domenica 12 luglio 2026

Sono le due del mattino e sento urlare per strada.

Dato che poco fa è appena terminata una partita del mondiale, mi aspetto che siano cittadini di quella nazione extracomunitaria che ha vinto l’incontro.

Inglesi.

Poiché sono un maledetto curiosone, vado ad aprire e mi affaccio: sono in tre, avranno sui trenta: due ragazzoni con il classico bicchierone di liquido giallastro e una ragazza pel di carota e viso rubicondo che urla la gioia di vedere finalmente la sua nazionale in semifinale, cosa che non capita molto frequentemente -anche se è meglio non dica niente, visti i risultati della nostra nazionale-. La ragazza si volge anche verso di me e urla la sua felicità: «Abbiamo vinto! Avanti Inghilterra!» (We won! Come on England!)

Io non posso che sorridere e alzare il pollice. In quel momento, nella piazzetta, c’è una coppietta giovane seduta su degli scalini. Il ragazzo si stende, palesemente strafatto. Uno degli inglesi mi si avvicina:

«Secondo me quei due sono americani.»

Io rido, ma poi saluto e richiudo, scandalizzato dalle crocs rosa con calzini a pois indossate dalla ragazza.

Questi extracomunitari non conoscono la decenza dell’abbigliamento.

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