Una cliente americana si avvicina al bancone con aspetto timoroso.
Sfodero il mio miglior sorriso e la
invito a porre la sua domanda. Lei, tranquillizzata dalla mia piena
disponibilità, prende sicurezza e inizia a parlare:
«Domani abbiamo un tour della Toscana.
Il punto di ritrovo è porta Romana, ma se io faccio una ricerca mi appaiono le
immagini della porta di una cinta muraria.»
Sorrido e spiego alla signora che la
parola italiana “porta” si può usare sia per la porta classica “door” che per
“gate” che in inglese definisce le porte delle mura antiche che circondavano le
città europee. Il ritrovo per il tour in realtà è in Piazza della Calza, quella
interna alle mura; almeno quel tratto rimasto dopo la distruzione apportata dal
Poggi nel 1880 -sigh-
Stabilito quindi il punto esatto di
ritrovo apro l’applicazione di una delle compagnie di taxi ed effettuo la
prenotazione per una macchina che, la mattina dopo, porti la signora e il
marito nella piazzetta. Questi, il classico americano grande e grosso e che se
ne era rimasto in disparte, prende anche lui sicurezza e si avvicina.
«Ma la porta è aperta, vero?»
Se mi alzi la palla io schiaccio che
Myram Sylla scansati proprio!
«Certo. Noi fiorentini la chiudiamo
solo quando arrivano eserciti nemici da sud.»
La coppia ride. Il marito, non pago,
chiede:
«E quando è successo l’ultima volta?
Quando arrivò il nostro esercito durante la guerra?»
«Oh no, è stato 500 anni fa: esercito
spagnolo con mercenari tedeschi.»
«Ah, speriamo non arrivino domani,
altrimenti non andiamo in tour e l’abbiamo già pagato.»
Grasse risate da parte di tutti e tre,
poi loro si allontanano riflettendo a voce alta che al tempo di quell’evento
gli Stati Uniti non esistevano ancora.
Però mi diverto troppo a raccontare ai
turisti queste piccole storie. Anche se ho glissato sul fatto che Firenze si
arrese al malvagio Carlo V, alla fine di quell’assedio.
Cattivi spagnoli, ci vorrebbero ancora
i marines e…
Ah, no. Visto chi comanda attualmente,
teniamoci i lanzichenecchi.
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