venerdì 14 agosto 2026

Io l’eclissi me la sono persa, ma non ne faccio un cruccio. Ci sono tante cose belle, su questo pianeta di classe M, da vedere e fare.

In compenso i miei genitori, da cui ho trascorso qualche giorno di riposo -a parte un’escursione di 20 km fin sulla cima del Pratomagno- mi hanno raccontato delle loro esperienze con l’eclissi totale del 15 Febbraio 1961.

Per mia madre Marcella -si, mi chiamo come mia madre- fu abbastanza semplice: era nel collegio di Pratovecchio (AR. Che è la provincia, non è l’esclamazione di un pirata, quella è AARHH!) e le suore informarono le giovani dell’evento, fornendo gli appositi vetrini oscurati, Così lei e le compagne di collegio poterono osservare la corona solare attorno al disco della Luna.

Per mio padre Isidoro -si, mio padre ha il nome italiano di un gatto dei fumetti- le cose andarono in maniera ben diversa.

Da poco maggiorenne, lui e altri giovanotti casentinesi si erano spostati a sud, nella Maremma, per uno dei mestieri più difficili e pericolosi del tempo: il pinottolaio.

Prima dell’avvento di macchinari appositi come i cestelli elevatori, il modo di far cadere le pine era di arrampicarsi sugli alberi. Questi giovani ragazzi si legavano una fune spessa alla vita e all’albero, quindi salivano su per il tronco; una volta arrivati bene in alto, tramite una pertica che tenevano legati alla vita, colpivano le pine che quindi cadevano e potevano essere raccolte per estrarne i buonissimi pinoli.

Un lavoro rischiosissimo dove si poteva perdere la presa con la corda e cadere giù da un’altezza che non lasciava scampo. Anche alcuni amici di Isidoro ci hanno rimesso la pelle.

Ora, dovete capire che nel 1961 le notizie non viaggiavano come allora. Le poche tv venivano accese soprattutto per il Carosello e quei giovani operai, quando capitava che arrivasse il loro quotidiano preferito, l’Unità, leggevano soprattutto le cattiverie sul governo Fanfani e la speranza di trovare il segnale dato da Palmiro: “Compagni… via!” e quelli partivano a fare la rivolta proletaria. Insomma, dell’evento spaziale non ne sapevano niente.

Così quella mattina del 15 Febbraio Isidoro e altri ragazzotti salgono sulle piante e iniziano a colpire le pine per farle cadere sennonché, dopo poco, si ritrovano al buio! Immaginatevi di trovarvi in cima a una pianta a sei-sette metri d’altezza e di colpo il sole sparisce. Va da sé che questi vanno anche un po' nel panico. Per almeno cinque minuti rimangono lì fermi a chiamarli tra loro «Oh! Ma icchè succede?» «Ma so dimorto io!» e trattandosi di toscanacci di una certa fede politica e quindi senzaDio, potete immaginarvi quali altri termini abbiano utilizzato, cercate di capirli.

Finalmente la Luna prosegue nella sua orbita e si leva da davanti al disco solare, facendo tornare la luce. Poi la voce si sparge: «C’è stata l’eclissi!» e passata l’emozione e i brividi, si riprende il lavoro.

Un po' di nostalgia verso quei tempi, dobbiamo ammettere di provarla. Oggi gli studi astronomici permettono di sapere con largo anticipo quando tali eventi si verificano e dove e ci sono persone che viaggiano apposta per essere proprio lì dove avviene. Ma provate a immaginare di viverlo senza sapere che sta per succedere; che di punto in bianco accade e provare lo spaesamento e la paura.

Non è la stessa cosa e Isidoro ve lo può confermare. Come diciamo da queste parti: Maremma M…

"E forse pecco di arroganza

Ma spero che Barbero parlerà di noi" (cit.)

domenica 9 agosto 2026

Ecco il bischero 😑

Come ogni estate il mostriciattolo -che sul libretto porta il nome di Ray- viene portato a casa dei miei. E lui felice si rilassa tra le piante, caga nell'orto e mi segue ovunque 😑

L'altro giorno vado su in montagna, torno, parcheggio e apro la portiera per scendere e prendere la sporta con le bottiglie riempite alla fonte.

Non mi accorgo che il bestio era salito dentro.

Dopo un'ora ci siamo messi a cercarlo -la notte lo chiudiamo in casa perché possono esserci i lupi a giro- fino a che non ci accorgiamo che era nella vettura. 😑

Per fortuna quassù fa abbastanza fresco, ma comunque è un bischero di prima grandezza.

I gatti sono la cosa più inutile di questo pianeta di classe M 😑



sabato 8 agosto 2026

Cose che ho visto in una giornata da turista:

-La Verna: per un non credente come me -con l’aggravante di parenti che sono stati iscritti per decenni al PCI- fa strano provare emozione nel camminare in luoghi sacri alla chiesa cattolica. Sarà per una certa ammirazione verso quel tipo d’Assisi che decise di aiutare tutti i poveri, senza distinzioni di genere, età, etnia. Oggi ci farebbero un video dove viene mangiato dai leoni dentro al Colosseo.

-Una ragazzetta, aggregata a un gruppo di pellegrini, con indosso una t-shirt con la scritta “Ozzy Osbourne”. Chissà se lei e i genitori hanno compreso la dissonanza -e l’ironia- di tal maglietta in quel luogo.

-Un discreto numero di suore e frati di ogni etnia, tratto somatico e colore della pelle. Mi piacerebbe che i sovranisti italici proponessero di remigrarli, magari è la volta che Papa Leone li scomunica, finalmente.

-Caprese Michelangelo: al momento dell’ingresso alla biglietteria del museo dedicato al grande artista, un gatto mi si avvicina e si stende a terra iniziando a fare le fusa. Io mi domando: ma com’è possibile che proprio io, che odio i gatti con tutte le mie forze, venga preso in simpatia da ogni quattrozampe peloso? Non riesco a spiegarmelo.

-Il museo è piccolino ma c’è il video che spiega l’amministrazione fiorentina del posto, comandavamo già sei secoli addietro.

In una sala ci sono le copie in gesso delle sue più grandi opere, tra cui la testa del David. Fa impressione vedere quanto sia grande, non ci si rende conto delle dimensioni della testa a vedere l’originale all’Accademia. Comunque, col David s’è fatto una chiacchierata e constatato che quest’anno s’è preso dei bei giocatori, ci si dovrebbe salvare senza patire troppo. Sempre Forza Viola.

-Mentre tornavo ho trovato il cartello di un bellissimo museo, che però era chiuso: Ecomuseo del contrabbando e della polvere da sparo. Sarebbe stato significativo sapere cosa contrabbandavano in questa zona e perché produrre la polvere da sparo. Ma qui tra queste vallate dell’aretino siamo sempre stati un po' briganti.

-Non posso non fare pubblicità a questa che dev’essere una grande artista. Sono sicuro che è bravissima nel suonare lo strumento che tiene in mano -mi rifiuto di credere che sia un doppio senso-

Io m’immagino le coppiette anziane che ballano una Polka o una Mazurka con i maschi che non riescono a staccare gli occhi dalla bella Simona e le consorti arrabbiate che li riprendono. E magari volano pure due schiaffi. Peccato che il 15 sarò già tornato dalle ferie, altrimenti ci andavo.

E anche per questa vacanza i’curturale  non è mancato.



























giovedì 16 luglio 2026

 In occasione della loro sconfitta nella semifinale dei mondiali, elenco le cose che mi piacciono degli inglesi:

 - I Rolling Stones, i Who, i Jethro Tull, i Queen, i Blur, gli Oasis, i Rootjoose e tutto il brit pop;

- il loro accento, così differente dall'inglese sguaiato delle ex colonie;

- i Remainers;

- l'Hard left del partito laburista;

- l'Imperial War Museum e la Belfast ancorata sul Tamigi;

- Sheakspeare, Conan Doyle, H.G. Wells, George Orwell, B.H. Liddell Hart, A.J.P. Taylor, e Douglas Adams;

- il loro umorismo;

- i pittori preraffaelliti;

- Gli autobus rossi a due piani;

- Harry Potter;

- I "Bobbies" che sorridevano quando chiedevo spiegazioni per strada a Londra;

- Peter Sellers, Michael Caine, Colin Firth, Kenneth Branagh, Hellen Mirren, Emma Thompson ed Helena Bonham Carter;

- Il museo di storia naturale;

- Mary Quant e l'invenzione della minigonna, che ha definitivamente messo in crisi i nostri mononeuroni maschili;

- "Mind the gap";

- La passione per i treni;

- Notthing Hill (il quartiere);

- La vittoria del Leicester City Football Club in Premier League;

- Cats;

- Ken Loach.

- Il Gran Tour, la loro passione per i viaggi e l'amore per la Toscana.

Oggi niente cattiverie.

Oggi solo cose belle.

domenica 12 luglio 2026

Sono le due del mattino e sento urlare per strada.

Dato che poco fa è appena terminata una partita del mondiale, mi aspetto che siano cittadini di quella nazione extracomunitaria che ha vinto l’incontro.

Inglesi.

Poiché sono un maledetto curiosone, vado ad aprire e mi affaccio: sono in tre, avranno sui trenta: due ragazzoni con il classico bicchierone di liquido giallastro e una ragazza pel di carota e viso rubicondo che urla la gioia di vedere finalmente la sua nazionale in semifinale, cosa che non capita molto frequentemente -anche se è meglio non dica niente, visti i risultati della nostra nazionale-. La ragazza si volge anche verso di me e urla la sua felicità: «Abbiamo vinto! Avanti Inghilterra!» (We won! Come on England!)

Io non posso che sorridere e alzare il pollice. In quel momento, nella piazzetta, c’è una coppietta giovane seduta su degli scalini. Il ragazzo si stende, palesemente strafatto. Uno degli inglesi mi si avvicina:

«Secondo me quei due sono americani.»

Io rido, ma poi saluto e richiudo, scandalizzato dalle crocs rosa con calzini a pois indossate dalla ragazza.

Questi extracomunitari non conoscono la decenza dell’abbigliamento.

sabato 11 luglio 2026

Salve. Questo è un annuncio rivolto soprattutto ai fiorentini e dintorni.

Cosa fa il portiere di notte quando è in ferie? Gioca.

Venerdì 31, sabato 1 e domenica 2 Agosto c’è FirenzeGioca e come ogni anno sarò presente come volontario. In realtà venerdì avrò il turno di notte quindi sarò presente solo il pomeriggio, ma gli altri due giorni sarò presente sempre, fino a notte fonda.

FirenzeGioca è l’evento dedicato al gioco della nostra città, siete tutti invitati. Giocare è gratis, basta presentarsi e giocare. Se non conoscete il gioco ci siamo noi volontari a spiegarlo -e a volte anche giocare con voi-

Anche quest’anno l’evento si svolgerà al Lumen, in via del Guarlone. Si può mangiare e bere, ampio parcheggio e persino la navetta.

Per chi abita da queste parti e non è in vacanza, vi aspetto 😊

#FirenzeGioca #lumen #lumenfirenze #GDT #GDR #LudotecaFirenze #FirenzeGioca2026



venerdì 3 luglio 2026

Un’altra piccola vicenda su cui, sono sicuro, qualche critica mi verrà mossa. Ne accetto le conseguenze, ma è un altro piccolo caso che può succedere in questo lavoro. O forse no, talmente è stata strana la vicenda.

Sono le 3, rientra in albergo un tipo di una trentina d’anni, educato e sorridente, che mostra anche la tessera della camera per provare che è effettivamente alloggiato qui -non tutti lo fanno e devo chiedere di mostrarla ricevendo espressioni scocciate- e sale su. Ma non passano cinque minuti che mi chiama dalla stanza:

«Buonasera. Avete il servizio notturno, vero?»

«Certo, 24 ore su 24. Abbiamo: lasagne, selezione di formaggi e salumi, toast…»

«Avete anche il salmone?»

«Certo signore. Salmone affumicato con burro, limone e pane toscano.» (non gli dico che il pane toscano è senza sale per colpa dei pisani che nel medioevo chiusero lo stretto di Hormuz della regione, cioè il loro porto, costringendo gli altri toscani a farlo così; non credo comprenderebbe.)

«Bene, mi porti una porzione di quello. Quanto tempo ci vuole?»

«Dieci-quindici minuti.»

«Benissimo, aspetto.»

Riattacco, chiamo il collega venuto giù dai monti -non quelli del Tirolo come in una vecchia canzoncina pubblicitaria, ma dai Carpazi- e mi avvio verso la cucina per preparare il vassoio. Il suddito di Vlad Tepes arriva a impiattare i prodotti mentre io stilo il cedolino che gli farà firmare per l’addebito. Lui prende il tutto e sale verso la camera a portare l’alimento al cliente. Torno al bancone.

Sennonché, dopo neanche un paio di minuti, il collega della nazione balcanica mi chiama col cellulare:

«Marcellino, asculta, io davanti porta e bussa ma questo no apre.»

A quel punto gli dico di aspettare che lo chiamo io, perciò afferro l’altro telefono del bancone e compongo il numero della camera.

Solo che non risponde.

Io insisto diverse volte, ma niente.

Ovviamente non posso lasciare che il collega rimanga lì impalato davanti a una porta che non si apre perciò, tra le sue imprecazioni bucarestiane, gli dico di tornare giù. Lui va in cucina e mette le cibarie in frigo.

A quel punto ci domandiamo perché non risponda. Mi viene da pensare che si sia messo sotto la doccia e, con molta calma, chiami per dirci quando vuole il mangiare richiesto. E invece niente.

«Magari lui addormentato.»

«Ma hai bussato alla porta e io ho chiamato sul telefono. Come poteva non sentire?»

Mi viene il profondo timore che si sia sentito male. Un malore forte e improvviso che lo ha colto in pochi secondi, tanto da non riuscire neanche ad andare al telefono e chiamare per chiedere soccorso. E se stesse rantolando sul pavimento della camera?

Di fronte a questa tremenda possibilità, bisognerebbe entrare in camera col pass. Però una forte remora, se invece stesse benissimo? Un’intrusione non la prenderebbe certo bene, ma se stesse davvero male? Magari avremmo ancora la possibilità di salvargli la vita. Come comportarsi? Ecco, e qui mi si potrebbe muovere la critica, io e il collega ne abbiamo parlato e deciso di ignorare, di lasciar perdere.

Ho passato il resto della nottata col dubbio, a scervellarmi, a temere veramente il peggio.

Al cambio turno ho riferito ai colleghi, i quali hanno concordato che era meglio non disturbare perché magari si era veramente addormentato. Ma comunque un certo timore m’è rimasto.

Com’è andata a finire? Che per fortuna non gli era successo niente. La mattina si è presentato alle colazioni come se niente fosse. Nessuno dei colleghi, né a quel reparto né al mio del ricevimento, gli ha accennato la cosa. Hanno solo addebitato il costo del pasto non consumato sulla camera, perché comunque era stato preparato dietro sua richiesta. Non solo ma è partito, due notti dopo, proprio con me, alle 3 del mattino. Pagando camera, tassa di soggiorno e il pasto non consumato con una carta di credito così lucente che devono averne solo una percentuale ristretta di persone, in questo quadrante stellare.

Io non gli ho chiesto niente, mi sono limitato a dirgli quanto doveva pagare. Ma non ci credo che si sia addormentato, e comunque, anche fosse, avrebbe sentito bene sia il bussare che il telefono. Secondo me lui ha cambiato idea, non voleva più mangiare ma si vergognava a cancellare la comanda, perciò ha fatto come certi animali quando sentono un pericolo: si fingono morti.

Perciò, alla fine, m’è rimasto il dispiacere per lo spreco di cibo.

Me lo avesse detto, ce lo saremmo mangiato io e il collega, quel salmone.