domenica 9 giugno 2024

Purtroppo, s’incontrano persone che sono completamente matte. Fuori di testa. Totalmente.

Verso le 5 del mattino, suonano il campanello dell’albergo. Accorro ad aprire e mi appare una signora americana piccoletta sulla settantina, con una valigia e un bel sorriso, che mi chiede, con molta gentilezza, di chiamarle un taxi. Aveva alloggiato in uno dei numerosi affittacamere della zona che non hanno portineria notturna, quindi nessuno a cui chiedere questo servizio. E al telefono, a quell’ora, nessuna compagnia risponde mai.

Ovviamente rispondi affermativamente, quindi vado al computer a cliccare sull’apposita applicazione. La signora mi chiede il costo fino all’aeroporto e io rispondo «25 € più il bagaglio, 2 € a pezzo». A lei va benissimo, d’altro canto non ci sono molte altre possibilità, a meno che non voglia andare a piedi fino alla stazione e attendere che parta il primo tram della linea T2. Non le va, preferisce stare comoda. L’applicazione fornisce il codice del taxi e, non appena arrivo, saluto la signora e richiudo, ma non a chiave.

Dopo neanche due minuti, riapre la porta un energumeno che inizia a urlare:

«Vieni fuori! Forza, esci!»

Rimango basito, non riesco a spicciare parola, a osservare questo che mi inveisce contro.

«Ora devi dire alla signora che il prezzo non è 25 ma 28!»

«Io… non sapevo che era aumentato…»

«Ecco, allora vai a dirglielo, che io mi sono rotto il … di queste … » e via di parolacce che condisce con la completa distruzione del cristianesimo.

«Guardi che non c’è bisogno di urlare in questa maniera, basta solo….»

«IO URLO QUANTO …. MI PARE, CAPITO?!»

Ma non faccio in tempo a comunicare il mio errore alla signora. Come esco dall’albergo, vedo lei che apre il baule posteriore dell’auto e si riprende la sua valigia, perché è evidente che non ne vuole sapere, di salire su un taxi con quello. Nessuno lo vorrebbe, su questo pianeta, neanche un membro di Hamas o dell’estrema destra israeliana.

Il bestione me ne urla di tutti i colori, io sono completamente congelato. Mi sento mortificato, e sbaglio. Perché al di là dell’errore sulla tariffa, bastava questo essere non si mettesse a urlare belluinamente e spaventarci. Invece insiste, e a un certo punto fa:

«Solo la chiamata sono 10 €, ora faccio la ricevuta e me li dai!»

Ma a quel punto, anche in maniera un po' folle visto che il bestio è chiaramente fuori controllo, rispondo con un netto e deciso «No!»

Quel che è seguito dopo sono da annoverare tra i 30 secondi peggiori della mia misera esistenza. Ho seriamente pensato che fosse arrivata la fine.

Il bestione mi si avventa contro. Io mi ritraggo nell’ingresso ma non ho neanche la forza di scappare. Alzo le mani sulla testa -la prima cosa che ci si protegge, istintivamente, quando si sente arrivare un grave pericolo- ormai rassegnato alla morte. Perché non sono mai stato violento. Sbagliato in tantissime cose, ma violento mai.

Per fortuna, il bestio pensa che non valga la pena di essere condannati a trent’anni per omicidio, anche se non mi stupirei se fosse reiterazione di reato. Non so cosa mi abbia urlato a due centimetri dalla testa perché ero completamente paralizzato dal terrore, ma avrebbe potuto tranquillamente accartocciarmi come un foglio A4 da gettare nel cestino. Se ne va continuando nelle urla belluine, sbatte la portiera e parte sgommando.

La signora, anche lei paralizzata dal terrore, rientra nell’albergo e mi chiede come sto. Io, affrancato da quel breve e sincero sentimento di solidarietà, perché sto ancora tremando dal terrore, mi scuso per l’errore della tariffa, al che lei dice:

«Non è per il prezzo, ma per il modo di comportarsi. Una follia»

«Mi spiace, alcuni italiani sono così» uso proprio queste esatte parole.

«Mi spiace per lei, che ci deve convivere»

Chiamo un altro taxi, con l’altra compagnia. Stavolta il tassista è un tipo completamente diverso, secco allampanato e sorridente. Conferma la tariffa, la signora ringrazia e mi saluta con parole d’incoraggiamento. Almeno penso, perché stavo allentando la tensione e tremavo ancora.

Mi sono appuntato il codice del taxi. A parte che tenderò sempre a chiamare l’altra compagnia, se per caso, sull’applicazione, mi apparisse ancora quel taxi, premerò l’apposito pulsante e cancellerò la corsa.

Perché è totalmente fuori.

venerdì 31 maggio 2024

Vi chiedo preventivamente scusa.

So che questo è un blog dove parlo prevalentemente del mio lavoro di portiere d’albergo, e quindi vi aspettereste storie di vario tipo con la clientela. Oggi non è così. È una settimana che ci rimugino, ho bisogno di parlarne. Per esorcizzare il mio dolore.

Trent’anni fa, ben prima d’iniziare questo impiego, giocavo massicciamente ai giochi di ruolo.

D&D, Gurps, Vampiri, Mage. Un bellissimo gruppo che si ritrovava a lanciare dadi e interpretare ruoli. Sempre sotto l’egida di Stratagemma, il negozio dove ancora oggi acquistiamo giochi.

Poi il gruppo si sciolse, senza volerlo; ognuno perso dietro ai fatti suoi, come canta Vasco: uno a Londra, una nei boschi del Trentino, qualcuno fa la spola tra qui e la Germania -e come il cinema insegna: non bisogna mai andare in Germania-

A Firenze, tra gli altri, siamo rimasti io e Alessandro. Iniziai quel devastante impiego del portiere d’albergo, che distrugge mezza vita sociale, senza contare la presenza di prole. Ma Ale non fu da meno, visto che entrò nel corpo dei vigili urbani. Anche quello mestiere che tarpa le ali a noi bipedi bisognosi di incontri ludici. Ok, lo fanno un po' tutti i mestieri, ma in particolare quelli che ti fanno finire la sera tardi o svolgere turni notturni. Poi ci sono anche altre passioni a cui diamo sempre una priorità: per me la palla rotonda, per lui l’Aikido.

Alessandro ha una splendida cultura “nerd”. Basta fare una battuta di una qualsiasi opera “culto” che la riconosce subito. Ci diverte dirle, quando c’incontriamo: “Fletto i muscoli e sono nel vuoto”; “Grande Giove”; “Avada Kedavra”; “Ti amo, mio feroce vichingo!”; “La parola d’ordine è Tampax”.

 Quando ci incontriamo, canticchio la canzone del vigile, presa da un film del Nuti. Famosissima, qui a Firenze.

E poi gridavamo “Arhhh!”. Perché, come è noto, più pirati ci sono, più si abbassa il riscaldamento globale.

Continuo a parlarne al presente, perché mi rifiuto ancora di credere che Ale manchi ormai da una settimana precisa. Proprio il giorno prima del giorno dell’asciugamano. Come ha scritto una nostra comune amica, hai preso un telo, hai alzato il pollice e sei stato raccolto dall’astronave. Ora sei da qualche parte dello spazio, a sorbirti una poesia Vogon.

Hai questo modo così adorabile di imprecare: porca paletta. Ecco, porca paletta, Ale! Questo proprio no!

Io mi aspetterò sempre che tu bussi a quella porta per salutarmi e prendere un caffè, tra le cinque e le sei del mattino, perché sei dislocato a Palazzo Vecchio e io lavoro a neanche 100 metri da lì.

Francesca, ancora un abbraccio.

domenica 19 maggio 2024

Interno, notte. Mentre sono lì a rileggermi un po' di cose -a volte scritte da altre persone, a volte sciocchezzuole opera del sottoscritto- sento che qualcuno vuole entrare. Perciò smollo la lettura e vado ad aprire.

Mi si presenta di fronte una bella ragazza, davvero notevole, con bellissimi capelli mossi e un dolce viso paffutello ma, aimè, troppo giovane -mai che trovi una coetanea- Dietro di sé, una bici rossa appoggiata al cavalletto.

«Ciao, scusami se ti disturbo ma…. Secondo te, se la mettessi lì?»

“Lì” è il palo della luce di fronte all’ingresso dell’hotel, sull’altro lato della strada.

L’unica risposta che mi viene, a bruciapelo è:

«Eh! Bella domanda!»

Assume un’espressione profondamente sconsolata.

«Ma la possono portare via? Sono solo due ore, poi me ne vado, te che ne pensi?»

«Guardi, è un terno al lotto. Non si può mai sapere chi può passare, a quest’ora di notte»

«Ma quindi che ne pensa? Rischio?»

Noto due cose:

La prima: non so proprio cosa dirle. Che ne so di quel che può accadere la notte? In quasi trent’anni di lavoro d’albergo, ne ho viste di tutte. La seconda: ha smesso con il tu ed è passata al lei, come preferisco. Il fatto che non voglia più farmi dare del tu, è significativo della mia età e del mio sentirmi ormai un uomo maturo e irrimediabilmente datato che tiene a mettere paletti e distanze.

Rassegnata, si avvia a legare la bici a quel palo della luce, con la possibilità che la catena venga distrutta e il prezioso velocipede, trafugato. Accenna a un vago «non c’è la possibilità di lasciarla lì dentro, vero?» a cui rispondo con un laconico cenno del capo: no, nella hall, non si può.

Sennonché, mosso a compassione, che molti definirebbero “coglionaggine”, mi lascio trasportare dai sentimenti.

«Senta.. c’è una porta, più avanti, nella via. Mi aspetti là»

Due occhi che si illuminano e rendono ancora più bello un viso dolce, con due fossette deliziose che si formano ai lati delle guance. Inizia una sequela di grazie mentre io richiudo la porta, mi avvio lungo la hall, supero il bar e vado nel retro, dove apro la porticina dell’ingresso dipendenti e fornitori.

La giovincella arriva con il fidato mezzo di trasporto riprendendo la sequela di grazie da dove si era interrotta. Io metto la bici all’interno.

«Devo legarla?»

«Non importa, tanto qui ora chiudo e non entra nessuno. C’è anche la bici del mio collega, qui accanto alle casse di bottiglie d’acqua. Poi, se mi va, faccio un giretto»

Ride e riprende la sequela di ringraziamenti, aggiungendo che sarebbe ripassata in un paio d’ore soltanto.

Più o meno dopo quel periodo di tempo, sento bussare alla porta d’ingresso.

Senza che vada ad aprire, indico la direzione -porta vetrata- e la ragazza annuisce. Ripercorro quindi la hall e torno nel retro, riaprendo nuovamente la porticina. La giovinetta arriva e riprende a ringraziare, mentre io le passo la bici.

«Spero di non averle dato problemi»

«Ma no, è una brava bici, se n’è stata qui tranquilla e non ha dato fastidio»

Apprezza l’umorismo ma poi rovina tutto uscendosene fuori con questa domanda:

«Ti posso abbracciare?»

E lì viene fuori il misogino che sono diventato, a pochi giorni dai 54 (il prossimo D-Day): metto le mani avanti e dico semplicemente di no.

Lei capisce e si sente palesemente imbarazzata della richiesta, ma ringrazia sentitamente e se ne va pedalando.

Poi m’è spiaciuto, d’essere stato brusco. Ma almeno il favore l’ha apprezzato.

Probabilmente avrà pensato “i portieri notturni sono davvero tipi strani”

Non so dargli torto.

venerdì 3 maggio 2024

Antefatto:

quattro anni fa, il terribile morbo ci costringeva a una difficilissima prova. Terminata la quarantena, chi poteva lavorava in pigiama da casa, ma noi che siamo negli alberghi -portieri, cameriere, facchini e quant’altro- non poteva certo demandare da casa. Bisogna essere lì, sul posto. E quindi, alberghi chiusi e cassa integrazione.

Però, una volta usciti fuori, approfittai del tempo. Che altro potevo fare?

A parte diverse camminate -sono stato sul Falterona, sotto la neve e con le ciaspole, ricordo che il Falterona è un ottomila, l’unico mai scalato da Messner- una delle cose che facevo più volentieri era leggere. Libri su libri, almeno due volte a settimana andavo e venivo dalle biblioteche della città, sia quelle comunali che la nazionale, a prendere tomi che terminavo in pochi giorni.

Essendo un grande appassionato di storia, tra i miei libri preferiti c’erano ovviamente quelli del professor Barbero, ma anche volumi epici come la Nova cronica di Giovanni Villani e i romanzi di Carla Maria Russo, in particolare Il cavaliere del Giglio.

E lì scoprii delle storie bellissime. E pensavo “Ma guarda, ci verrebbe fuori un romanzo storico”

Perché no? Perché non scriverlo? (lo so che state pensando al meme di Bilbo Baggins)

Eccolo qua. Dopo lunghe ed elaborate ricerche da parte mia e scrittura a tratti folle -sono molto incostante, passo mesi senza toccare penna o tastiera, poi butto giù 3 capitoli in una giornata- un’attenta revisione e impaginazione da parte della bravissima Marina Cappelli di Libriamo e la splendida copertina di Roberto Rog Gigli, il mio pri--- anzi, diciamola meglio: ho il grande onore di presentare il mio primo romanzo storico. Ovviamente ambientato in Toscana, nel XII secolo.

C’è la guerra, certo. Duri e feroci scontri tra cittadine toscane -come ci garba menarci tra di noi, a fare peggio ci sono solo gli scozzesi, hanno rovinato la Scozia- ma anche contro Roma e Milano. Amicizie intense, profonde rivalità e contrasti duri, eventi storici famosi, l’Imperatore. E un orgoglio comunale smisurato.

Come sempre, è un’autoproduzione; io, i soldi, me li spendo così: libri. O li compro o me li pubblico. Per chi lo desiderasse, lo può trovare tramite il sito della Marina -deve ancora finire la pagina, un pò di pazienza- che peraltro questo fine settimana lo porta alla fiera di Dicomano (Fi). Oppure il fine settimana 1 e 2 Giugno a Castello Comix a Castelfiorentino, sempre Fi (ho preso il fine settimana libero).

Per chi vuole -e puote- mi troverà lì.

Il vostro marce :)



giovedì 18 aprile 2024

Ho ripreso parecchia voglia di scrivere. Tra poco meno di un mese dovrebbe arrivare una nuova, piccola creatura  -no, non ha quattro zampe, non bisogna bagnarla con l’acqua e non la si deve nutrire dopo la mezzanotte- in più ho buttato giù una cosa enorme, un paio più piccole e nel frattempo mi sono iscritto a qualche concorso. Mi tengo attivo, ecco.

Adesso che è arrivata la primavera e non sono ancora i 45 gradi estivi che, molto probabilmente, saranno anche 50, mi piace uscire e camminare. Ovviamente il pomeriggio, dopo le classiche 5-6 ore di sonno e un caffè da mezzo litro -non sto scherzando, io bevo il caffè americano nella classica tazza alta-

Uno dei miei luoghi preferiti è il Giardino dello Stibbert, dove mi prendo una bibita fresca al bar fuori dal museo e posso rilassarmi seduto a un tavolo, con un libro o un quadernetto dove prendo appunti, come questa storia. Mi piace soprattutto mettermi in uno dei tavolini defilati e ascoltare le storie delle persone che si siedono.

Ci sono due coppie sui 50 anni, che parlano amabilmente tra loro. I più magri sono qui di Firenze, lui sta praticamente disteso su di lei, gli occhiali da sole gli si sono fusi con la tempia e fuma incessantemente la sigaretta elettronica. I due più grassottelli vengono dall’est Europa che è sotto le bombe, non si tengono neanche per mano e fumano nel modo tradizionale. Non potrebbero essere due coppie più diverse ma sembrano molto amici.

C’è una coppia abbastanza giovane, con bambina che avrà sui 5 anni e immancabile Barbie sottobraccio. Lei e la bambina sono ben vestite, lui ha una t-shirt con le patacche di sugo. Le femmine mangiano un gelato, lui sbrana un panino con 50 chilotoni di calorie, poi si mette in disparate per fumare. La moglie dice che vorrebbe fumare anche lei, la figlia, in braccio, la stoppa subito «Mamma, no, te non fumi». La mamma, rassegnata, dice «Va bene, non fumo»

C’è una coppia giovane che, miracolo, non sta al cellulare. Chiacchierano amabilmente ma sono troppo lontano per sentirli. Ma vedo lui che si alza, entra nel bar e porta da bere a lei. Anche da distante noto bene lo sguardo ammaliato di lei quando lui torna con la bibita; ma potrebbe anche aver ucciso il drago, o scalato la torre per salvarla (ma poi lei salva lui).

Arrivano due coppie di anziani. I maschi, con una certa difficoltò, si mettono a sedere; le signore, decisamente più arzille, gli chiedono cosa desiderino. Entrambi prendono il gelato, ma uno di loro dice che vuole un “Pinguino”.

«Perchè il Pinguino?» chiede la consorte.

«Perchè è più leggero»

«Mah, se tu devi peccare, pecca alla grande!» La moglie ha argomentazioni convincenti  -stavo quasi per andare a prendermi un gelato pure io- perciò lui si ricrede chiedendogli un gelato più buono e, dal suo punto di vista, più grasso. Le signore entrano nel bar. Lui si rivolge all’amico:

«A stà fermo, sto ingrassando a tutta Randa!»

«Che tussei tornato, a vedè I lavori ai’tranvai?»

«No, sieee! Ora lì fanno laggiù, sui viali! O chi c’arriva?»

«Eh, lo so. Qui allo Statuto l’hanno finiti, purtroppo»

Giuro, l’ha detto sul serio.

In una domenica pomeriggio, non ho letto molto, del libro che mi ero portato. Non vorrei stesse arrivando il momento che debba andare pure io a visionare i lavori del tram.

sabato 13 aprile 2024

Devo ammettere una cosa: dove lavoro adesso, rispetto al tre stelle che mi ha tenuto soggiogato per vent’anni, ci sono molte più persone belle. Sarà la categoria, il maggiore rilassamento della clientela, il tempo perfetto per la visita della città -non piove e non è il caldo esagerato dell’estate- ma sono tutti sereni e felici di essere a Firenze. Rientrano, la sera dopo cena, con un radioso sorriso stampato in faccia. Sono veramente quei casi in cui il portiere d’albergo è il miglior lavoro al mondo.

Ecco quindi che, mentre sono lì a inserire dati di fatture su un file excel, conteggiare le auto nei garage e stampare fogli per caffetteria e governante, rientra in albergo questa coppia che, a prima vista, darei come mia coetanea. Lui è alto, leggermente stempiato, baffi, pizzo e un sorriso che arriva un quarto d’ora prima; lei non è tanto più bassa e ha un che di Kathleen Turner. Per uno come me, che ha rivisto “All’inseguimento della pietra verde” un centinaio di volte solo per ammirare l’attrice, che mi ha provocato profondi turbamenti adolescenziali, è pura gioia per gli occhi.

Rallentano la loro camminata quando passano davanti al bancone. È evidente che vogliono comunicare qualcosa, perciò smollo computer e fogli vari e gli dò tutta la mia attenzione. Lei, visibilmente eccitata, ha la totale necessità, assolutamente impellente, di riferire, allo sconosciuto portiere di notte, un evento che segnerà per sempre le loro vite:

«We are just engaged!» (ci siamo appena fidanzati)

Devo aver mostrato denti che neanche immaginavo di avere. Lei mi chiede come si dice “engaged” in Italiano. Io riferisco e lei prova, con scarsi ma teneri risultati, a ripetere. Lui ci ascolta levitando a 10 centimetri da terra, sta percependo la mia profonda invidia nei suoi confronti.

E poi, la parte più bella.

«Questa città è magica, grazie»

Grazie. Come se fosse merito mio, se una città con più di un millennio di storia riesce ancora far nasciere nuovi amori, creare emozioni, smuovere cuori e menti. L’amor che muove il sole ecc. ecc.

Mannaggia a te, ghibellin fuggiasco. Avevi già capito tutto.

venerdì 5 aprile 2024

Abbiamo avuto, come cliente, una signora francese di quasi 80 anni. Ha soggiornato in albergo quasi due settimane.

È una signora decisamente attiva, che si mantiene in forma camminando. Una sera rientrò quasi a mezzanotte affermando che era stata al Maggio musicale -davano Bach- e si era fatta sia l’andata che il ritorno a piedi. Dato che l’albergo dove lavoro è quasi in Santa Croce, sono due chilometri e mezzo. Non paga, ridiscese poco dopo, dalla camera, per un’ulteriore passeggiata.

Ogni volta che rientrava si metteva a parlare. Con tutti, e i colleghi del giorno non sono sempre predisposti alla chiacchiera. Per me è diverso, io lavoro quando tutti dormono, quindi posso prendermela comoda e parlare un po'. La signora, peraltro, si ostinava a voler parlare italiano con risultati buffi. Chiamava il riscaldamento “califazione” -evidentemente ha studiato anche lo spagnolo- o parole francesi totalmente italianizzate.

Ha volte aveva pretese un po' strambe: per Pasqua voleva fare colazione prima delle 7 per essere in prima fila, dentro al Duomo, a vedere la colombina che va ad appiccare il fuoco al “Brindellone”, il carro che scoppia. Solo che pretendeva che l’accompagnassi su a prendersi le sue cibarie. Ovviamente non potevo, sia perché non posso lasciare il bancone sia perché la caffetteria è solo per il personale. Così chiamai la ragazza che era d’apertura per riferirgli delle necessità della signora francese. La ragazza avrà indubbiamente alzato gli occhi al cielo, poi ha preparato e il facchino le ha portato giù la sua colazione: una bella zuppiera di frutta, che la signora ha consumato al bar.

Un paio di giorni prima della sua partenza, sapendo che non sarei stato in turno perché ero di riposo, la signora prima risalì in camera, poi ne discese con dei regali: un cappellino modello “basco” e un gilet. Non sono tipo che indossa questo genere di oggetti, ma lei ci teneva molto, quindi ho preso il gilet. Mi ci sono fatto la foto dopo il turno, negli spogliatoi, prima di cambiarmi e andare a casa, mi sentivo molto Guy Pierce in L.A. Confidential, solo senza fondina ascellare In effetti potrebbe essere comodo e caldo, in inverno. E poi non è male vestirsi eleganti, ogni tanto. Scusate se nella foto sono serioso, di solito non lo sono affatto.

Al cambio turno, i colleghi mi hanno detto che, molto probabilmente, quel che ha voluto regalarci sono cose del suo marito, defunto da tempo. Sarà così? Non lo so, ma sono oggetti. Ma mi piace continuare a pensare che li abbia comprati apposta per noi del ricevimento.

Comunque il basco è ancora qui.

Però è sempre bello, avere questa clientela, che non i soliti “I wanna a biggerroom!”



domenica 10 marzo 2024

La gente è svagata. Ma svagata forte.

Alle 2.30, in piena operazione notturna, arriva una telefonata con inconfondibile prefisso internazionale:

«Hotel ***** buonasera, sono marcello, come posso esserle utile?»

«Buonasera… parla inglese?» recita una titubante voce in tale lingua.

«Certamente, come posso aiutarla?»

«Volevo controllare la mia prenotazione»

«Certamente, vediamo subito. Mi dica a che nome è e la data d’arrivo»

Il cliente mi dice il nome e la data. Rapido controllo sul gestionale alberghiero ma non la trovo.

«Non la trovo, è sicuro della data? Ha prenotato sotto un altro nome?»

«No, sono sicuro»

«Attenda un attimo, per favore, controllo le pratiche cartacee»

Abbasso la cornetta a mi fiondo all’archivio del retro. Estraggo tutte le pratiche del giorno -in Aprile- e comincio a spulciare, sia delle confermate che delle cancellate, giusto per essere sicuro. Ma non a trovo. Riprendo la cornetta.

«Signore, mi spiace, ma non riesco a trovare la sua prenotazione»

«Ecco…. In realtà non ricordo in quale hotel ho prenotato, quindi faccio delle telefonate per… cercarlo…»

….

«Ehm…. Signore, è vero che qui a Firenze, di alberghi di questa categoria, non ce ne sono molti, ma sarà una ricerca piuttosto lunga, se intende chiamarli tutti…»

«Ehhhhmm… si, lo so… eh eh eh»

«Comunque, le assicuro che, qui da noi, non ha prenotato»

«La ringrazio, è stato molto gentile, buona giornata»

«Buona giornata a lei e buona fortuna»

Riattacco.

Non posso non fare a meno di pensare che, come dicevo all’inizio, la gente è parecchio svagata. Costui aveva prenotato un albergo a Firenze per il mese prossimo, chiaramente includendo il volo intercontinentale e voli domestici europei, più eventuali altre strutture ricettive immagino, inserendo i dati della cc. E poi dimentica dove ha prenotato. Ma una mail? Boh.

Spero per lui che ritrovi l’hotel e si segni scrupolosamente tutto, date e luoghi.

Perché, altrimenti, credo che un collega notturno, qui a Firenze, il prossimo Aprile attenderà invano un cliente che non si presenterà, emettendo quindi una fattura pagata come “no show”.

sabato 3 febbraio 2024

 

😲-Ma cos...

😻-Meow!!! Odore di salsicce!

😠-SPARISCI SUBITO!

😽-Purr purr, bello il mio bipede! Ti voglio bene, puuuuurrrrrr... assaggino!

😠-Grrrr, mostriciattolo, io ti... ti...

😽-Eddai, sono carino e coccoloso!

😕-Solo ora!

😽-No, sempre. Puuuuurrrrr....

Gatto ruffiano. Non so perchè lo tengo ancora in questa casa.

Ma prima o poi, faccio uscire il vicentino che è in me e lo metto in padella 😈



sabato 27 gennaio 2024

Che te lo dico a fare?

Un vecchio classico del lavoro d’albergo: lo scherzo telefonico. Ma stavolta con un lieto fine.

Lieto fine per il portiere.

Poco dopo aver iniziato il turno, arriva questa telefonata.

Primi due enormi, giganteschi, stratosferici indizi che sia uno scherzo: arriva da fuori. Non è una chiamata interna, fatta con il telefono di servizio delle camere. Arriva proprio dall’esterno. Ma soprattutto, è un numero anonimo.

Giovani Jedi, credono di infinocchiarmi così. Non hanno sufficiente fede nella forza. Anzi, nello sforzo.

«Hotel ****** sono marcello, buonasera, come posso esserle utile»

«Senta, mi fa portare una bottiglietta d’acqua alla camera xyz?»

«Ma certamente signora, arriva subito»

«Grazie»

Riattacco a questa voce italiana, femminile e particolarmente giovane, probabilmente adolescente. E vabbè, so’ ragazzi. Si divertono così.

Giusto per scrupolo, dò una controllata: la camera in questione è vuota e l’unica occupata, a quel piano, è alcuni numeri più in là, peraltro da americani. Ma non avrei comunque fatto arrivare nessuna bottiglia d’acqua: se un cliente chiede un servizio, deve chiamare dal telefono interno.

Rimango però vigile, mentre continuo a svolgere, diligentemente, il lavoro notturno.

Ed ecco che, dopo qualche minuto, arriva una nuova chiamata esterna. Sempre numero anonimo. Stavolta non faccio a tempo a pronunciare la formuletta classica, che la voce dall’altra parte, piuttosto piccata, esordisce così:

«Senta, ma la mia bottiglietta d’acqua?»

«Mi scusi moltissimo, signora, arriva subito. Rimanga un momento in attesa»

Stavolta abbasso la cornetta ma non la riattacco. La poso semplicemente sul bancone. E riprendo a svolgere il mio lavoro come se niente fosse. Passano almeno dieci minuti buoni fino a che non controllo il display del centralino: la chiamata è ancora attiva.

La ragazza è ancora lì che aspetta. Probabilmente lei e qualche complice sperano che il portiere dia in escandescenza urlando parolacce da riportare sui social.

Riprendo la cornetta.

«Signora, mi scusi. È ancora in attesa?»

«Eh si!»

«Bravissima! Ci resti ancora un po', per favore»

E riabbasso la cornetta. Ma stavolta la ragazza capisce che l’ho sgamata e riattacca.

Non puoi farcela con me, giovane scherzona. Tu non puoi passare (cit.)