venerdì 6 febbraio 2026

Una telefonata “strana”.

Sono le 2.30 e ho quasi terminato il grosso del lavoro notturno. Restano solo da stampare un po' di prenotazioni e poi rilassamento: un tè e magari buttare giù qualcosa.

Invece arriva la chiamata da una camera: due coniugi di mezza età, rientrati pochi minuti prima, che sono preda della fame chimica e chiedono snack. Dove lavoro adesso abbiamo il room service attivo 24 ore su 24, non posso esimermi. Gli propongo due toast. Accettano.

Chiamo quindi il collega mentre io intanto predispongo tutto: rapido lavaggio delle mani -a toccare cose, al ricevimento, ho tra le dita un ricettacolo di batteri che neanche il laboratorio del dottor Pasteur- farcisco il pane e allestisco il vassoio.

Solo che in quel momento arriva una chiamata.

Mollo tutto e via di corsa al ricevimento, sperando che non siano i clienti che hanno cambiato idea -ma comunque i toast, ormai che sono in cottura, me li papperò io-

Invece è una chiamata esterna, peraltro uno 002, quindi da un paese africano. Rispondo con la solita formula di presentazione del bravo portiere d’albergo. Dall’altra parte mi risponde un inglese terrificante.

Gli chiedo se posso fare qualcosa per lui, magari è il segretario del presidente del paese, credo uno dei pochissimi africani che possano viaggiare per turismo o rappresentanza, in Italia poi pure se si è criminali di guerra ricercati dal tribunale dell’Aia.

Invece mi dice che cerca amici. Lui si chiama Johnathan e adesso siamo amici.

Ma purtroppo non posso stargli dietro, quindi devo dirgli che sono a lavorare perché ha chiamato un albergo e devo riattaccare. È piuttosto deluso ma saluta cordialmente.

Mentre io e il collega finiamo di impiattare, mi spiace un po'. Johnathan deve sentirsi molto solo, per chiamare un numero fisso alle 1.30 del mattino (nel suo paese seguono Greenwich). Poi penso anche che magari è molto bravo col pallone. Potevo portarlo al Viola Park, gli facevano il provino, lo prendevano e a suon di gol ci portava alla salvezza. Magari poi lo rivendevo al City -giammai lo United- e avviavo una grande carriera di procuratore.

Ho buttato via un monte di soldi per fare due toast. Sarò poho bischero?

sabato 24 gennaio 2026

Sono quelle cose odiose che perpetrano i clienti degli alberghi. A volte penso lo facciano per pura cattiveria, per malvagità.

A mezzanotte e mezza mi chiamano da una camera.

Una voce femminile mi riferisce, in inglese, che loro hanno prenotato un tour particolare: la caccia al tartufo. I clienti vengono portati, con una vettura, nella campagna e lì andare, con un allevatore e i cani, a vedere come funziona la ricerca dei gustosi tuberi; quindi, un paio d’ore dopo, si spostano in una villa della zona per poterli gustare in appetitose pietanze.

La signora mi riferisce che sono molto stanche e non se la sentono di farlo.

Rimango abbastanza basito. In realtà non è la prima volta che mi capita, lavorando in albergo da quasi trent’anni. I clienti prenotano ma poi cambiano idea. Sempre al momento meno opportuno.

Dico alla signora che dovrò riferire al collega della mattina, poi riattacco.

Purtroppo sono eventi che capitano. E sono vere e proprie mancanze di rispetto. Coloro che effettuano il tour si sono organizzati con materiale e mezzi di trasporto, e probabilmente hanno anche detto di no ad altri potenziali clienti perché i posti sono già occupati. Ma poi capitano questi turisti che cambiano idea nottetempo e cancellano, scombinando i programmi di gente che lavora.

Una vera irritazione.

 

venerdì 2 gennaio 2026

Il vincitore dell'ultima domanda dell'anno è l'argentino che alle 23.45 scende tutto elegante quanto trafelato per chiedermi una piazza dove c'è musica e il conto alla rovescia per l'ultimo. Ti sei mosso per tempo, eh?! L'ho mandato in Santa Croce. Dubito sia arrivato fino a metà di Borgo de' Greci. Tanto valeva che facevi il conto alla rovescia con gli altri clienti dell'albergo e noi dipendenti in turno.


Vincitore della prima domanda dell'anno, alle 00.20, è un saudita con moglie, meno di trent'anni, elegantissimi, l'elite straricca, che si lamentano che l'aria condizionata non funziona! 

APRI LA CA**O DI FINESTRA!

(Perché non posso dirglielo? Perché?)

sabato 20 dicembre 2025

Voglio fare gli auguri di buon anno.

Li voglio fare a tutti quelli che, come il sottoscritto, lavorano in albergo, nelle strutture ricettive. I grandi alberghi, i B&B, i motel.

Auguri alle cameriere, che svolgono un lavoro duro, pesante, faticoso. Con camere ridotte a immondezzai da gente che l’avrà pure pagata, ma perché imbrattarla o riempirla di spazzatura o lordare ovunque? E queste colleghe che si danno da fare a igienizzare bagni e rifare letti per finire il turno distrutte dalla stanchezza con paghe veramente misere (che poi, da dove viene questa cosa per cui solo le donne rifanno le camere? Anche noi maschietti siamo capaci)

Auguri a facchini e manutentori, che devono pulire le zone comuni e buttare chili di spazzatura, oltre che effettuare le piccole riparazioni, imbiancature, tutte quelle piccole attenzioni necessarie.

Auguri al personale di sala. Quelli delle colazioni, che si alzano molto presto per fare apertura e poi devono continuamente rifornire il buffet per soddisfare uno sciame di cavallette. Clienti che afferrano chili di roba poi lasciata, dopo un singolo morso, nel piatto; cibo sprecato solo perché si può prendere liberamente. Auguri a quelli del ristorante, per gli alberghi che lo hanno. E quindi anche ai cuochi, aiuto-cuochi, lavapiatti e inservienti vari. Che oltre a preparare pietanze devono anche fare attenzione all’igiene e alla pulizia della cucina.

Auguri al personale del ricevimento, che fanno capo a tutto l’albergo e devono gestire prenotazioni, contare incassi e a volte accogliendo clienti che spesso fanno richieste strambe o lamentele gratuite, con atteggiamento musone e ostico.

Auguri a capo ricevimento e direttori, che devono coordinare tutti i reparti. Stabilire orari, venire incontro alle richieste di ferie o le malattie del personale oltre a coprire turni, se necessario. E magari dare un po' di soddisfazione, se qualcuno fa bene il proprio dovere.

Auguri a caldaie, macchine dell’aria condizionata, ascensori, frigoriferi, macchine del caffè. Si, faccio gli auguri ai macchinari. Perché gli vogliamo bene e non sia mai che non se la prendano a male. Sono aggeggi permalosi, capaci di guastarsi il sabato alle 19, in un periodo di ponte. Non lo fate, ve ne prego. Funzionate sempre.

Ma soprattutto auguri ai miei colleghi pipistrelli, i notturni. Quelli come me che, essendo ora in un posto con il ristorante, brinderò con i colleghi, ma non posso dimenticare che per vent’anni ho lavorato in una struttura dove il notturno è solo. L’unico dipendente della ditta, l’unico responsabile in turno. Che neanche fa troppo caso al tempo che scorre e si accorge della mezzanotte solo quando i botti all’esterno aumentano d’intensità.

Che si possano sempre trovare clienti simpatici e sorridenti. Quelli per cui vale la pena di fare questo lavoro.

Oltre al vile denaro, naturalmente.

venerdì 12 dicembre 2025

I protagonisti di questa vicenda sono:

-Homer Simpson, americano, grassoccio, abbigliato come l’ultimo dei disperati, cinquant’anni trascinati dietro come Sisifo col suo masso;

-Duca Conte, vip italiano molto conosciuto, porta la sua età con la leggerezza di un ventenne, elegantissimo;

-marce portiere, banconista notturno in regolamentare divisa da lavoro nonché età chiara e lampante nonostante la magrezza e la rasatura.

Notte 1: Homer rientra nottetempo ondeggiando da una parte all’altra della hall come una nave manovrata da un capitano della C**** Crociere. Parla un inglese incomprensibile, tant’è che all’inizio il portiere si convince sia australiano. Chiede un’altra chiave perché la sua non la trova più. Il portiere gli prepara un’altra tessera e gliela consegna. Lui sale le scale rischiando pericolosamente una rovinosa caduta. Il portiere si consola sapendo che lui partirà la mattina.

Notte 2: il Duca Conte rientra dopo mezzanotte con i suoi amici, tutti vestiti in frac a seguito della serata mondana. Rimane sorpreso dal vedere le luci spente del bar e chiede al portiere se possono comunque avere qualcosa. Il portiere sa che il servizio deve essere garantito 24 ore su 24, quindi dà risposta positiva con l’avvertenza che non può mettersi a fare cocktail. Il gruppo si rilassa con bibite e salatini, chiacchierando amabilmente. Il portiere torna al bancone lieto di aver svolto il suo lavoro.

In quel momento entra Homer Simpson. Ed è strafatto esattamente come la notte precedente.

Il portiere rimane alquanto sorpreso perché sa che non è più alloggiato da noi, ma in quel momento è anche alle prese con una telefonata -la classica chiamata di riconferma prenotazione da parte di un call center asiatico con un operatore che parla un inglese profondamente approssimativo- e gli fa cenno di aspettare.

Ma quello non aspetta e si dirige verso il bar. Una delle persone che è assieme al Duca Conte si è messo a suonare il pianoforte -si, nella hall c’è questo strumento- Homer Simpson va lì e comincia a cantare!

Terminata la telefonata, il portiere si avvicina. L’americano si sta facendo le foto con il Duca Conte e i suoi amici che ridono di questo yankee pazzerello. Ovviamente l’imbriacone non ha la più pallida idea di chi sia il Duca Conte: è solo affascinato dai frac. Poi si avvicina al portiere e gli chiede da bere, ma gli viene negato perché “No, hai bevuto anche troppo, se stai male è una mia responsabilità”. L’americano esplode in una risata e abbraccia il portiere -questa cosa degli abbracci potrebbe anche aver termine- mentre il Duca Conte dice che “Bravo, mi piace come glielo hai detto”.

Il portiere riesce a trascinare Homer lontano dal cliente vip e i suoi amici. Lo riporta al bancone e gli spiega che non è più alloggiato da noi. Quello strabuzza gli occhi e chiede dove “f*uk” sia a dormire, ma il portiere può solo allargare le braccia e dirgli che non lo sa. Barcollando l’americano esce e telefona alla moglie, che deve veramente avere un alto grado di sopportazione. Dopo un’oretta Duca Conte e i suoi amici salutano il portiere e vanno a dormire.

Il portiere pensa che i vip italici siano meglio degli americani medi.

sabato 6 dicembre 2025

Stavolta non so neanche da dove cominciare.

Ore 4.00 del mattino. Sono nel retro ad archiviare fogli vari, quando sento il “ding” della campanella che metto, tutte le notti, sul bancone.

Smollo i fogli e accorro. Una signora indiana di aspetto giovanile, bassina ma dai lineamenti dolci e e aggraziati, si scusa per il disturbo -a cui ovviamente rispondo che non disturba affatto, è il mio lavoro- ma è preoccupata perché il figlio, 23enne, era uscito dopo cena e sembrerebbe non ancora rientrato in albergo.

Mi chiede quindi la chiave della camera dove dormono i due figli, per essere sicura che sia rientrato a dormire nel suo letto, accanto alla sorella. Gli preparo dunque la chiave elettronica. La signora sale con una fiammella di speranza dentro di sé, e un po' anche io.

Ma il ragazzo, in camera, non c’è. Lei scende nella hall ed esce. Vuole andare a cercarlo, con il suo telefono può vedere dove si trovava il ragazzo una mezz’ora fa, prima che il cellulare si scaricasse. Un quarto d’ora a piedi, nei pressi di Ponte Santa Trinita. Preoccupata come tutte le madri di questo quadrante stellare.

Il marito, e padre del giovane, non è affatto spaventato. Esce anche lui ma solo per fumare. Con una faccetta che potrebbe passare come l’Alvaro Vitali indiano, ride e dice “Ha 23 anni, è grande!” “Noi viviamo a Singapore che è molto più grande di Firenze” “Ai nostri tempi non c’erano i cellulari ma siamo sopravvissuti” “Le donne si preoccupano sempre”.

Io ridevo un po' di circostanza, ma mi sembravano frasi un po' banali e anche ingiuste. In fondo tuo figlio è in una città sconosciuta e di cui non parla la lingua. Ma comunque non posso fare molto. Rientro in albergo.

Dopo una mezz’ora vedo, in mezzo alla piazza, l’ometto indiano con un ragazzo giovane. Apro e, sorridendo, saluto questo ragazzo che si è ricongiunto con la famiglia -anche se la madre deve ancora tornare, avvertita via telefono dal marito-

Ma c’è qualcosa che non va, che sul momento non capisco.

Ci sono anche tre nostri concittadini, ragazzi dell’età del giovane, che discutono con il padre. Non riesco a capire cosa si stiano dicendo ma pare una discussione animata. Si avvicinano verso l’ingresso dell’albergo e solo a quel punto capisco che parlano di denaro, che il padre del ragazzo dice che gli darà. Penso, molto convintamente, che voglia dargli un piccolo premio per aver riportato il figlio all’ovile familiare.

Invece, quando sono davanti a me, viene fuori la realtà: il ragazzo, disperato per essersi perso nel centro di Firenze e col cellulare scarico, aveva chiesto aiuto a questi tre promettendogli denaro. E questi ora lo pretendono. Io sono esterrefatto.

Mi trovo coinvolto nella discussione perché i tre non parlano inglese e quindi devo fare da interprete. Il padre gli lascerà dei soldi domani perché ora, nottetempo, non li ha con sé e non vuole andare a fare prelievi. E questi matti si arrabbiano perché “non ci fidiamo, non ci lascia niente e suo figlio ce li aveva promessi!”

Mi viene assolutamente spontaneo dirgli che, in fondo, hanno fatto una buona azione e aiutato una persona in difficoltà -il giovane indiano appare molto provato, tiene gli occhi bassi e singhiozza sommessamente- ma uno dei tre s’incacchia ancora di più urlando che “ma a me che ca**o me ne frega delle buona azioni, io voglio i soldi!”

A quel punto, per evitare di mandarli dove meritavano, ho cercato di chiudere la discussione affinché i miei clienti potessero tornare in camera. I tre stron*etti -avrei altri termini per definirli ma non voglio essere troppo volgare- se ne vanno lanciando improperi. Una volta richiuso la porta dico all’Alvaro Vitali indiano che non deve dargli un centesimo perché non è affatto giusto. Lui mi ringrazia sentitamente stringendomi la mano e distruggendomi il metacarpo.

Di lì a poco torna anche la signora che si mette le mani sulla bocca e inizia a piangere, mentre il figlio gli si para davanti con la testa china. Il marito mi spara un’altra delle sue battute un po' sprezzanti sulle donne troppo sentimentali, ma sono assolutamente convinto che fosse contento di aver ritrovato il ragazzo sano e salvo.
Voglio convincermi che il 99% di chi vive in questa penisola avrebbe aiutato il giovane indiano a ritrovare l’albergo dove era alloggiato senza chiedere niente in cambio, tanto meno soldi, semplicemente perché è giusto così. Ma purtroppo qui ci vivono anche quelle persone. Quell’1% che pensa solo a sé stesso.

E a me fanno davvero fastidio.