venerdì 14 agosto 2026

Io l’eclissi me la sono persa, ma non ne faccio un cruccio. Ci sono tante cose belle, su questo pianeta di classe M, da vedere e fare.

In compenso i miei genitori, da cui ho trascorso qualche giorno di riposo -a parte un’escursione di 20 km fin sulla cima del Pratomagno- mi hanno raccontato delle loro esperienze con l’eclissi totale del 15 Febbraio 1961.

Per mia madre Marcella -si, mi chiamo come mia madre- fu abbastanza semplice: era nel collegio di Pratovecchio (AR. Che è la provincia, non è l’esclamazione di un pirata, quella è AARHH!) e le suore informarono le giovani dell’evento, fornendo gli appositi vetrini oscurati, Così lei e le compagne di collegio poterono osservare la corona solare attorno al disco della Luna.

Per mio padre Isidoro -si, mio padre ha il nome italiano di un gatto dei fumetti- le cose andarono in maniera ben diversa.

Da poco maggiorenne, lui e altri giovanotti casentinesi si erano spostati a sud, nella Maremma, per uno dei mestieri più difficili e pericolosi del tempo: il pinottolaio.

Prima dell’avvento di macchinari appositi come i cestelli elevatori, il modo di far cadere le pine era di arrampicarsi sugli alberi. Questi giovani ragazzi si legavano una fune spessa alla vita e all’albero, quindi salivano su per il tronco; una volta arrivati bene in alto, tramite una pertica che tenevano legati alla vita, colpivano le pine che quindi cadevano e potevano essere raccolte per estrarne i buonissimi pinoli.

Un lavoro rischiosissimo dove si poteva perdere la presa con la corda e cadere giù da un’altezza che non lasciava scampo. Anche alcuni amici di Isidoro ci hanno rimesso la pelle.

Ora, dovete capire che nel 1961 le notizie non viaggiavano come allora. Le poche tv venivano accese soprattutto per il Carosello e quei giovani operai, quando capitava che arrivasse il loro quotidiano preferito, l’Unità, leggevano soprattutto le cattiverie sul governo Fanfani e la speranza di trovare il segnale dato da Palmiro: “Compagni… via!” e quelli partivano a fare la rivolta proletaria. Insomma, dell’evento spaziale non ne sapevano niente.

Così quella mattina del 15 Febbraio Isidoro e altri ragazzotti salgono sulle piante e iniziano a colpire le pine per farle cadere sennonché, dopo poco, si ritrovano al buio! Immaginatevi di trovarvi in cima a una pianta a sei-sette metri d’altezza e di colpo il sole sparisce. Va da sé che questi vanno anche un po' nel panico. Per almeno cinque minuti rimangono lì fermi a chiamarli tra loro «Oh! Ma icchè succede?» «Ma so dimorto io!» e trattandosi di toscanacci di una certa fede politica e quindi senzaDio, potete immaginarvi quali altri termini abbiano utilizzato, cercate di capirli.

Finalmente la Luna prosegue nella sua orbita e si leva da davanti al disco solare, facendo tornare la luce. Poi la voce si sparge: «C’è stata l’eclissi!» e passata l’emozione e i brividi, si riprende il lavoro.

Un po' di nostalgia verso quei tempi, dobbiamo ammettere di provarla. Oggi gli studi astronomici permettono di sapere con largo anticipo quando tali eventi si verificano e dove e ci sono persone che viaggiano apposta per essere proprio lì dove avviene. Ma provate a immaginare di viverlo senza sapere che sta per succedere; che di punto in bianco accade e provare lo spaesamento e la paura.

Non è la stessa cosa e Isidoro ve lo può confermare. Come diciamo da queste parti: Maremma M…

"E forse pecco di arroganza

Ma spero che Barbero parlerà di noi" (cit.)

domenica 9 agosto 2026

Ecco il bischero 😑

Come ogni estate il mostriciattolo -che sul libretto porta il nome di Ray- viene portato a casa dei miei. E lui felice si rilassa tra le piante, caga nell'orto e mi segue ovunque 😑

L'altro giorno vado su in montagna, torno, parcheggio e apro la portiera per scendere e prendere la sporta con le bottiglie riempite alla fonte.

Non mi accorgo che il bestio era salito dentro.

Dopo un'ora ci siamo messi a cercarlo -la notte lo chiudiamo in casa perché possono esserci i lupi a giro- fino a che non ci accorgiamo che era nella vettura. 😑

Per fortuna quassù fa abbastanza fresco, ma comunque è un bischero di prima grandezza.

I gatti sono la cosa più inutile di questo pianeta di classe M 😑



sabato 8 agosto 2026

Cose che ho visto in una giornata da turista:

-La Verna: per un non credente come me -con l’aggravante di parenti che sono stati iscritti per decenni al PCI- fa strano provare emozione nel camminare in luoghi sacri alla chiesa cattolica. Sarà per una certa ammirazione verso quel tipo d’Assisi che decise di aiutare tutti i poveri, senza distinzioni di genere, età, etnia. Oggi ci farebbero un video dove viene mangiato dai leoni dentro al Colosseo.

-Una ragazzetta, aggregata a un gruppo di pellegrini, con indosso una t-shirt con la scritta “Ozzy Osbourne”. Chissà se lei e i genitori hanno compreso la dissonanza -e l’ironia- di tal maglietta in quel luogo.

-Un discreto numero di suore e frati di ogni etnia, tratto somatico e colore della pelle. Mi piacerebbe che i sovranisti italici proponessero di remigrarli, magari è la volta che Papa Leone li scomunica, finalmente.

-Caprese Michelangelo: al momento dell’ingresso alla biglietteria del museo dedicato al grande artista, un gatto mi si avvicina e si stende a terra iniziando a fare le fusa. Io mi domando: ma com’è possibile che proprio io, che odio i gatti con tutte le mie forze, venga preso in simpatia da ogni quattrozampe peloso? Non riesco a spiegarmelo.

-Il museo è piccolino ma c’è il video che spiega l’amministrazione fiorentina del posto, comandavamo già sei secoli addietro.

In una sala ci sono le copie in gesso delle sue più grandi opere, tra cui la testa del David. Fa impressione vedere quanto sia grande, non ci si rende conto delle dimensioni della testa a vedere l’originale all’Accademia. Comunque, col David s’è fatto una chiacchierata e constatato che quest’anno s’è preso dei bei giocatori, ci si dovrebbe salvare senza patire troppo. Sempre Forza Viola.

-Mentre tornavo ho trovato il cartello di un bellissimo museo, che però era chiuso: Ecomuseo del contrabbando e della polvere da sparo. Sarebbe stato significativo sapere cosa contrabbandavano in questa zona e perché produrre la polvere da sparo. Ma qui tra queste vallate dell’aretino siamo sempre stati un po' briganti.

-Non posso non fare pubblicità a questa che dev’essere una grande artista. Sono sicuro che è bravissima nel suonare lo strumento che tiene in mano -mi rifiuto di credere che sia un doppio senso-

Io m’immagino le coppiette anziane che ballano una Polka o una Mazurka con i maschi che non riescono a staccare gli occhi dalla bella Simona e le consorti arrabbiate che li riprendono. E magari volano pure due schiaffi. Peccato che il 15 sarò già tornato dalle ferie, altrimenti ci andavo.

E anche per questa vacanza i’curturale  non è mancato.



























giovedì 16 luglio 2026

 In occasione della loro sconfitta nella semifinale dei mondiali, elenco le cose che mi piacciono degli inglesi:

 - I Rolling Stones, i Who, i Jethro Tull, i Queen, i Blur, gli Oasis, i Rootjoose e tutto il brit pop;

- il loro accento, così differente dall'inglese sguaiato delle ex colonie;

- i Remainers;

- l'Hard left del partito laburista;

- l'Imperial War Museum e la Belfast ancorata sul Tamigi;

- Sheakspeare, Conan Doyle, H.G. Wells, George Orwell, B.H. Liddell Hart, A.J.P. Taylor, e Douglas Adams;

- il loro umorismo;

- i pittori preraffaelliti;

- Gli autobus rossi a due piani;

- Harry Potter;

- I "Bobbies" che sorridevano quando chiedevo spiegazioni per strada a Londra;

- Peter Sellers, Michael Caine, Colin Firth, Kenneth Branagh, Hellen Mirren, Emma Thompson ed Helena Bonham Carter;

- Il museo di storia naturale;

- Mary Quant e l'invenzione della minigonna, che ha definitivamente messo in crisi i nostri mononeuroni maschili;

- "Mind the gap";

- La passione per i treni;

- Notthing Hill (il quartiere);

- La vittoria del Leicester City Football Club in Premier League;

- Cats;

- Ken Loach.

- Il Gran Tour, la loro passione per i viaggi e l'amore per la Toscana.

Oggi niente cattiverie.

Oggi solo cose belle.

domenica 12 luglio 2026

Sono le due del mattino e sento urlare per strada.

Dato che poco fa è appena terminata una partita del mondiale, mi aspetto che siano cittadini di quella nazione extracomunitaria che ha vinto l’incontro.

Inglesi.

Poiché sono un maledetto curiosone, vado ad aprire e mi affaccio: sono in tre, avranno sui trenta: due ragazzoni con il classico bicchierone di liquido giallastro e una ragazza pel di carota e viso rubicondo che urla la gioia di vedere finalmente la sua nazionale in semifinale, cosa che non capita molto frequentemente -anche se è meglio non dica niente, visti i risultati della nostra nazionale-. La ragazza si volge anche verso di me e urla la sua felicità: «Abbiamo vinto! Avanti Inghilterra!» (We won! Come on England!)

Io non posso che sorridere e alzare il pollice. In quel momento, nella piazzetta, c’è una coppietta giovane seduta su degli scalini. Il ragazzo si stende, palesemente strafatto. Uno degli inglesi mi si avvicina:

«Secondo me quei due sono americani.»

Io rido, ma poi saluto e richiudo, scandalizzato dalle crocs rosa con calzini a pois indossate dalla ragazza.

Questi extracomunitari non conoscono la decenza dell’abbigliamento.

sabato 11 luglio 2026

Salve. Questo è un annuncio rivolto soprattutto ai fiorentini e dintorni.

Cosa fa il portiere di notte quando è in ferie? Gioca.

Venerdì 31, sabato 1 e domenica 2 Agosto c’è FirenzeGioca e come ogni anno sarò presente come volontario. In realtà venerdì avrò il turno di notte quindi sarò presente solo il pomeriggio, ma gli altri due giorni sarò presente sempre, fino a notte fonda.

FirenzeGioca è l’evento dedicato al gioco della nostra città, siete tutti invitati. Giocare è gratis, basta presentarsi e giocare. Se non conoscete il gioco ci siamo noi volontari a spiegarlo -e a volte anche giocare con voi-

Anche quest’anno l’evento si svolgerà al Lumen, in via del Guarlone. Si può mangiare e bere, ampio parcheggio e persino la navetta.

Per chi abita da queste parti e non è in vacanza, vi aspetto 😊

#FirenzeGioca #lumen #lumenfirenze #GDT #GDR #LudotecaFirenze #FirenzeGioca2026



venerdì 3 luglio 2026

Un’altra piccola vicenda su cui, sono sicuro, qualche critica mi verrà mossa. Ne accetto le conseguenze, ma è un altro piccolo caso che può succedere in questo lavoro. O forse no, talmente è stata strana la vicenda.

Sono le 3, rientra in albergo un tipo di una trentina d’anni, educato e sorridente, che mostra anche la tessera della camera per provare che è effettivamente alloggiato qui -non tutti lo fanno e devo chiedere di mostrarla ricevendo espressioni scocciate- e sale su. Ma non passano cinque minuti che mi chiama dalla stanza:

«Buonasera. Avete il servizio notturno, vero?»

«Certo, 24 ore su 24. Abbiamo: lasagne, selezione di formaggi e salumi, toast…»

«Avete anche il salmone?»

«Certo signore. Salmone affumicato con burro, limone e pane toscano.» (non gli dico che il pane toscano è senza sale per colpa dei pisani che nel medioevo chiusero lo stretto di Hormuz della regione, cioè il loro porto, costringendo gli altri toscani a farlo così; non credo comprenderebbe.)

«Bene, mi porti una porzione di quello. Quanto tempo ci vuole?»

«Dieci-quindici minuti.»

«Benissimo, aspetto.»

Riattacco, chiamo il collega venuto giù dai monti -non quelli del Tirolo come in una vecchia canzoncina pubblicitaria, ma dai Carpazi- e mi avvio verso la cucina per preparare il vassoio. Il suddito di Vlad Tepes arriva a impiattare i prodotti mentre io stilo il cedolino che gli farà firmare per l’addebito. Lui prende il tutto e sale verso la camera a portare l’alimento al cliente. Torno al bancone.

Sennonché, dopo neanche un paio di minuti, il collega della nazione balcanica mi chiama col cellulare:

«Marcellino, asculta, io davanti porta e bussa ma questo no apre.»

A quel punto gli dico di aspettare che lo chiamo io, perciò afferro l’altro telefono del bancone e compongo il numero della camera.

Solo che non risponde.

Io insisto diverse volte, ma niente.

Ovviamente non posso lasciare che il collega rimanga lì impalato davanti a una porta che non si apre perciò, tra le sue imprecazioni bucarestiane, gli dico di tornare giù. Lui va in cucina e mette le cibarie in frigo.

A quel punto ci domandiamo perché non risponda. Mi viene da pensare che si sia messo sotto la doccia e, con molta calma, chiami per dirci quando vuole il mangiare richiesto. E invece niente.

«Magari lui addormentato.»

«Ma hai bussato alla porta e io ho chiamato sul telefono. Come poteva non sentire?»

Mi viene il profondo timore che si sia sentito male. Un malore forte e improvviso che lo ha colto in pochi secondi, tanto da non riuscire neanche ad andare al telefono e chiamare per chiedere soccorso. E se stesse rantolando sul pavimento della camera?

Di fronte a questa tremenda possibilità, bisognerebbe entrare in camera col pass. Però una forte remora, se invece stesse benissimo? Un’intrusione non la prenderebbe certo bene, ma se stesse davvero male? Magari avremmo ancora la possibilità di salvargli la vita. Come comportarsi? Ecco, e qui mi si potrebbe muovere la critica, io e il collega ne abbiamo parlato e deciso di ignorare, di lasciar perdere.

Ho passato il resto della nottata col dubbio, a scervellarmi, a temere veramente il peggio.

Al cambio turno ho riferito ai colleghi, i quali hanno concordato che era meglio non disturbare perché magari si era veramente addormentato. Ma comunque un certo timore m’è rimasto.

Com’è andata a finire? Che per fortuna non gli era successo niente. La mattina si è presentato alle colazioni come se niente fosse. Nessuno dei colleghi, né a quel reparto né al mio del ricevimento, gli ha accennato la cosa. Hanno solo addebitato il costo del pasto non consumato sulla camera, perché comunque era stato preparato dietro sua richiesta. Non solo ma è partito, due notti dopo, proprio con me, alle 3 del mattino. Pagando camera, tassa di soggiorno e il pasto non consumato con una carta di credito così lucente che devono averne solo una percentuale ristretta di persone, in questo quadrante stellare.

Io non gli ho chiesto niente, mi sono limitato a dirgli quanto doveva pagare. Ma non ci credo che si sia addormentato, e comunque, anche fosse, avrebbe sentito bene sia il bussare che il telefono. Secondo me lui ha cambiato idea, non voleva più mangiare ma si vergognava a cancellare la comanda, perciò ha fatto come certi animali quando sentono un pericolo: si fingono morti.

Perciò, alla fine, m’è rimasto il dispiacere per lo spreco di cibo.

Me lo avesse detto, ce lo saremmo mangiato io e il collega, quel salmone.

sabato 27 giugno 2026

La cattiveria del mondo, a volte, mi pare che non abbia limiti. Che non vi sia una fine per le cose brutte quando sarebbe molto meglio se la gente, semplicemente, vivesse la propria vita senza farsi avvelenare l’animo da quelle degli altri.

In un turno pomeridiano, arrivano due ragazze giovani -in base ai miei standard ormai il 70% della popolazione femminile mondiale è “giovane”- per il check-in. Mi dicono il nominativo e io cerco la prenotazione. A quel punto una delle ragazze dice:

«Abbiamo chiesto una camera matrimoniale.»

E infatti è proprio così perché sta scritto sulla prenotazione; e tale camera gli avevamo già assegnato, ma mi dà un certo piacere che l’abbia puntualizzato. In un mondo come il nostro, dove l’odio si manifesta ovunque, mi piace pensare che questa precisazione sia arrivata perché ispiro fiducia. Che la mia figura, al primo impatto, faccia dire alla gente “questo qui è un tipo buono e gentile, di cui fidarci.”

«Abbiamo un po' più di camere libere, oggi. Vi ne assegno una con il materasso matrimoniale effettivo.» prendo gomma e matita per modificare il numero di camera sulla lista arrivi «mettiamo sempre un “topper” sui letti doppi, ma abbiamo anche una percentuale di camere con il vero matrimoniale.»

Prendo la chiave e torno a guardarle in faccia: due sorrisi che abbagliano, che esprimono serenità senza il timore di ricevere giudizi sprezzanti. Ricevono la chiave con la stessa espressione compiaciuta di Dirk the Daring quando prende la chiave dal collo del drago e può liberare Daphne. Proseguo nel check-in e gli fornisco le informazioni abituali -orario colazione, check-out, tassa di soggiorno, tutto il cucuzzaro-

Si avviano verso l’ascensore e le osservo con la coda nell’occhio; mentre aspettano che la cabina si palesi per salire al piano dove è ubicata la loro camera, si prendono per mano.

Una di loro volta lo sguardo verso di me, al che distolgo il mio e riprendo il lavoro, ma continuando a tenere un bel sorriso in evidenza. Perché mi piace mostrare bene che io sono migliore di certi nostri concittadini.

Soprattutto se sono ex militari.

sabato 20 giugno 2026

Questa che vi racconto è una domanda che mi è stata posta quando lavoravo di giorno. Ricordo bene questa cliente per la sua reazione.

Abbiamo in casa una signora sui sessanta ma vispa e arzilla che visita furiosamente la città; rientra in albergo e, dopo un bel sorriso da parte di entrambi, si mette a sedere sul divanetto davanti al bancone; come tutti, aggeggia al suo cellulare. Io proseguo col mio lavoro portieristico.

Sennonché, in un raro momento d’assenza di clienti, si alza, viene davanti al bancone e mi mostra lo schermo del telefono:

«Volevo andare a vedere questo spettacolo.»

Appare la pagina che vende i biglietti per il calcio storico fiorentino.

«Si, lo conosco. Si tratta di un gioco tipico della città.»

«Ho visto le immagini della parata, è molto bella.»

«Ah si, quella è magnifica, i figuranti sono tutti in costume dell’epoca, secoli e secoli addietro. Ma il gioco è tutto diverso, sa di cosa si tratta?»

«So che è una partita.»

«Si, è così, ma… vede, non ci sono regole. Si può colpire l’avversario come si vuole.»

La signora, come mi aspettavo, mostra una faccia stranita. Al che apro youtube sul pc, breve ricerca e giro lo schermo verso di lei. Appare quindi uno spezzone di partita dove i “calcianti” si menano come fabbri.

Una mascella che sbatte sul bancone e una serie di “Oh my God!”, soprattutto quando un calciante alza a gamba per mollare un calcione tremendo ad altezza viso verso un avversario; per non parlare di quelli che si affrontano con la guardia alzata.

«Ma a lei piace?»

«No, affatto. Sono un fiorentino ma questo gioco non mi ha mai attirato. E poi bisogna essere grossi, per praticarlo, io sono meno di 70 kg e molto pacifico.»

La cliente appare come disgustata dalla violenza degli scontri, ma vuole comunque andare a vedere i costumi tipici. Non riuscirà perché i biglietti sono esauriti da tempo, una cosa che risulta incomprensibile anche a me: ai miei concittadini piace da matti, sono strani forte.

M’è tornato in mente questo episodio perché l’altra settimana era il compleanno dell’attuale presidente Usa, quel bischeraccio che ne combina di cotte e di crude. Per l’occasione ha fatto installare, sul prato antistante la Casa Bianca, un palco per la lotta libera. Una cosa d’un pacchiano unico.

A questo punto, facciamogli scoprire il calcio storico fiorentino, così fa piazzare il campo lì e ci fa giocare 54 fiorentini che si menano di brutto! Magari se gli garba pensa solo a guardare quello e smette di occuparsi d’altro.

giovedì 11 giugno 2026

Nessuna storia dell’albergo. Ero libero e metto le foto della mia giornata particolare.

Oggi è l’11 giugno e ricorre l’anniversario di Campaldino, la celebre battaglia tra guelfi fiorentini e i ghibellini d’Arezzo. Poiché ero dai miei, che vivono da queste parti, non potevo non andare nel luogo più iconico: il castello di Poppi, che domina tutta la vallata ed era la dimora di Guido Novello. Una figura che mi ha sempre affascinato: fiero ghibellino, era a Montaperti assieme ai senesi e Farinata degli Uberti. Comandò poi Firenze durante i “sei anni dimenticati” quando la città fu ghibellina. Cacciato dai guelfi, tornò in Casentino; durante la battaglia, poiché le cose si mettevano male per gli alleati aretini, si ritirò. Gesto che può essere considerato come vile, ma aveva pochi cavalieri e aveva già quasi settant’anni.

Se mi chiedete da che parte sarei stato, io fiorentino, direi molto probabilmente con Arezzo, perché la mia famiglia vive da queste parti e quindi i miei lontani trisavoli dovevano essere fedeli sudditi dei Conti Guidi. Vabbè, si perse, ma era un’amichevole estiva precampionato: i Viola puntavano all’Europa, noi Amaranto alla promozione in B.

Il castello è magnifico, uno dei luoghi più belli di questo quadrante stellare. All’interno il plastico della battaglia con le miniature.

C’era anche la mostra su Tommaso Crudeli, poeta nativo di Poppi nel 1702 che fu l’ultima vittima di tortura da parte dell’inquisizione, una storia toccante. Comunque, se non sono guelfi, ci sono i preti del sant’uffizio.

Dulcis in fundo, Saverio, il gatto di Poppi, libero di girellare tra le case del paese e che ha una sua pagina social. Simpatico, eh, ma la combinazione cromatica non è proprio quella che più apprezzo.

Oggi è così, “i’curturale”. :D












venerdì 5 giugno 2026

Questo in foto è un lavatoio. In Toscana è chiamato anche pila.

Nelle mie escursioni tra le piccole frazioni di questa montagna casentinese, mi è capitato di vedere questo splendore. Uno dei pochi rimasti, perché tutti gli altri sono stati smantellati e rimossi.

Fino a un’ottantina d’anni fa le case non avevano l’acqua corrente; quindi, per lavare i panni si usava la pila. Si veniva qui coi panni sporchi e si lavavano a mano, sdrusciando forte col sapone di Marsiglia (sdrusciare è come si dice quassù).

Ho scritto “si lavava” ma era una cosa che facevano le donne. Lo dico senza tanti giri di parole perché era così: le donne a occuparsi della casa, l’omini a lavorare nel bosco ma anche dimolto al bar a giocare a carte e bere vino.

Qualche rappresentante femminile lettrice del mio blog, a questo punto, potrebbe giustamente affermare che molti miei colleghi di genere continuano a ignorare il misterioso processo che porta gli indumenti dal cestone dello sporco all’armadio, ma su questo non ho potere. Io sono stato addestrato… ehm… istruito sia sull’uso della lavatrice che del ferro da stiro, quindi mi tiro fuori.

Perciò, anche se non viene più usato per la sua funzione, è bello vedere che si è preservato questo pezzo di storia passata, di quando le lenzuola erano lavate così, sciacquando i panni con grande fatica prima di stenderli ad asciugare. Un lavoro non indifferente di cui, diciamolo, almeno in parte oggi ci risparmiamo. Quindi guardiamolo per ricordarci di come sgobbavano dalle nostre nonne in su.

Ora vado al bar, mi aspettano per un paio di partitine e due bicchieri di rosso.



venerdì 29 maggio 2026

Rispetto a dove lavoravo quattro anni fa, questo albergo è in una zona un po' più “isolata”, se vogliamo metterla così. Prima ero vicino alla stazione, adesso ben più in là. Succede quindi che entrino persone che non soggiornano a chiedermi di chiamare un taxi.

Nel 90% dei casi li “rimbalzo” perché si tratta di gente che ha alzato troppo il gomito e nessun tassista si prenderebbe. Farei fare una corsa inutile, quindi «mi spiace, ma il servizio taxi va prenotato, adesso non rispondono; deve andare in Santa Croce, lì c’è la zona sosta dei taxi.»

Ma alcune eccezioni le faccio.

Ho da poco iniziato il servizio che entra una coppia elegantissima. Lui, biondo e ben rasato come ogni vero uomo dovrebbe essere dai tempi di Grant, Cooper e Stewart, indossa lo smoking con tanto di papillon e non mi stupirei se chiedesse un Martini “agitato, non shakerato”; lei ha uno splendido abito amaranto a gonna lunga e stretta, capelli biondi che ricadono sulla nuca e un sorriso per il quale ogni uomo di questo pianeta mostrerebbe il torace, indicherebbe il punto dove sta il cuore e le direbbe “È tuo, facci quel che vuoi!”

Si avvicinano al bancone e, in un inglese con influenze molto nordiche, mi dicono che si scusano per il disturbo non essendo clienti dell’albergo. Cercando di non svenire da cotanta gentilezza -ultimamente non ne vedo molta- li anticipo chiedendo se hanno bisogno di un taxi. Avendo compreso la loro necessità i sorrisi si fanno se possibile ancora più radiosi e devo resistere dal girare il bancone, inginocchiarmi e chiedere di essere adottato seduta stante. O forse, vista la mia età, il contrario. Invece apro l’applicazione di una delle compagnie di taxi e faccio partire una richiesta.

Mentre attendiamo mi dicono che erano a una serata mondana in un noto palazzo storico nelle vicinanze, uno di quegli eventi dove si è invitati solo se in possesso di a) un QI superiore a 250; b) un conto corrente tale da pagare il passaggio di una cinquantina di petroliere per lo stretto di Hormuz; c) l’eleganza e il portamento del Re d’Inghilterra. Mi fanno i complimenti per l’albergo affermando che la prossima volta soggiorneranno lì, i complimenti per la città -e solo perché non conoscono abbastanza noi abitanti- e chiedono se devono pagare qualcosa. Ovviamente la risposta a tale domanda è no, avendo solo cliccato un tasto su un’applicazione, e non posso non notare la loro sorpresa; probabilmente non si aspettavano un italiano che si approfitta di queste piccole necessità, come quelli che fanno pagare 50 € un cappuccino ai turisti. E io avrò tutti i miei numerosi difetti ma non sono affatto quel tipo d’italiano. Quando arriva il taxi ringraziano a raffica e mi salutano.

Ecco, davanti a cotanta gentilezza, buona educazione e rara eleganza mi sciolgo come Olaf quando non è protetto dall’aura gelida di Elsa.

Bisognerebbe essere tutti come loro. O almeno provarci.

sabato 23 maggio 2026

Ogni tanto passeggio per le strade del paesello dove vivono i miei.

C’è una piccola chiesetta, a circa un chilometro da casa, in cui mi piace andare. Non c’è mai nessuno anche se presumo sia sconsacrata essendoci il cartello che indica “proprietà privata”, ma io mi limito a guardare dall’esterno. E poi quassù si conoscono un po' tutti.

Passeggiare da queste parti ha il suo fascino: l’aria pulita, il verde, il rumore delle fronde quando c’è un po' di vento e l’acqua nei ruscelli. A volte mi chiedo se l’esercito fiorentino di passaggio, in quel Giugno del 1289, abbia mai pensato di fermarsi lì a trascorrere l’estate, invece di scendere giù ad affrontare gli aretini a Campaldino.

Dicevo della chiesetta: classico di queste antiche strutture, è dedicata alla madre di Gesù e ha la particolarità di avere la torre campanaria staccata dalla struttura. Sospetto che sia anche leggermente pendente, ma non vorrei farmi ingannare dall’albero e dal fatto che è costruita in un punto non proprio pianeggiante.

Ma quello che mi è piaciuto di più è la targa apposta dal comune di Castel San Niccolò a ricordo dei caduti civili e partigiani, con tanto di rose fresche. Ecco, averla apposta alla parete della torre campanaria, che serve come richiamo ai fedeli ma all’occorrenza anche in funzione civica -chiamare la popolazione a raccolta- la trovo una cosa bellissima.

Perché quando si combattono le forze del male le persone perbene si uniscono. Tutte, senza distinzioni.




venerdì 15 maggio 2026

L’errore di fondo è sempre quello del non stare rinchiusi dentro, del voler fare qualcosa, dell’impegnarsi. A volte non conviene. Non conviene affatto.

Ore 05.00, sono nel retro ad archiviare una caterva di pratiche quando sento, in lontananza, un rumore metallico su pietra.

Decido di andare a vedere cosa succede. Vado all’ingresso dell’albergo, giro la chiave, apro e mi affaccio: qualche simpaticone ha staccato un palo segnaletico e lo ha trascinato sulle pietre che compongono il selciato della strada per poi lasciarlo lì, a pochi metri dall’ingresso e proprio nel mezzo alla via.

Una persona perbene farebbe mai una cosa del genere? No. Ma a queste ore antelucane di persone perbene non se ne incontrano molte. Decido di fare qualcosa, appunto; perché non sono uno da “me ne frego”. Io sono uno da “mi impegno”. Perciò apro del tutto la porta, percorro dieci metri, prendo il palo e lo sposto di lato, in modo che non dia fastidio.

Ma purtroppo in quel momento due tipi, vista la porta aperta, entrano dentro l’albergo.

Ottimisticamente penso che siano clienti; ora li fermo, gli chiedo di mostrarmi la tessera magnetica della camera e li lascio andare su, ma capisco subito che non è così. Uno potrebbe passare come Babbo Natale, se avesse un vestito rosso con bordi bianchi; il più giovaneha capelli ricci e barba non curata che sembra un cattivo di un film con Schwarzenegger. E come i veri malvagi è già al bancone.

Il Babbo Natale in incognito mi chiede se ho una camera, ma da persone così mi periterei anche a vendergli uno spillo, quindi no, mi spiace ma siamo al completo. Al che il più giovane sbatte la mano sul bancone e in inglese spara:

«Chiama un taxi!»

Quello anziano scuote la testa ed esce, mettendosi a sedere sugli scalini davanti all’albergo, ma l’altro purtroppo ha deciso di diventare un mio problema e niente e nessuno gli farà cambiare idea.

Mi si avvicina e la puzza dell’alcool è tale che pure i lavoratori di una distilleria di Limerick rimarrebbero nauseati.

«Chiama un taxi!»

«Mi spiace, i taxi li posso chiamare solo per i clienti.»

«Allora dammi una camera e poi mi chiami un taxi!»

Cerco di distanziarmi per evitare il suo alito, ma lui insiste ad avvicinarsi, il che non promette affatto bene. Cerco di buttarla sullo psicologico -e io di psicologia non ci capisco un’acca-

«Io vorrei capire perché tutti i matti capitano qui. Ma ce l’avete con me? Cosa vi ho fatto di male? Vi siete messi tutti d’accordo?»

«Tu sei uno stupido! Non me ne frega un ****! Io voglio un taxi!»

«La mia vita dev’essere stata davvero sbagliata se avete deciso di tormentarmi così. Lei è altamente alterato, nessun tassista la farà mai salire su un taxi, si arrabbierebbero con me se lo facessi e avrebbero ragione. Quindi non glielo chiamerò, se ne vada per favore.»

«CHIAMA QUESTO ***** DI TAXI!»

«Le chiedo ancora di andarsene, altrimenti sarò costretto a chiamare la polizia.»

«NON ME NE VADO FINO A CHE NON MI CHIAMI IL ***** DI TAXI!»

Vado dietro al bancone e compongo il 112. Mentre parlo con l’operatrice riferendogli i miei dati, lui si appoggia al bancone dicendo ogni tipo di parolaccia possa mai esserci in inglese. Mi passano la polizia e devo ridire i miei dati e spiegare un’altra volta il problema (nel frattempo lui potrebbe benissimo venire dietro al bancone e piegarmi come fa Bender con le sbarre d’acciaio.)

Parlato con la polizia, riattacco e dico al simpaticone: «La polizia sta arrivando, vedrà che bel taxi azzurro.»

Non so se capisce perché continua a infamarmi, ma nel giro di pochissimo la volante è già davanti all’albergo, probabilmente erano in Piazza della Signoria. Perciò apro la porta e due marcantoni alti quanto LeBron entrano, mi salutano e capiscono al volo dirigendosi verso il tipo che si fa piccoletto e inizia a dire che lui voleva solo un taxi. Il poliziotto, con una calma e una pazienza che la metà basterebbero, ci parla e lo invita a seguirli fuori. In quel momento non mi rendo neanche conto cosa gli stia dicendo perché sto allentando la tensione, le ginocchia iniziano a tremare e non smetteranno fino all’ora di staccare il turno di lavoro. Mi viene solo da dire grazie e dentro di me pensare che, a dispetto di certi terribili fatti di cronaca, la grande maggioranza dei tutori dell’ordine sono persone eccelse.

Prima di richiudere dò un’occhiata all’esterno e il Babbo Natale è sparito. Probabilmente, alla vista della volante, ha deciso di tornare oltre il circolo polare artico di corsa. Calcolando i giorni in cui è avvenuto questo fatto, a quest’ora dovrebbe essere quasi sulle coste del Baltico.

lunedì 11 maggio 2026

😾: Mi hai portato nuovamente in questo luogo di sofferenza e perdizione! Ti odio, bipede senza peli!

😑: Sei il solito esagerato felinide peloso. Hai un po' di sangue nelle feci, quindi urge visita dal dottore di voi mostriciattoli.

😾: Guardi tra le cacche, pure coprofilo!

😑: Smetti di protestare, orbetto.

😾: Se sopravvivo assaggerai i miei artigli!

😬: Aiuto....



venerdì 1 maggio 2026

Esempi di richieste fatte da persone che non sono clienti ma entrano nell’albergo dove noi svolgiamo la nostra umile mansione di portineria:

«Dov’è il bagno?»

«Voglio una piantina della città, voi negli alberghi l’avete sempre. Ah, e mi dica dove ci troviamo.»

«Devo parlare col signor Smith.» (Ovviamente il signor Smith non è alloggiato da noi.)

«Mi faccia usare il computer, devo leggere la mia mail.»

«Devo stampare la mia prenotazione per gli Uffizi.» (Malgrado l’esistenza dei cellulari e la possibilità di usare questi per la mappa, mail e prenotazioni, ci sono ancora molte persone che hanno necessità di portarsi dietro il cartaceo.)

«Ao’, che sé po' ave’ un caffè? Sennò m’addormo!»

«Ho una prenotazione ma non ricordo il nome dell’albergo, mi aiuti.»

«Ci possiamo sedere nella hall? Siamo stanchi. Ah, ci dia anche il codice wifi e la password.»

«Posso parcheggiare qui davanti?» (lo spazio davanti ha le strisce gialle ed è riservato all’albergo.)

«Voi avete sicuramente un bar, ci dia due birre.»

«Ma è vero che qui a Firenze c’è un ponte con le case sopra?» (giuro!)

«Dov’è il ristorante?» (la via è letteralmente pieno di ristoranti.)

«Dov’è la torre di Pisa?»

«Il tabaccaio è chiuso, lei non vende sigarette/quotidiani/biglietti dell’autobus?»

Nessuno di questi che dicano un buongiorno è un per favore. Alla nostra richiesta negativa perché certi servizi sono riservati ai clienti dell’albergo o semplicemente perché siamo già occupati con altre persone, questa gente esce dall’albergo arrabbiata che “non abbiamo voglia di lavorare”)

sabato 25 aprile 2026

Come tutti i 24 Aprile durante il quale sono in turno pomeridiano, al check-in di clienti stranieri ricordo loro che "domani è quasi tutto chiuso perchè il 25 è festa nazionale".

A parte alcuni casi di clienti che conoscono e amano così tanto l'Italia da conoscerne la nostra storia -e a volte venire qui proprio per quelle ricorrenze- la maggioranza lo ignora. E quindi, se me lo chiedono, gli dico il motivo della festa:

«Il 25 Aprile del 1945 gli italiani decisero che il partito fascista doveva finire, quindi i partigiani scesero dalle montagne e liberarono l'Italia.»

«E Mussolini?»

«Fucilato.»

«Quindi non ci sono più fascisti?»

«Qualcuno c'è ancora, ma non possiamo sparargli. Almeno, non ancora.»

Il cliente ride della battuta. Gli consegno la chiave e lui sale in camera.

Poi ci rifletto sopra.

Ho Immaginato a me stesso, con un fucile in braccio, che spara ad altre persone. E mi sono reso di una cosa: non ci riuscirei. Non potrei proprio sparare a un altro essere umano. Non che tante altre persone non ne siano capaci, anzi; noi italiani ci siamo ammazzati più che volentieri per tante ragioni: sequestri e attentati politici, bombe, regolamenti di conti, femminicidi, motivi futilissimi come una precedenza non rispettata o lite condominiale. Però la maggioranza non ce la farebbe, ne sono assolutamente convinto. Perchè non siamo cresciuti con una mentalità guerresca, abbiamo abbandonato nel '45 l'idea del "libretto e moschetto" e smesso di fare le parate paramilitari, dandoci la libertà di scegliere.

Ecco, la trovo una cosa bellissima.

Viva il 25 Aprile.

domenica 19 aprile 2026

Lisbeth Salander.

Dire che ci somigliava era un eufemismo. A parte la nazionalità -non era svedese- praticamente uguale in tutto e per tutto. Piercing su naso e sopracciglio, tatuaggi colorati che spuntano sul collo, stessa capigliatura nera corta spettinata, stesso corpo scheletrico.

Stesso sguardo incacchiato abbestia.

Mi guarda duramente modello: “uomo di mer*a, mi fai schifo tu e la tua razza, sei fortunato che tra noi c'è questo bancone, o ti avrei già praticato un dolorosissimo tatuaggio sulla pancia”.

L'unica espressione che mi viene, è la classica italiota da “com'è umana lei!”

Uno ci prova anche a sorridere, ma di solito a questi clienti l'incacchiatura aumenta esponenzialmente. Sguardo supplichevole e speriamo non si metta ad urlare. Procedo col check-in, che non faccio a tempo ad iniziare che subito mi chiede il codice del wifi. Mentre sta per salire in camera, le chiedo se vuole una piantina della città:

«Non me ne frega un ca**o!» (I don’t fu**ing care!)

E fila su per le scale, di una camera singola che sta al quinto piano, mentre io resto lì come una statua del museo Tussaud.

Stava diverse notti, non ricordo quante perchè fu alcuni anni fa. 24 ore su 24 fissa in camera. Cartellino “non disturbare” perennemente attaccato alla maniglia, off limits per tutto il tempo del soggiorno. Non so quanto avesse di roba da mangiare dentro la borsa (l'unico bagaglio), ma presumo poco. La si vedeva uscire solo la sera, e rientrava con una pizza in cartone dopo neanche un quarto d'ora. Il giorno, alle 14, chiamavamo in camera per chiederle se volesse che la cameriera la pulisse, od almeno asciugamani puliti. Risposta:

«Non me ne frega un ca**o!» (come sopra)

Dizionario Oxford, edizione “parole essenziali”

Alla partenza, la camera richiese un'ora di pulizia a fondo. Per i cartoni della pizza (con dentro i resti, in procinto di evolversi a vita superiore) sparsi sul pavimento, e le condizioni in generale, roba che si faceva prima con un lanciafiamme. Tutta la mia solidarietà alle cameriere, colleghe che, spesso e malvolentieri, vedono cose raccapriccianti. Altro che Cronache del Bancone, potrebbero aprire un blog solo sulle camere dopo il passaggio di certa clientela. E non oso immaginare in che condizioni appaiono certe camere quando, invece delle Salander, arrivano Raoul Duke ed il Dottor Gonzo.

Al check-out, la ragazza non emise un fiato di fronte ai sorrisi di noi della portineria e le domande di rito “Si è trovata bene? Ha preso qualcosa dal frigobar?”. Si limitò a passare la carta sul pos e uscire dall’albergo senza neanche prendere la ricevuta.

Ah, ho accennato alla pulizia della camera, molto laboriosa, ma il bagno era stato usato pochissimo. La doccia richiese solo una passata veloce perché c’era un velo di polvere.

Certi clienti sono così, l’essenza pura e semplice dell’eccentricità.