Io l’eclissi me la sono persa, ma non ne faccio un cruccio. Ci sono tante cose belle, su questo pianeta di classe M, da vedere e fare.
In compenso i miei
genitori, da cui ho trascorso qualche giorno di riposo -a parte un’escursione
di 20 km fin sulla cima del Pratomagno- mi hanno raccontato delle loro
esperienze con l’eclissi totale del 15 Febbraio 1961.
Per mia madre Marcella
-si, mi chiamo come mia madre- fu abbastanza semplice: era nel collegio di
Pratovecchio (AR. Che è la provincia, non è l’esclamazione di un pirata, quella
è AARHH!) e le suore informarono le giovani dell’evento, fornendo gli appositi
vetrini oscurati, Così lei e le compagne di collegio poterono osservare la
corona solare attorno al disco della Luna.
Per mio padre Isidoro
-si, mio padre ha il nome italiano di un gatto dei fumetti- le cose andarono in
maniera ben diversa.
Da poco maggiorenne,
lui e altri giovanotti casentinesi si erano spostati a sud, nella Maremma, per
uno dei mestieri più difficili e pericolosi del tempo: il pinottolaio.
Prima dell’avvento di
macchinari appositi come i cestelli elevatori, il modo di far cadere le pine era
di arrampicarsi sugli alberi. Questi giovani ragazzi si legavano una fune
spessa alla vita e all’albero, quindi salivano su per il tronco; una volta
arrivati bene in alto, tramite una pertica che tenevano legati alla vita, colpivano
le pine che quindi cadevano e potevano essere raccolte per estrarne i
buonissimi pinoli.
Un lavoro rischiosissimo
dove si poteva perdere la presa con la corda e cadere giù da un’altezza che non
lasciava scampo. Anche alcuni amici di Isidoro ci hanno rimesso la pelle.
Ora, dovete capire che
nel 1961 le notizie non viaggiavano come allora. Le poche tv venivano accese
soprattutto per il Carosello e quei giovani operai, quando capitava che
arrivasse il loro quotidiano preferito, l’Unità, leggevano soprattutto le
cattiverie sul governo Fanfani e la speranza di trovare il segnale dato da
Palmiro: “Compagni… via!” e quelli partivano a fare la rivolta proletaria.
Insomma, dell’evento spaziale non ne sapevano niente.
Così quella mattina del
15 Febbraio Isidoro e altri ragazzotti salgono sulle piante e iniziano a colpire
le pine per farle cadere sennonché, dopo poco, si ritrovano al buio! Immaginatevi
di trovarvi in cima a una pianta a sei-sette metri d’altezza e di colpo il sole
sparisce. Va da sé che questi vanno anche un po' nel panico. Per almeno cinque
minuti rimangono lì fermi a chiamarli tra loro «Oh! Ma icchè succede?» «Ma
so dimorto io!» e
trattandosi di toscanacci di una certa fede politica e quindi senzaDio, potete
immaginarvi quali altri termini abbiano utilizzato, cercate di capirli.
Finalmente la Luna prosegue
nella sua orbita e si leva da davanti al disco solare, facendo tornare la luce.
Poi la voce si sparge: «C’è
stata l’eclissi!» e
passata l’emozione e i brividi, si riprende il lavoro.
Un po' di nostalgia
verso quei tempi, dobbiamo ammettere di provarla. Oggi gli studi astronomici
permettono di sapere con largo anticipo quando tali eventi si verificano e dove
e ci sono persone che viaggiano apposta per essere proprio lì dove avviene. Ma
provate a immaginare di viverlo senza sapere che sta per succedere; che di
punto in bianco accade e provare lo spaesamento e la paura.
Non è la stessa cosa e Isidoro ve lo può confermare. Come diciamo da queste parti: Maremma M…
"E forse pecco di arroganza
Ma spero che Barbero parlerà di noi" (cit.)











