sabato 7 novembre 2026

Questa è una delle altre storie.

Ogni tanto mi permetto di passeggiare. Non quanto vorrei: manca il tempo e anche un po' di voglia, essendo un tipo essenzialmente pigro, però quando esco dalla mia apatia riesco a farmi delle discrete camminate.

Questa però è stata una passeggiata molto breve, appena dieci minuti.

Una delle strade che percorro da sempre è la provinciale 70, che va da Montemignaio fino a Strada in Casentino. Proprio dopo il primo paese, superato un ponte sul torrente Pistiano, la strada procede lungo il costone roccioso. Ma una volta non era così, non c’era la strada semplicemente perché non esistevano la dinamite e i mezzi pesanti necessari per scavare lo spazio alla striscia d’asfalto.

Una volta, e parlo di più di un secolo fa, si andava lungo una “mulattiera”, in certi punti anche piuttosto ripida. Così, parcheggiata la macchina sul lato della strada, sono sceso per il sentiero fino al torrente. Perché lì, per attraversare questo rivolo d’acqua, c’è un ponte romanico molto bello e affascinante che attraversa il Pistiano poco prima che questo si getti nel torrente Scheggia -a sua volta affluente del Solano che poi dona le sue acque all’Arno-

Non so se il ponte è lo stesso di 8 secoli fa, probabilmente sarà stato ristrutturato. La mulattiera invece no, una volta doveva essere più larga. Abbastanza da farci passare una lunga colonna di fanti, cavalli e qualche carro con le salmerie. Perché nei primi di Giugno del 1289, su quel ponte e quel sentiero, ci passò l’esercito di Firenze. Risalì su fino al villaggio di Cetica, che i fiorentini avrebbero distrutto forse perché in quel lontano anno gli abitanti del paese non coltivavano ancora la patata rossa e quindi erano sostanzialmente persone inutili -ma alcuni lo sono ancora oggi- per poi ridiscendere fino a una famosa piana dove si sarebbero scontrati coi ghibellini d’Arezzo: la battaglia di Campaldino.

Così me ne sono rimasto un quarto d’ora a immaginarmi quei fanti e cavalieri della città del Giglio attraversare il ponte per andare a fare la guerra. Chissà se l’Alighieri -a quei tempi giovane feditore- avrà pensato: ah, che bel luogo ameno, quasi quasi mi siedo su questa roccia sotto al ponte e mi rilasso, invece di andare a scannare gli aretini. Invece gli toccò di marciare e zitto, e seduto sulla roccia ci sono stato io.

E rispetto a quei miei lontani concittadini sono decisamente più fortunato: per arrivare a Campaldino ci metto un paio d’ore di macchina e non dovendo fare la guerra ad Arezzo non ho bisogno di portarmi lancia e scudo.

Anche se effettivamente, con alcuni degli abitanti di questi luoghi, potrebbe essere utile averli con sé.



sabato 24 ottobre 2026

Sto programmando questo post nottetempo, in attesa che partano alcuni clienti. Apparirà alle 9 del mattino, quando starò dormendo, ma ci tenevo a scriverlo.

Alle 15 infatti è prevista una manifestazione e dire che in città serpeggia il panico è poco. Un po' come in quel film: niente panico. E poi, subito dopo: ok, panico!

Al ricevimento hanno preparato dei cartelli per avvertire i clienti che il servizio taxi, nel pomeriggio, potrebbe avere interruzioni a causa della manifestazione e di “eventuali disordini” e i clienti vengono a chiedere ulteriori informazioni. Padre e figlio americani, persone eleganti e distinte, si avvicinano al bancone quando sono in turno:

«Da dove parte la manifestazione?»

«Da piazza della Signoria, qui vicino, poi si dirige verso il Duomo e quindi alla stazione dei treni.»

Il padre, che dall’età deve aver fatto anche lui qualche manifestazione, tipo quelle contro Giorgio III d’Inghilterra a Boston, mi dice che hanno la visita al Duomo per le 15.45 ed è preoccupato che potrebbe essere annullata perché “l’hanno già pagata”. Una di quelle cose a cui proprio non so dare una risposta ma che i clienti si aspettano da un portiere d’albergo perché teniamo la sfera di cristallo sotto al bancone e abbiamo seguito le lezioni di Sibilla Cooman.

Allargo le braccia: «Non è possibile saperlo. Magari non succede niente, ma potrebbero anche esserci… un po' di scontri con le forze dell’ordine.»

Il figlio, un uomo maturo più o meno della mia età, dice che ha visto alcuni negozi mettere pannelli di legno sulle vetrine -le povere vetrine!- e io ribatto che si, può succedere. Ma il padre torna alla carica con un’affermazione che è un vero e proprio assist:

«Comunque dentro al Duomo dovremmo essere al sicuro.»

Ho proprio preso la palla al balzo:

«Guardi, a Firenze, in passato, abbiamo attaccato anche le chiese!»

Strabuzzano gli occhi al che, non pago, insisto:

«È successo otto secoli fa, ma noi di Firenze siamo ancora così.»

Sempre più preoccupati, i due salutano e si dirigono verso l’ascensore. Peccato, perché ero già lanciato in una lezione di storia nel mio inglese maccheronico.

Oggi alle 15 ho un’attività di volontariato, ma l’idea di trovarmi in piazza con parecchia gente e dare l’assalto alle case del popolo grasso non mi dispiaceva.

Con torcia, forcone e sanpietrini.

sabato 17 ottobre 2026

Uno dei motivi per cui ho scelto questo turno è che riesco sempre a ritagliare un po' di tempo per me: leggere, scrivere qualcosa, fare una ricerca in rete, ogni tanto una partita su BGA. Sono alcuni dei vantaggi del notturno alberghiero, oltre lo stare al coperto e relativamente al sicuro, a differenza di chi deve lavorare nei cantieri, sulla strada o nei pronto soccorso. Rispetto a chi svolge questi mestieri io sono un privilegiato.

Ogni tanto però capitano turni estenuanti:

-telefonate continue dalle camere: la tv non fa, l’aria condizionata non funziona (perché vuoi i 18° in Ottobre? Perché gli alberi ti fanno così schifo? Voti la lista “asfalto che ride”?), carta igienica perché gli altri rotoli sono già in valigia, il codice wifi perché non lo trovano più -lo diamo all’arrivo e tutti, immancabilmente, lo perdono-;

-il room service: voglio una caprese, voglio un toast, voglio le lasagne. Io e il collega -il facchino, un africano grande quanto Mr T e la timidezza di una liceale- prepariamo e impiattiamo, poi lui porta su in camera, io addebito;

-l’arrivo di due signore distinte da un paese mediorientale, presumibilmente nate quando il territorio era ancora Impero Ottomano e che pongono domande in continuazione, senza darmi il tempo di rispondere con calma, e che devo aiutarle anche ad aprire la porta della camera perché non comprendono come funzioni la tessera;

-una discreta quantità di conti da ricontrollare, addebitare e far uscire con diverse partenze, tra cui una coppia che aveva chiesto due cestini colazione e che ho completamente dimenticato di dargli. È la cosa più fastidiosa: 8 ore di turno quasi ininterrotto -una pausa di 20 minuti per un caffè e il paragrafo di un libro- facendo attenzione a fare tutto in maniera corretta. Ma poi ti rimane quell’errore e la consapevolezza di aver deluso dei clienti; è una sensazione terribile, una macchia che ci si porta dietro e ogni cosa positiva sparisce.

-ridiamoci su: il cliente spagnolo che, nel marasma delle telefonate e del cibo da preparare, mi chiede se possiamo chiamargli un taxi la mattina alle 8. Rispondo che si, lo facciamo senza problema, avendo l’applicazione sul pc del bancone. Al che l’iberico dice che avrebbe riferito alla moglie.

Lì mi sono dovuto trattenere forte, perché ha usato il termine della sua lingua: “mi’ esposa”. E a me vengono sempre in mente le parole del messicano in quel celebre western spaghetti. 

Sono un nerd senza speranza.

sabato 10 ottobre 2026

Io capisco che ci siano leggi e regolamenti, sono importanti anche se poi non li rispettiamo -soprattutto noi italiani- ma a volte ho come l’impressione che ci complichino un po' troppo la vita.

Una bella signora americana si presenta al bancone perché vuole andare agli Uffizi -l’ora è troppo tarda affinché noi del ricevimento si possa chiamare l’ufficio prenotazioni- Mi chiede se è fattibile andare là e attendere in coda. Le rispondo che sì, è possibile. Basta armarsi di pazienza perché può essere una fila non indifferente -e col caldo dello scorso agosto-

Mi mostra, sul suo cellulare, la possibilità di prenotare ma ad un costo non indifferente. Le dico che è sul sito di un’agenzia che applica le proprie tariffe. Per avere quelle vere giuste occorre andare sulla pagina ufficiale degli Uffizi, che non è mai mostrata per prima, sui motori di ricerca. A quel punto appaiono le disponibilità. Sceglie l’ora e va avanti, ma scopre che occorre creare un account. Inizia la registrazione, con la difficoltà a trovare una password adeguata -una lettera maiuscola, un numero, un carattere speciale- riuscendo finalmente a venirne a capo.

Solo che poi la pagina chiede una serie infinita di informazioni personali. La signora si arrabbia e rinuncia: andrà a piedi e aspetterà in coda. Io posso solo allargare le braccia sconsolato e scusarmi per la farraginosa burocrazia italiana -o forse, in questo caso, solo internettiana-. Lei ringrazia comunque per il supporto e torna in camera.

Non so, probabilmente è anche giusto inserire queste informazioni, ma sembra veramente tutto così complicato….

sabato 19 settembre 2026

 Una cliente americana si avvicina al bancone con aspetto timoroso.

Sfodero il mio miglior sorriso e la invito a porre la sua domanda. Lei, tranquillizzata dalla mia piena disponibilità, prende sicurezza e inizia a parlare:

«Domani abbiamo un tour della Toscana. Il punto di ritrovo è porta Romana, ma se io faccio una ricerca mi appaiono le immagini della porta di una cinta muraria.»

Sorrido e spiego alla signora che la parola italiana “porta” si può usare sia per la porta classica “door” che per “gate” che in inglese definisce le porte delle mura antiche che circondavano le città europee. Il ritrovo per il tour in realtà è in Piazza della Calza, quella interna alle mura; almeno quel tratto rimasto dopo la distruzione apportata dal Poggi nel 1880 -sigh-

Stabilito quindi il punto esatto di ritrovo apro l’applicazione di una delle compagnie di taxi ed effettuo la prenotazione per una macchina che, la mattina dopo, porti la signora e il marito nella piazzetta. Questi, il classico americano grande e grosso e che se ne era rimasto in disparte, prende anche lui sicurezza e si avvicina.

«Ma la porta è aperta, vero?»

Se mi alzi la palla io schiaccio che Myram Sylla scansati proprio!

«Certo. Noi fiorentini la chiudiamo solo quando arrivano eserciti nemici da sud.»

La coppia ride. Il marito, non pago, chiede:

«E quando è successo l’ultima volta? Quando arrivò il nostro esercito durante la guerra?»

«Oh no, è stato 500 anni fa: esercito spagnolo con mercenari tedeschi.»

«Ah, speriamo non arrivino domani, altrimenti non andiamo in tour e l’abbiamo già pagato.»

Grasse risate da parte di tutti e tre, poi loro si allontanano riflettendo a voce alta che al tempo di quell’evento gli Stati Uniti non esistevano ancora.

Però mi diverto troppo a raccontare ai turisti queste piccole storie. Anche se ho glissato sul fatto che Firenze si arrese al malvagio Carlo V, alla fine di quell’assedio.

Cattivi spagnoli, ci vorrebbero ancora i marines e…

Ah, no. Visto chi comanda attualmente, teniamoci i lanzichenecchi.

sabato 5 settembre 2026

Un esempio di come, in rete, occorre stare ben attenti a ogni piccolo particolare.

Una bella coppia sulla cinquantina rientra in albergo. Ogni notte che rientrano si fermano a chiacchierare e mi chiedono perché abbia scelto questa tipologia di turno, ma mi limito a dire che mi piace leggere e la notte riesco sempre a ritagliarmi un po' di tempo; il che è anche vero, ho sempre un qualche libro con me, nello zainetto; glisso solo sul fatto che ogni tanto scrivo o provo a inventare giochi da tavolo che non funzionano, ma non capita spesso che dei clienti mi chiedano di questa mia scelta di vita. Ma pongono domande un po' a tutto il personale; insomma, sono davvero carini e stanno simpatici a tutti.

Quindi, al loro rientro, li saluto col mio miglior sorriso -lo faccio con tutti, ma con loro c’è un gusto particolare- e gli chiedo subito com’è andata la serata, perché sapevo che si erano recati al concerto di un noto tenore che vive qui in Toscana.

E invece, con espressione molto delusa, mi riferiscono che hanno perso il concerto perché i biglietti che avevano erano fraudolenti. Li avevano acquistati su un portale finto, ma se ne sono accorti solo nel momento in cui si sono presentati all’evento, quando il lettore elettronico degli addetti all’ingresso non ha riconosciuto il codice QR di questi finti biglietti.

Superfluo dire che ci sono rimasto di sasso, mi è spiaciuto tantissimo. La signora ha comunque cercato un lato positivo: ci sono cose ben peggiori, nella vita, e questa sua affermazione mi ha fatto molta tenerezza. Vera, ma comunque bisogna cercare di sopprimere, quanto possibile, la cocente delusione.

Mentre loro salivano mesti in camera, ho pensato che certi sfortunati eventi possano capitare a tutti. Basta solo farsi prendere dall’emozione alla prospettiva di assistere a un concerto che piace, o comprare un oggetto molto desiderato, per finire fregati da loschi figuri senza scrupoli.

Bisogna fare mille attenzioni perché può succedere. A ognuno di noi.

sabato 29 agosto 2026

Una delle cattiverie più ricorrenti sul social è quella sul calcio femminile. Che le ragazze non sono all’altezza dei maschi. Ora, a prescindere da questa argomentazione, due cose:

1-     1-Se si prendessero 11 di voi cinquantenni criticoni e vi mettessero in campo contro di loro, vi riempirebbero di gol. Vi farebbero un mazzo tanto. Perché a parlare dal divano son bravi tutti, ma mettetevi alla prova e vediamo quanto siete veramente all’altezza. Spoiler: non lo siete. Avete una pancia che fa provincia e il fiatone anche quando portate fuori il cane.

2-      2-Se si dovesse usare come metodo di misura solo le cose migliori, nel calcio si dovrebbe guardare esclusivamente i mondiali o la champions league, invece parecchia gente segue molte serie “minori”, anche i dilettanti. Dovreste vedere le sfide tra lo Stia e il Pratovecchio, a confronto Roma e Lazio sono gemellati -Paolo, perdonami- Perché lo sport dal vivo è tutta un’altra cosa, che non in tv. E pazienza se si vedono svarioni di ogni tipo: si è lì, a due passi dall’azione, e conta quello.

Forte di questa mia passione e con un pomeriggio libero, mi sveglio dopo la dormita giornaliera, mi scarico in endovena mezzo litro di caffè, nutro le bestiacce che circolano nell’appartamento (i gatti), e parto per andare a vedere la Fiorentina Femminile. Così ho potuto ammirare il nuovo stadio del Viola Park e le maglie del passato, appese in apposite teche nel bar sotto la tribuna. Poi la partita, che è sempre un’esperienza da fare, per qualsiasi sport, anche se giocare alla 18 col sole addosso non è piacevole, per gli spettatori. Ma non importa, ho visto una bella partita, con begli schemi e grandi giocate.

Beh, le grandi giocate, a dirla tutta, le hanno fatte le avversarie, solide e ben messe in campo. All’86° una splendida azione corale ha portato al 2-1 per loro. M’è venuto spontaneo alzarmi e applaudire per poi dirigermi a casa. Andrà meglio la prossima volta. E poi il Sassuolo ha una bella combinazione cromatica.

Tanti auguri, Fiorentina. 100 di questi giorni. E magari vinciamone qualcuna, ogni tanto.