L’errore di fondo è sempre quello del non stare rinchiusi dentro, del voler fare qualcosa, dell’impegnarsi. A volte non conviene. Non conviene affatto.
Ore 05.00, sono nel retro ad
archiviare una caterva di pratiche quando sento, in lontananza, un rumore
metallico su pietra.
Decido di andare a vedere cosa
succede. Vado all’ingresso dell’albergo, giro la chiave, apro e mi affaccio:
qualche simpaticone ha staccato un palo segnaletico e lo ha trascinato sulle
pietre che compongono il selciato della strada per poi lasciarlo lì, a pochi
metri dall’ingresso e proprio nel mezzo alla via.
Una persona perbene farebbe mai una
cosa del genere? No. Ma a queste ore antelucane di persone perbene non se ne
incontrano molte. Decido di fare qualcosa, appunto; perché non sono uno da “me
ne frego”. Io sono uno da “mi impegno”. Perciò apro del tutto la porta,
percorro dieci metri, prendo il palo e lo sposto di lato, in modo che non dia
fastidio.
Ma purtroppo in quel momento due tipi,
vista la porta aperta, entrano dentro l’albergo.
Ottimisticamente penso che siano
clienti; ora li fermo, gli chiedo di mostrarmi la tessera magnetica della
camera e li lascio andare su, ma capisco subito che non è così. Uno potrebbe
passare come Babbo Natale, se avesse un vestito rosso con bordi bianchi; il più
giovaneha capelli ricci e barba non curata che sembra un cattivo di un film con
Schwarzenegger. E come i veri malvagi è già al bancone.
Il Babbo Natale in incognito mi chiede
se ho una camera, ma da persone così mi periterei anche a vendergli uno spillo,
quindi no, mi spiace ma siamo al completo. Al che il più giovane sbatte la mano
sul bancone e in inglese spara:
«Chiama un taxi!»
Quello anziano scuote la testa ed
esce, mettendosi a sedere sugli scalini davanti all’albergo, ma l’altro
purtroppo ha deciso di diventare un mio problema e niente e nessuno gli farà
cambiare idea.
Mi si avvicina e la puzza dell’alcool
è tale che pure i lavoratori di una distilleria di Limerick rimarrebbero
nauseati.
«Chiama un taxi!»
«Mi spiace, i taxi li posso chiamare
solo per i clienti.»
«Allora dammi una camera e poi mi
chiami un taxi!»
Cerco di distanziarmi per evitare il
suo alito, ma lui insiste ad avvicinarsi, il che non promette affatto bene.
Cerco di buttarla sullo psicologico -e io di psicologia non ci capisco un’acca-
«Io vorrei capire perché tutti i matti
capitano qui. Ma ce l’avete con me? Cosa vi ho fatto di male? Vi siete messi
tutti d’accordo?»
«Tu sei uno stupido! Non me ne frega
un ****! Io voglio un taxi!»
«La mia vita dev’essere stata davvero
sbagliata se avete deciso di tormentarmi così. Lei è altamente alterato, nessun
tassista la farà mai salire su un taxi, si arrabbierebbero con me se lo facessi
e avrebbero ragione. Quindi non glielo chiamerò, se ne vada per favore.»
«CHIAMA QUESTO ***** DI TAXI!»
«Le chiedo ancora di andarsene,
altrimenti sarò costretto a chiamare la polizia.»
«NON ME NE VADO FINO A CHE NON MI
CHIAMI IL ***** DI TAXI!»
Vado dietro al bancone e compongo il
112. Mentre parlo con l’operatrice riferendogli i miei dati, lui si appoggia al
bancone dicendo ogni tipo di parolaccia possa mai esserci in inglese. Mi
passano la polizia e devo ridire i miei dati e spiegare un’altra volta il
problema (nel frattempo lui potrebbe benissimo venire dietro al bancone e piegarmi
come fa Bender con le sbarre d’acciaio.)
Parlato con la polizia, riattacco e
dico al simpaticone: «La polizia sta arrivando, vedrà che bel taxi azzurro.»
Non so se capisce perché continua a
infamarmi, ma nel giro di pochissimo la volante è già davanti all’albergo,
probabilmente erano in Piazza della Signoria. Perciò apro la porta e due
marcantoni alti quanto LeBron entrano, mi salutano e capiscono al volo
dirigendosi verso il tipo che si fa piccoletto e inizia a dire che lui voleva
solo un taxi. Il poliziotto, con una calma e una pazienza che la metà
basterebbero, ci parla e lo invita a seguirli fuori. In quel momento non mi
rendo neanche conto cosa gli stia dicendo perché sto allentando la tensione, le
ginocchia iniziano a tremare e non smetteranno fino all’ora di staccare il
turno di lavoro. Mi viene solo da dire grazie e dentro di me pensare che, a
dispetto di certi terribili fatti di cronaca, la grande maggioranza dei tutori dell’ordine
sono persone eccelse.
Prima di richiudere dò un’occhiata
all’esterno e il Babbo Natale è sparito. Probabilmente, alla vista della
volante, ha deciso di tornare oltre il circolo polare artico di corsa.
Calcolando i giorni in cui è avvenuto questo fatto, a quest’ora dovrebbe essere
quasi sulle coste del Baltico.
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