venerdì 15 maggio 2026

L’errore di fondo è sempre quello del non stare rinchiusi dentro, del voler fare qualcosa, dell’impegnarsi. A volte non conviene. Non conviene affatto.

Ore 05.00, sono nel retro ad archiviare una caterva di pratiche quando sento, in lontananza, un rumore metallico su pietra.

Decido di andare a vedere cosa succede. Vado all’ingresso dell’albergo, giro la chiave, apro e mi affaccio: qualche simpaticone ha staccato un palo segnaletico e lo ha trascinato sulle pietre che compongono il selciato della strada per poi lasciarlo lì, a pochi metri dall’ingresso e proprio nel mezzo alla via.

Una persona perbene farebbe mai una cosa del genere? No. Ma a queste ore antelucane di persone perbene non se ne incontrano molte. Decido di fare qualcosa, appunto; perché non sono uno da “me ne frego”. Io sono uno da “mi impegno”. Perciò apro del tutto la porta, percorro dieci metri, prendo il palo e lo sposto di lato, in modo che non dia fastidio.

Ma purtroppo in quel momento due tipi, vista la porta aperta, entrano dentro l’albergo.

Ottimisticamente penso che siano clienti; ora li fermo, gli chiedo di mostrarmi la tessera magnetica della camera e li lascio andare su, ma capisco subito che non è così. Uno potrebbe passare come Babbo Natale, se avesse un vestito rosso con bordi bianchi; il più giovaneha capelli ricci e barba non curata che sembra un cattivo di un film con Schwarzenegger. E come i veri malvagi è già al bancone.

Il Babbo Natale in incognito mi chiede se ho una camera, ma da persone così mi periterei anche a vendergli uno spillo, quindi no, mi spiace ma siamo al completo. Al che il più giovane sbatte la mano sul bancone e in inglese spara:

«Chiama un taxi!»

Quello anziano scuote la testa ed esce, mettendosi a sedere sugli scalini davanti all’albergo, ma l’altro purtroppo ha deciso di diventare un mio problema e niente e nessuno gli farà cambiare idea.

Mi si avvicina e la puzza dell’alcool è tale che pure i lavoratori di una distilleria di Limerick rimarrebbero nauseati.

«Chiama un taxi!»

«Mi spiace, i taxi li posso chiamare solo per i clienti.»

«Allora dammi una camera e poi mi chiami un taxi!»

Cerco di distanziarmi per evitare il suo alito, ma lui insiste ad avvicinarsi, il che non promette affatto bene. Cerco di buttarla sullo psicologico -e io di psicologia non ci capisco un’acca-

«Io vorrei capire perché tutti i matti capitano qui. Ma ce l’avete con me? Cosa vi ho fatto di male? Vi siete messi tutti d’accordo?»

«Tu sei uno stupido! Non me ne frega un ****! Io voglio un taxi!»

«La mia vita dev’essere stata davvero sbagliata se avete deciso di tormentarmi così. Lei è altamente alterato, nessun tassista la farà mai salire su un taxi, si arrabbierebbero con me se lo facessi e avrebbero ragione. Quindi non glielo chiamerò, se ne vada per favore.»

«CHIAMA QUESTO ***** DI TAXI!»

«Le chiedo ancora di andarsene, altrimenti sarò costretto a chiamare la polizia.»

«NON ME NE VADO FINO A CHE NON MI CHIAMI IL ***** DI TAXI!»

Vado dietro al bancone e compongo il 112. Mentre parlo con l’operatrice riferendogli i miei dati, lui si appoggia al bancone dicendo ogni tipo di parolaccia possa mai esserci in inglese. Mi passano la polizia e devo ridire i miei dati e spiegare un’altra volta il problema (nel frattempo lui potrebbe benissimo venire dietro al bancone e piegarmi come fa Bender con le sbarre d’acciaio.)

Parlato con la polizia, riattacco e dico al simpaticone: «La polizia sta arrivando, vedrà che bel taxi azzurro.»

Non so se capisce perché continua a infamarmi, ma nel giro di pochissimo la volante è già davanti all’albergo, probabilmente erano in Piazza della Signoria. Perciò apro la porta e due marcantoni alti quanto LeBron entrano, mi salutano e capiscono al volo dirigendosi verso il tipo che si fa piccoletto e inizia a dire che lui voleva solo un taxi. Il poliziotto, con una calma e una pazienza che la metà basterebbero, ci parla e lo invita a seguirli fuori. In quel momento non mi rendo neanche conto cosa gli stia dicendo perché sto allentando la tensione, le ginocchia iniziano a tremare e non smetteranno fino all’ora di staccare il turno di lavoro. Mi viene solo da dire grazie e dentro di me pensare che, a dispetto di certi terribili fatti di cronaca, la grande maggioranza dei tutori dell’ordine sono persone eccelse.

Prima di richiudere dò un’occhiata all’esterno e il Babbo Natale è sparito. Probabilmente, alla vista della volante, ha deciso di tornare oltre il circolo polare artico di corsa. Calcolando i giorni in cui è avvenuto questo fatto, a quest’ora dovrebbe essere quasi sulle coste del Baltico.

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