Grey che ti porta il premio. 

E lei è contenta. E sogna in grande, come dovrebbero fare tutti.

Però non posso pensare a come siano cambiati i tempi. Mia figlia sogna di vincere un premio fittizio, presente in una serie tv.

Almeno ai miei tempi sognavo cose più realistiche. Tipo vincere il triplete ed esultare sotto la Fiesole, in maglia Viola.


*****


Gaia, di anni 13 quasi 14, sta studiando storia dell'arte.

La madre, che la sta risentendo, si lamenta della mancanza, sul libro scolastico, del "bacio" di Klimt. La più importante.

-Che scandalo, però. Pure il tuo babbo lo conosce. Chiediglielo-

Figlia 2 si volta verso di me, intento a riempire la lavastoviglie.

-Babbo, dimmi di Klimt-

-Ah, un grande. Top player ed ex obbiettivo-

Due tipe che mi guardano fortemente perplesse. Le donne queste cose non le capiscono, mi tocca spiegare.

-Un fuoriclasse, vi dico. Bisognava comprallo. Sai che tridente, con Ribery e Valohvic?-

E niente, mi sono arrivate addosso due ciabatte. 

Diverse.


*****


Sono in auto con Gaia.

Io, in auto, ascolto sempre Controradio. Ma quando c'è figlia 2, cambia sempre canale e mette una di quelle radio "gggiovani". Con due tizi sguaiati che se ne vengono fuori con "3 piccole cose che ti danno un pò di felicità"

Quindi mi viene spontaneo:

-Gaia, per te quali sono questi 3 momenti belli?

Ci pensa un attimo, poi comincia a contare:

-Il sushi!

-E non avevo dubbi. Poi?

-La carbonara fatta da te!

-Il che mi rende orgoglioso, ma ci sarà anche qualcosa che non sia cibo, no?

-Certo che c'è: lo sciopero!

Sono fermo al semaforo, quindi posso mettermi la mano sulla faccia. E lei rigira il coltello nella piaga:

-Così io e le mie amiche andiamo a ****eggiare al centro commerciale di Novoli!

-Non potete stare assembrate.

-Babbo, mascherina, dai! Arrivaci!

Già. Marce, arrivaci.


*****


Sono in auto con Figlia 1, anni 15 quasi 16.

-Babbo, vai, ti manca solo il cappello, per questa lentezza! Pigia il piede su quell'accelleratore! Sei leeeento, le lumache competono con Saetta McQueen, in confronto a te! Mamma si, che corre! 

-Cami, c'è una macchina a venti metri che va pianissimo. Se accellero, dopo poco mi tocca rallentare nuovamente.

-E intanto avvicinati!

-Per cosa? Lo vedi che questo davanti va lento? Ah, ecco, doveva girare. Ci mette una vita...

-Oh, questo è un ******. Muoviti, i***. Ma quanto ci metti a girare, testina di ****

-Cami! Basta con queste parolacce!

-Eddai, babbo, ora hai anche smesso di sfogarti un pò? Sfogati! Digliene anche te, due parolacce!

-Ormai sono un gentiluomo del secolo scorso. Ho riscoperto il valore delle buone maniere.

-No, ti prego!

-Potrei mettermi il monocolo.

-Basta!

-Andare a giro col bastone da passeggio.

-Non oserai!

-E farmi crescere  baffi a manubrio. Come Vittorio Emanuele. E il Kaiser o il Bismarck!

-Ma per favore! Stai bene rasato, tutto liscio, invece che questi barboni che vanno di tanto di moda! Ora pigia l'accelleratore, che alla radio c'è anche questo bel pezzo musicale, pieno di energia. Come si chiama, questa canzone?

-Song 2.

-Bella bella.

-Certo, noi del secolo scorso siamo ganzi, mica come voi milleniali sfigati.

Al semaforo rosso abbiamo cominciato a stuzzicarci con le dita. E poi darci le manatine.

Un tipo passa sulle strisce. Si blocca un attimo, ci guarda. E sono pronto a scommettere che, sotto la mascherina, rideva.

Noi viviamo così.

ps. non ci starei meravigliosamente, con i baffi a manubrio?


*****


Spero si sbrighino a iniettarci l'antidoto a questo tremendo veleno (mi piacciono i termini "veleno" e "antidoto", uno si sente in un film di 007. Se proprio si deve stare isolati, tanto vale usare un pò d'immaginazione). 

Non appena riapre l'albergo, mi faccio mettere in un turno di 80 ore continuate.


giovedì 11 marzo 2021


 E' passato un anno.

In questi primi giorni di Marzo del 2020 smontavo da un turno e andavo a casa. E ci sono rimasto finora. Ci siamo rimasti tutti noi portieri.

A dire la verità non è proprio così. Passata la prima ondata sono stato due mesi in montagna, nella casa dei miei. In un paesino a 60 km da Firenze ma così indietro nel tempo che se andassi a giro con una tuta antiradiazioni gli abitanti penserebbero che sia un alieno. Ma lassù eravamo davvero isolati. A parte occasionali viaggi verso Strada in Casentino o Poppi per andare al supermercato, il resto del tempo l'ho trascorso soprattutto a giro per la montagna. 

Confesserò una cosa: a settembre ho fatto dei turni in un altro albergo, sempre in centro, e a pochi passi da quello dove sono ufficialmente dipendente da venti anni.

Non è bello ammettere di aver lavorato a nero, ma non l'ho fatto per i soldi. La cassa integrazione è bastata a pareggiare il livello dei risparmi; non ci vuole poi molto, se uno fa attenzione alle spese, ma sono anche una persona fortunata con uscite fisse abbastanza contenute. No, il mio bisogno di lavorare era proprio la necessità di tornare ad accogliere i clienti al bancone, anche se il sorriso di circostanza non si vede a causa delle mascherine (ne indosso due). Come sempre ho trovato belle persone e delle matte non indifferenti, come due inglesi dell'età approssimativa della loro regina che chiedevano dei biscottini per il loro tè pomeridiano e volevano prenderli infilando la mano nel contenitore. E alla partenza pretesero di non pagare un supplemento da loro esplicitamente richiesto al check-in. Ma ricordo anche due ragazze giovani del centro-nord Europeo che entrarono chiedendo informazioni sulle tariffe e sul parcheggio. E in centro l'unico modo per risparmiare è andare a mettere l'auto a Scandicci e poi arrivare qui in tram. Andarono via, e pensai che non erano interessate. Invece dopo un paio d'ore tornarono tutte contente: mi spiegarono che, visto c'erano, si erano già fatte un giro in centro (con i bagagli) e poi avevano scelto me perchè ero stato l'unico portiere, degli alberghi visitati al loro arrivo a Firenze, che aveva fornito tutte le informazioni possibili sui costi dei parcheggi e la città in maniera disinteressata, anche se non erano prenotate.

Ho trovato anche bellissimi colleghi nuovi e altri con cui avevo già lavorato. E tanta, tantissima nostalgia.

Non è durato molto, visto che si è richiuso a fine Ottobre. Ma ultimamente ho ritrovato una certa voglia di darmi da fare. Esco molto, per lunghe passeggiate. Evitando il più possibile tutto e tutti, cammino per diversi chilometri. Ogni tanto vado a un parco da dove posso vedere il cupolone. Leggo molti libri e ho riscoperto il piacere di andare in biblioteca, benchè abbia, giustamente, posti limitati. E ho ripreso a creare qualcosa e partecipare a dei concorsi -letterari e di gdt- anche se, come tutti quelli precedenti, sarò rimbalzato al primo turno. Pazienza. Io ci provo lo stesso.

Non si molla di un millimetro.

domenica 14 febbraio 2021

 Il libro delle facce mi ricorda questa storia, di un febbraio di tanti anni fa, e che ripropongo riveduta e corretta. Tanto siamo sempre bloccati tutti quanti e in fremente attesa dell'antidoto.


Dobbiamo ammetterlo: le donne hanno una marcia in più.

Sono più sveglie, capaci, calcolatrici; noi maschi non possiamo farcela. La nostra mente è annebbiata, incapace di ragionare, risucchiata nel lato oscuro; nel buio incatenati, bramosi di tesssssoro, cediamo alle più bieche tentazioni.

Si, potete vederci un doppio senso.

Anzi, dovete.

Cinese. Giovane, vestito curato, elegante.

Uno di quelli che ce l'ha fatta, che è arrivato; partito dal Celeste Impero ha usufruito delle opportunità occidentali ed è diventato qualcuno. E la trovo una bella cosa, sia chiaro.

Si ferma davanti al bancone.

Mi guarda.

Io: “Buongiorno” e mostro, come sempre e a tutti, il mio miglior sorriso.

E' sorpreso. Non se l'aspetta. Non è abituato agli italiani sorridenti, non li ha mai visti, pensa che siano come gli unicorni: creature di fantasia. Per lui gli italiani hanno l'aspetto feroce e rancoroso dei pratesi di casa libbra (o se preferite, casa sterlina) alla vista di un cinese, la stessa dei soldati giapponesi che entrarono a Nanchino: odio profondo ansioso di massacro.

Poi si riprende. E' in un albergo, e ha davanti a sé un portiere, il cui scopo è vendere camere a chiunque non sia vestito come uno straccione e sborsi il soldo. E lì torna sicuro di sé: ha il vestito elegante, e soprattutto il soldo. Ma prima la domanda topica:

“C'è camela?”

Crdetemi, io non voglio assolutamente alimentare il mito del cinese che parla con la l al posto della r, ma è quel che ha detto, quel che mi ha chiesto. “C'è camela?”. 

Ma è ovvio che c'è, sono qui apposta. Sparo il prezzo, un buon prezzo. Perchè è una domenica di Febbraio, e non siamo al completo, purtroppo. Abbiamo molte camere libere, e sono già preparato sulle tariffe da applicare a chi passa a domandare al bancone. Anche per un "day user". Uno che non dormirà, ma userà la camera per qualche ora pomeridiana. A uno scopo ben preciso.

Ecco, si rilassa, quasi appare un sorriso: ha trovato il posto giusto. Estrae dalle tasche un rotolo di banconote e le piazza sul bancone, assieme al documento d'identità (il permesso di soggiorno), poi esce e fa un cenno all'esterno. Come immaginavo entra lei.

Carina, giovane. Non vestita proprio curata, anzi. Ma è sorridente. Entra e dice buongiorno. Timida fino all'inverosimile.

Io, ovviamente, contraccambio il saluto. Poi aspetto.

Mi guardano.

Io attendo.

Lui guarda il denaro e il documento, poi alza gli occhi verso di me. Il messaggio, neanche tanto sublimilane, è chiaro e lampante: “Tu, onolevole poltiere, plendele soldi e documento e dale noi chiave di camela per day usel”.

Non posso che rispondere in un solo modo:

“Ho bisogno di avere anche il documento della signorina”.

Immaginate Jackie Chan che fa la faccetta stupita quando gli capita un fatto inaspettato:

L'onorevole portiere italiano seguo la legge pidessiquamente: no document, no party.

Lei: “Pelmesso di soggiolno” ed indica il documento di lui.

Io: “Mi serve il documento di entrambi”

Lei: “Io no documento”

Jackie Chan lascia il posto all'occhio della madre. 

La disperazione.

Lei non ha il documento.

E lì nostro maschio day user, come tutti i maschi ovunque nel pianeta, di fronte alla terribile prospettiva di andare in bianco, si fa prendere dal panico e dall'irrazionalità.

“Ma io finile plesto, andale via subito”

E' qui che si vede come le donne siano meglio di noi uomini.

Perchè una donna a queste frasi, ci arriva. Lo capisce che non è il caso di dirle. Che non bisogna far prendere il sopravvento agli impulsi sessuali.

E quando ho riferito questa episodio ad altre ragazze, tutte loro si sono messe a ridere e hanno esclamato: “Se devi far presto, tu ci vai con un'altra!”

La ragazza cinese però non scoppia a ridere. Anzi, s'incacchia parecchio. Agguanta le banconote e il documento e gliele sbatte addosso, urlandogli in cinese (non lo parlo, ma si intuiva) quello per cui altre ragazze hanno riso.

Però seriamente. Molto seriamente. 

Lui replica, alzando la voce. Mi trovo davanti un'altra scena da Jackie Chan, lui che litiga con la protagonista femminile, con un volume di decibel appena un pelo sotto a quello di un airbus in fase di decollo. 

Ma per fortuna escono. Chiacchierano a voce alta fuori dal portone, poi lui la abbraccia. Lei lo respinge per un po', poi ricambia l'abbraccio. Pace fatta. Se ne vanno.

Spero che tornino, domenica prossima, con entrambi i documenti.

Ma soprattutto spero che lui abbia imparato la lezione. Anche perchè, da uomo, un pomeriggio in bianco non lo auguro a nessuno.

domenica 17 gennaio 2021

 Un'altra storia di quando si poteva lavorare. Di quando il turismo era tutto, di questa città. E di noi portieri.

La ditta fornì, a noi dipendenti, la divisa da lavoro. Per essere belli, eleganti, curati e fregarsene che lo si noti, come direbbe Marlowe. In venti anni posso affermare di aver avuto buona cura di questi dispositivi. Certo, giacche e pantaloni si sono un pò lisi, col tempo, ma ancora più che validi. 

Una cosa smisi di usare, di quello avuto dai capi: le cravatte. Perchè sono di colore rosso-oro. E non potevo non approfittare di questa combinazione di colori.

Mi comprai la mia personale cravatta rosso-oro, e la indossavo sempre, al bancone. Faceva una grandissima figura. E la notavano in tanti. Ne avrei dozzine, di storie sulla cravatta. 

Ne racconto 3:


a) 3 ragazze russe con l'espressione di Putin quando qualcuno gli fa una domanda non gradita, e quel qualcuno sa che è bene non bere tè, per un pò.

Volevano una camera con 3 letti separati, cosa che non potevo proprio dargli perchè in turno di notte e avevano prenotato una camera tripla appena una quarto d'ora prima. Le uniche due disponibili erano entrambe con letto matrimoniale + letto singolo. Scendono sbraitando che è uno scandalo e se non gli dò ciò che chiedono se ne vanno. In questi casi è inutile fare polemiche: preferisco fargli cancellare gratuitamente la prenotazione purchè se ne vadano, se non che una di loro nota la cravatta e sottovoce, ma sento chiaramente, dice alle amiche: "Gryffindor". E magicamente -è proprio il caso di dire- cambiano espressione. Sei occhi azzurri che si illuminano, stavo poco maschiamente per svenire. Ma riesco a restare abbastanza lucido da provare a giocare le mie carte:

-Sono davvero spiacente, ma non posso proprio accontentarvi. Ho due camere triple libere, e nessuna ha 3 letti separati. Posso farvi vedere l'altra. E' la migliore, con un bagno nuovo.

Vanno su, vedono questa altra camera, cambiano e tornano a portarmi la chiave di quella precedente. E sorridono. E guardano la cravatta. Come ipnotizzate. Sembra che non gli importi più di avere una camera diversa da quella desiderata. Camera bellissima, certo, ma mi piace pensare che sia stato tutto merito della cravatta. Che volessero solo fare polemica ma poi si siano lasciate convincere a lasciar perdere perchè il portiere è anche lui appassionato di Harry Potter.


b) Signora inglese sessantenne con figlio trentenne. 

Io già a vent'anni non volevo andare in vacanza con i miei, figuriamoci solo con mia madre, ma il mondo è vario; o avariato, a seconda dei punti di vista.

Lei è sorridente e gioviale, lui ha l'espressione di un brexiter duro e puro: sempre incacchiato. Brutti e cattivi europei, vi isoliamo! Vedremo come ve la caverete, senza di noi!

Ma poi osserva la mia cravatta. 

Mi squadra, con occhio perfido. Sardonico, ma quasi di odio. Lo noto, e sono alquanto interdetto. Cala un momento di silenzio nella hall.

Poi punta il pollice verso sè stesso.

"Slytherin"

Rido. Non posso non essere colpito dalla sua espressione, perfetta per un Serpeverde. Però mi dà il cinque (era un periodo che si poteva). E la madre che mi squadra come un alieno, probabilmente sono la prima persona in anni a cui il figlio dà una certa confidenza.

Ma anche con quest'espressione di solidarietà tra lettori del maghetto, mantiene lo sguardo da Piton.

ps. Hogwarts è in Scozia. Prendete questo, brexiters!


c) Ragazzino italiano iperattivo. Scende le scale e viene al banco a chiedere una piantina, come gli hanno chiesto di fare i genitori. Ma vede la cravatta. Resta un paio di secondi in silenzio con la bocca aperta. Lì per lì non capisco, poi lui prorompe in un urlo:

-Grifondoro!

-Eh, si, piace anche a me, anche se poi il cappello parlante mi mise in I^ B.

-Dove l'hai comprata?

-Ah, eh... Stratagemma, un negozio di giochi qui a Firen...

-Dov'è? Dov'è?

Così, sulla piantina, gli indico l'indirizzo del negozio (Via dei Servi, nda. Ci ho speso un patrimonio in giochi, in questi decenni). E il ragazzo si fa portare dai genitori al negozio -ma comunque dopo la visita agli Uffizi- e lui entra entusiasta urlando "il negozio dove il portiere ha comprato la cravatta di Grifondoro!"

Credo che i genitori mi abbiano odiato. Ma se avevano un ragazzino così curioso e, soprattutto, appassionato lettore, sono sicuro che erano più che contenti di comprargli gadget di Harry Potter. Come ho fatto io per le mie figlie. E me stesso.

Perchè se proprio uno deve lavorare, tanto vale farlo con stile.