Lisbeth Salander.
Dire che
ci somigliava era un eufemismo. A parte la nazionalità -non era svedese- praticamente uguale in tutto e per tutto. Piercing su naso e sopracciglio,
tatuaggi colorati che spuntano sul collo, stessa capigliatura nera corta
spettinata, stesso corpo scheletrico.
Stesso
sguardo incacchiato abbestia.
Mi guarda
duramente modello: “uomo di mer*a, mi fai schifo tu e la tua razza, sei
fortunato che tra noi c'è questo bancone, o ti avrei già praticato un
dolorosissimo tatuaggio sulla pancia”.
L'unica
espressione che mi viene, è la classica italiota da “com'è umana lei!”
Uno ci
prova anche a sorridere, ma di solito a questi clienti l'incacchiatura aumenta
esponenzialmente. Sguardo supplichevole e speriamo non si metta ad urlare. Procedo
col check-in, che non faccio a tempo ad iniziare che subito mi chiede il codice
del wifi. Mentre sta per salire in camera, le chiedo se vuole una piantina
della città:
«Non me
ne frega un ca**o!» (I
don’t fu**ing care!)
E fila su
per le scale, di una camera singola che sta al quinto piano, mentre io resto lì
come una statua del museo Tussaud.
Stava
diverse notti, non ricordo quante perchè fu alcuni anni fa. 24 ore su 24 fissa
in camera. Cartellino “non disturbare” perennemente attaccato alla maniglia,
off limits per tutto il tempo del soggiorno. Non so quanto avesse di roba da
mangiare dentro la borsa (l'unico bagaglio), ma presumo poco. La si vedeva
uscire solo la sera, e rientrava con una pizza in cartone dopo neanche un
quarto d'ora. Il giorno, alle 14, chiamavamo in camera per chiederle se volesse
che la cameriera la pulisse, od almeno asciugamani puliti. Risposta:
«Non me
ne frega un ca**o!» (come sopra)
Dizionario
Oxford, edizione “parole essenziali”
Alla
partenza, la camera richiese un'ora di pulizia a fondo. Per i cartoni della
pizza (con dentro i resti, in procinto di evolversi a vita superiore) sparsi
sul pavimento, e le condizioni in generale, roba che si faceva prima con un
lanciafiamme. Tutta la mia solidarietà alle cameriere, colleghe che, spesso e
malvolentieri, vedono cose raccapriccianti. Altro che Cronache del Bancone,
potrebbero aprire un blog solo sulle camere dopo il passaggio di certa
clientela. E non oso immaginare in che condizioni appaiono certe camere quando,
invece delle Salander, arrivano Raoul Duke ed il Dottor Gonzo.
Al
check-out, la ragazza non emise un fiato di fronte ai sorrisi di noi della
portineria e le domande di rito “Si è trovata bene? Ha preso qualcosa dal
frigobar?”. Si limitò a passare la carta sul pos e uscire dall’albergo senza
neanche prendere la ricevuta.
Ah, ho
accennato alla pulizia della camera, molto laboriosa, ma il bagno era stato
usato pochissimo. La doccia richiese solo una passata veloce perché c’era un velo
di polvere.
Certi
clienti sono così, l’essenza pura e semplice dell’eccentricità.




