Ecco questa è capitata, ne sono certo, a tutti i miei colleghi che lavorano in portineria alberghiera.
Sono lì che archivio pratiche,
verso le due di notte, quando sul pc entrano una serie di prenotazioni e
relative cancellazioni.
Un continuo, senza sosta, una
dietro l’altra. Almeno una ventina, nel giro di poco meno di un’ora.
Prenotazione e cancellazione. E così via.
Ne apro qualcuna, giusto per
curiosità: il nominativo è lo stesso, sempre quello. Cambiano alcune date, ma
di pochi giorni, e la tipologia di camera, ma non sempre.
Penso che sia un BOT, cioè un
programma che testa la rapidità con cui il gestionale gestisce in tempo reale
l’ingresso di prenotazioni, modifiche e cancellazioni, con la camera che
sparisce dalla disponibilità e poi torna nuovamente disponibile sulle varie
piattaforme di prenotazione. Probabilmente il motivo è quello. Chiaramente non
stampo tutto, mi limito alla pagina della cancellazione, evidenziando il numero e scrivendo solo “subito cxl”, perché poi il foglio lo lascerò
per i colleghi dell’ufficio, quando entreranno in servizio la mattina. Sono
comunque una ventina fogli ma vanno stampati.
Tuttavia, mi piace pensare
che, dall’altro capo del mondo, ci sia una coppia che decide di mettersi a
prenotare l’albergo fiorentino dove soggiorneranno nella loro vacanza italica.
E io ci vedo la persona al computer che prenota mentre accanto ha il compagno/a
che gli dice, con un taccuino in mano: «Prenota questa. No, aspetta, cancella! Meglio
questi giorni. Ma che camera hai prenotato? No, questa no, cancella. Facciamo
quest’altra. E se fosse meglio quella precedente, come rapporto qualità-prezzo?
Cancella e riprenota questa. No, meglio quest’altra.»
E la persona che prenota che
alla fine sbotta: «Non ce la faccio più!»
In dialetto torinese,
ovviamente.

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