Alzarsi alle 14.30 dopo un turno di notte insonne e trovarsi con la moglie che, casco in testa, mi passa una scopa con l'ordine di pulire tutta casa mentre lei va al lavoro, è divertente come andare nell'aldilà e trovare le 72 vergini che "oggi è il nostro compleanno, pretendiamo un regalo spontaneo, fresco, divertente. Lo sai che abitiamo proprio di fronte ad un negozio Limoni?"
I limoni curano il cancro, ma distruggono il portafoglio.
Come lei chiude la porta alle sue spalle, mi ritrovo con una scopa in mano ed accanto, un secchio ed uno spazzolone.
Dal secchio, il grido lamentoso di un cencio in procinto di affogare.
Ma io non sono un bagnino.
Non questa mattin.... questo pomeriggio.
L'errore tattico è uscire di casa senza adeguata quantità di caffeina. Possibilmente sparata direttamente in endovena.
Computer rotto da qualche giorno.
Negozio generico di elettronica.
Commesso.
"Per salvare i dati del vecchio pc ti occorre un "case" con adeguato cavetto. Quanti anni ha il pc?"
"Ehm.... più di 10"
"Eh, allora non ce l'ho, sono cambiati sia i case che i cavetti. Devi andare in un negozio di elettronica specializzato"
Esultanza e giubilo (si nota il sarcasmo?)
Vabbè, a salvare i dati c'ho tempo. Il pc non scade, come lo yogurt ed i settimanali di satira (cit. Serra). Stà lì, fermo e muto. E poi foto e filmati delle bimbe ed i file word di storie varie, sono al sicuro in due dischi rigidi portatili.
Solo che me ne occorre uno nuovo, di pc.
Lì, commetto l'errore.
Di leggere gli "sconti rottamazione".
E farmi prendere dalla smania del risparmio. Soldi. Nuovo pc. La sgamo. Frego tutti.
Alzo il ditino pronto alla domanda.
Ma lui capisce tutto. La sua faccia assume il sorrisetto e l'espressione mliziosa di un dirigente di una qualsiasi squadra europea che dice "Ah, così voi della Viola volete tizio con prestito gratuito e diritto di riscatto, eh?"
"Ovviamente la rottamazione vale solo per gli apparecchi funzionanti"
Io lì con il ditino alzato e la bocca aperta tipo Fantozzi. Fermo come una statuina, neanche mi avesse appena congelato Elsa.
In quel preciso istante desiderai ardentemente un caffè. Subito. Ma l'unico bar era dall'altra parte della strada, totalmente sbarrata a causa il morbo tranviario. Lo bramavo come un tedesco dell'est che osservava una panetteria al di là del muro.
Scusate se questa settimana non ho scritto niente, ma la maggior parte delle volte, in albergo, fila tutto liscio. Almeno, durante questi turni di notte. Ed ho solo altre 12 ore prima di tornare a dormire. Ma ora ho un pc nuovo. Anche se senza usufruire degli sconti rottmazione. Difatti, ho anche un pc rotto...
Negozio generico di elettronica & affini, reparto la prossima volta lasciano che mi serva da solo.
Portiere d'albergo. Vorace lettore. Scrittore a tempo perso. Giocatore da tavolo. Nemico di un gatto. Depresso cronico. Attendo l'arrivo dei Vogon o, in subordine, il ritorno di Vladimir Ilic Ulianov.
venerdì 14 ottobre 2016
venerdì 7 ottobre 2016
Adoro scrivere, mi dà un piacere personale enorme, una soddisfazione unica ed impagabile, una piccola e modesta passione che va al di là del numero di "mi piace" sui post o sulla pagina. Lo farò comunque, anche se non mi dovesse leggere più nessuno.
Ma non voglio che diventi un'ossessione. Non può e non deve esserlo.
Perciò scrivo con parsimonia, quando ho tempo e voglia, spesso rivedendo e correggendo storie ed esperienze varie. In effetti ne ho già una mezza dozzina pronte, che ogni tanto rileggo (e puntualmente, dalla testa, spunta fuori un "Ma che troiaio! Che schifezza") e correggo; e senza contare tutto quel che devo ancora buttare giù. Perchè ne ho ancora tante, di storie da scrivere.
Solo che poi capitano fatti, cose, persone, eventi, che ti fanno mollare tutto e realizzare un'altra storia subito, furiosamente, ed accantonare momentaneamente le altre. Perchè non posso tenerla nascosta, manco si stia parlando di una rivista scandalistica che parla dell'ultima coppia scoppiata e deve uscire subito con l'edizione straordinaria di Angelina che dà il benservito a Brad. La devo dire immediatamente, di getto.
Domenica.
Farsi una domenica mattina di partenze con Uragano Kathrina è come essere sposati con il professor Raniero Cotti Borroni: un patema continuo, un'ossessione totale e definitiva. E' un'ottima lavoratice, sia perchè è davvero brava e sia perchè la adoro quando parla in russo o tedesco, ma ha questo amore indissoluto per la parola che psicologicamente, per noi che la affianchiamo, ha del devastante.
Perciò, verso le 12, quando scende un cliente a chiedere un tè verde, colgo l'occasione per sganciarmi da lei e filare al bar.
Il tipo in questione è un mediorientale giovane, con barba incolta di un 3-4 giorni ed espressione sofferente. Un'oretta prima era sceso e, in pieno marasma da check-out, aveva chiesto dove poteva trovare una farmacia aperta. Sembrava veramente avere problemi fisici. Poi era rientrato. E dopo era risceso dalla camera chiedendomi questo tè verde per vedere se gli passava il forte mal di stomaco che affermava provare.
Non sono uno che si fa dubbi. Se mi dicono una cosa, penso istintivamente sia vera. Perchè sono una persona sostanzialmente onesta e dò un pò troppo per scontato che lo siano anche gli altri, perchè non mi faccio paranoie e perchè sono anche un discreto bischero. Ma se uno afferma di non stare bene, di solito è così ed un tè glielo offro volentieri, anche se più che un tè verde sarebbe meglio acqua calda con limone. Ma lui vuole il verde. Ok, eccolo, non glielo metto neanche in conto, e glielo dico chiaramente. Si gioca la carta della solidarietà e si aiuta il prossimo, così il cliente si sente assistito ed apprezza. E poi una persona, anche uno sconosciuto portiere d'albergo come ero io per costui, che aiuta e mostra compassione, è un effetto placebo formidabile.
Ma come dico sempre: uno non è mai preparato. Non se lo aspetta. Anche un portiere come me, che ne sente e vede tante, ogni giorno da anni.
Perchè lui si lamenta dei dolori di stomaco e del fatto che alla farmacia di SMN non gli hanno dato le medicine che voleva, e perciò mi chiede così, come se fosse la cosa più normale del mondo ed io un esperto di farmacistica:
-Lei non sa dove posso trovare del Cialis?-
....
E mi guarda. E si stupisce del fatto che ricambio lo sguardo a bocca aperta, senza emettere fiato. E mi ripete la domanda. Ed a quel punto balbetto, non sicuro di aver capito il suo non perfetto inglese:
-Ci-Cialis?-
-Si, Cialis... sa, una medicina come il Viagra...-
-Ah.. eh... ok... no, non so proprio dove lo vendono-
Ed appare molto deluso. Ma a quel punto non posso non chiederglielo:
-Il Cialis serve contro il mal di stomaco?-
-Si, si può usare anche per quello-
-Ah.... non lo sapevo. Comunque per quel tipo di farmaco deve avere la prescrizione medica-
Dopo di che gli indico sulla piantina la posizione del pronto soccorso di Santa Maria Nuova per poi lo smollarlo lì al bar e filare in ufficio a sbrigare pratiche, ma per niente convinto della sua risposta.
La sera a casa, seduto sul divano con moglie accanto, gli racconto la storia (ci raccontiamo un sacco di cose, sul divano. Siamo dei pettegoli di prima grandezza), e lei, ovviamente, resta a bocca aperta:
-Ma il Cialis è un vasodilatatore, non penso che sia indicato per il mal di stomaco!-
Perciò le possibili conclusioni a cui sono giunto sono le seguenti:
A-fingeva il mal di stomaco perchè troppo timido per dire che ha un problema erettile (il che è un problema, sia la timidezza che ... il resto);
B-fingeva il mal di stomaco perchè troppo timido per dire che ha una forte ansia da "prestazione" (il che è un problema ben più grave);
C-aveva davvero mal di stomaco e seriamente convinto che il Cialis lo curi (il che non è un problema grave. E' un problema SERIO).
Ma qualsiasi sia la risposta, spero abbia capito che un portiere, anche desiderandolo con tutte le sue forze, non potrà mai essere un farmacista. E con tutto il mio massimo rispetto per i farmacisti e la loro nobilissima professione.
Ma non voglio che diventi un'ossessione. Non può e non deve esserlo.
Perciò scrivo con parsimonia, quando ho tempo e voglia, spesso rivedendo e correggendo storie ed esperienze varie. In effetti ne ho già una mezza dozzina pronte, che ogni tanto rileggo (e puntualmente, dalla testa, spunta fuori un "Ma che troiaio! Che schifezza") e correggo; e senza contare tutto quel che devo ancora buttare giù. Perchè ne ho ancora tante, di storie da scrivere.
Solo che poi capitano fatti, cose, persone, eventi, che ti fanno mollare tutto e realizzare un'altra storia subito, furiosamente, ed accantonare momentaneamente le altre. Perchè non posso tenerla nascosta, manco si stia parlando di una rivista scandalistica che parla dell'ultima coppia scoppiata e deve uscire subito con l'edizione straordinaria di Angelina che dà il benservito a Brad. La devo dire immediatamente, di getto.
Domenica.
Farsi una domenica mattina di partenze con Uragano Kathrina è come essere sposati con il professor Raniero Cotti Borroni: un patema continuo, un'ossessione totale e definitiva. E' un'ottima lavoratice, sia perchè è davvero brava e sia perchè la adoro quando parla in russo o tedesco, ma ha questo amore indissoluto per la parola che psicologicamente, per noi che la affianchiamo, ha del devastante.
Perciò, verso le 12, quando scende un cliente a chiedere un tè verde, colgo l'occasione per sganciarmi da lei e filare al bar.
Il tipo in questione è un mediorientale giovane, con barba incolta di un 3-4 giorni ed espressione sofferente. Un'oretta prima era sceso e, in pieno marasma da check-out, aveva chiesto dove poteva trovare una farmacia aperta. Sembrava veramente avere problemi fisici. Poi era rientrato. E dopo era risceso dalla camera chiedendomi questo tè verde per vedere se gli passava il forte mal di stomaco che affermava provare.
Non sono uno che si fa dubbi. Se mi dicono una cosa, penso istintivamente sia vera. Perchè sono una persona sostanzialmente onesta e dò un pò troppo per scontato che lo siano anche gli altri, perchè non mi faccio paranoie e perchè sono anche un discreto bischero. Ma se uno afferma di non stare bene, di solito è così ed un tè glielo offro volentieri, anche se più che un tè verde sarebbe meglio acqua calda con limone. Ma lui vuole il verde. Ok, eccolo, non glielo metto neanche in conto, e glielo dico chiaramente. Si gioca la carta della solidarietà e si aiuta il prossimo, così il cliente si sente assistito ed apprezza. E poi una persona, anche uno sconosciuto portiere d'albergo come ero io per costui, che aiuta e mostra compassione, è un effetto placebo formidabile.
Ma come dico sempre: uno non è mai preparato. Non se lo aspetta. Anche un portiere come me, che ne sente e vede tante, ogni giorno da anni.
Perchè lui si lamenta dei dolori di stomaco e del fatto che alla farmacia di SMN non gli hanno dato le medicine che voleva, e perciò mi chiede così, come se fosse la cosa più normale del mondo ed io un esperto di farmacistica:
-Lei non sa dove posso trovare del Cialis?-
....
E mi guarda. E si stupisce del fatto che ricambio lo sguardo a bocca aperta, senza emettere fiato. E mi ripete la domanda. Ed a quel punto balbetto, non sicuro di aver capito il suo non perfetto inglese:
-Ci-Cialis?-
-Si, Cialis... sa, una medicina come il Viagra...-
-Ah.. eh... ok... no, non so proprio dove lo vendono-
Ed appare molto deluso. Ma a quel punto non posso non chiederglielo:
-Il Cialis serve contro il mal di stomaco?-
-Si, si può usare anche per quello-
-Ah.... non lo sapevo. Comunque per quel tipo di farmaco deve avere la prescrizione medica-
Dopo di che gli indico sulla piantina la posizione del pronto soccorso di Santa Maria Nuova per poi lo smollarlo lì al bar e filare in ufficio a sbrigare pratiche, ma per niente convinto della sua risposta.
La sera a casa, seduto sul divano con moglie accanto, gli racconto la storia (ci raccontiamo un sacco di cose, sul divano. Siamo dei pettegoli di prima grandezza), e lei, ovviamente, resta a bocca aperta:
-Ma il Cialis è un vasodilatatore, non penso che sia indicato per il mal di stomaco!-
Perciò le possibili conclusioni a cui sono giunto sono le seguenti:
A-fingeva il mal di stomaco perchè troppo timido per dire che ha un problema erettile (il che è un problema, sia la timidezza che ... il resto);
B-fingeva il mal di stomaco perchè troppo timido per dire che ha una forte ansia da "prestazione" (il che è un problema ben più grave);
C-aveva davvero mal di stomaco e seriamente convinto che il Cialis lo curi (il che non è un problema grave. E' un problema SERIO).
Ma qualsiasi sia la risposta, spero abbia capito che un portiere, anche desiderandolo con tutte le sue forze, non potrà mai essere un farmacista. E con tutto il mio massimo rispetto per i farmacisti e la loro nobilissima professione.
venerdì 30 settembre 2016
Io non vi giudico.
Od almeno: non giudico le vostre scelte di vita. Giudico piuttosto, quello si, la maleducazione, gli atteggiamenti nervosi ed offensivi, la cafonaggine di cui, spesso e malvolentieri, siamo costretti a sopportare da parte di clienti simpatici quanto Jack incontrato in un buio vicolo londinese, il piccione che si fa beffe di Dastardly, un deputato italiano quando si lamenta che senza vitalizio non arriva a fine mese.
Non è importante se voi clienti d'albergo prenotate una matrimoniale e siete dello stesso sesso. O vi presentate con una persona che non è il/la vostro/a legittimo consorte. Non m'interessa, davvero. Non sono una sentiella in piedi. Casomai una tagliatella in piedi. Ma non è la mia vita. E' la vostra. Come canta Sheryl Crow: "If it makes you happy it can't be that bad". Viviamo in un mondo libero; usufruitene, finchè è possibile.
Ok, lo ammetto: se tutto quel che vi interessa di Firenze sono gli outlet di Prada e Gucci, mi rendete triste. Se trascorrete mezza giornata sul divano della hall a navigare in rete, piuttosto che andare a giro per i nostri musei, mi sembra un'incredibile perdita di soldi e tempo. Se girellare tra Duomo e Palazzo Vecchio è per voi l'occasione per cacciare animaletti digitalizzati piuttosto che ammirare tali superbe meraviglie, la trovo un'assurdità pazzesca. Ma non posso farci niente. Voi pagate per una camera d'albergo ed io offro il servizio. Ma per il resto, siete liberi di fare un pò quel che vi pare.
Quindi se preferite i pokemon a Firenze, me ne farò una ragione. E non vi giudicherò per le vostre passioni, i vostri hobby, le vostre piccole manie. Addirittura, pensate un pò, se tifate per colei-che-non-può-essere-nominata. Sono un fiorentino buono e generoso. Come tutti noi. Ricordatevi che abbiamo donato al paese un Presidente del Consiglio. E non ho sentito nessun grazie in merito (mi domando sempre il perchè).
Autobus.
Ho finito un turno d'ufficio simpatico e divertente come l'osservazione del monoscopio. Uno pensa che lavorare al bancone sia duro e pesante, ma ha una "dinamicità" che non esiste dietro, dove si sta seduti 8 ore; soprattutto se si tiene conto che porto sul viso due fondi di bottiglia, e stare con gli occhi fissi al pc a controllare le tariffe è veramente devastante. Perciò, arrivata l'ora del ritorno a casa, rinuncio alla mia solita camminata attraverso la stazione, e decido, per una volta, di farmela su uno degli splendidi e robanti mezzi dell'Ataf, che per arrivare a casa mia, a causa del morbo tranviario che imperversa in zona Statuto, percorre un pezzo di strada che Lewis & Clark a confronto facevano una passeggiata.
Appoggiato ad uno dei pali dell'autobus con la stessa verve di una ballerina di lap dance dopo una sessione ininterrotta di 12 ore, mi limito a tenere lo sguardo perso nel vuoto, mentre in cuffia mi arrivano le note dei Devo. In effetti è in quei momenti che mi sento molto "deinvoluto". Al mio fianco una ragazzetta asiatica intenta a manovrare un telefono che porrebbe una pietra tombale a diverse rate del mutuo. Davanti a noi due, un sedere, purtroppo non femminile, coperto appena al 60% da jeans che devono essere stati cuciti personalmente dal Signor Levi Strauss.
Improvvisamente, la ragazza asiatica punta il telefono davanti a sè, ed apre la mappa su dove ci troviamo adesso, per la precisione zona Fortezza da Basso. Ora, io non conosco il gioco; ho un telefono pagato una cinquantina d'euro al supermercato, non ho internet ed ho difficoltà anche a connettermi con il più potente dei wifi. Fatto sta che lei accende la telecamera e, proprio sul sedere semiscoperto e peloso davanti a noi, appare una bestiola animata. La ragazza attende qualche secondo, come Zayzev quando prende la mira, poi preme sulla "ball". Che parte e cattura l'animaletto virtuale.
Alzo lo sguardo da quel telefono così tecnologico rispetto al mio che sarebbe come mettere a confronto l'Enterprise con lo Sputnik, ed incrocio gli occhi a mandorla della ragazzetta. Si è accorta che stavo osservando. Gira lo schermo verso di me, a mostrare la sua recentissima cattura.
-Catch it- E' tutto quel che posso dire. Lei sorride, compiaciuta, e torna ad aggeggiare sul suo apparecchio. Io prendo il mio, e cambio musica. E' il momento di ascoltare la Crow.
"If it makes you happy, it can be that bad"
Od almeno: non giudico le vostre scelte di vita. Giudico piuttosto, quello si, la maleducazione, gli atteggiamenti nervosi ed offensivi, la cafonaggine di cui, spesso e malvolentieri, siamo costretti a sopportare da parte di clienti simpatici quanto Jack incontrato in un buio vicolo londinese, il piccione che si fa beffe di Dastardly, un deputato italiano quando si lamenta che senza vitalizio non arriva a fine mese.
Non è importante se voi clienti d'albergo prenotate una matrimoniale e siete dello stesso sesso. O vi presentate con una persona che non è il/la vostro/a legittimo consorte. Non m'interessa, davvero. Non sono una sentiella in piedi. Casomai una tagliatella in piedi. Ma non è la mia vita. E' la vostra. Come canta Sheryl Crow: "If it makes you happy it can't be that bad". Viviamo in un mondo libero; usufruitene, finchè è possibile.
Ok, lo ammetto: se tutto quel che vi interessa di Firenze sono gli outlet di Prada e Gucci, mi rendete triste. Se trascorrete mezza giornata sul divano della hall a navigare in rete, piuttosto che andare a giro per i nostri musei, mi sembra un'incredibile perdita di soldi e tempo. Se girellare tra Duomo e Palazzo Vecchio è per voi l'occasione per cacciare animaletti digitalizzati piuttosto che ammirare tali superbe meraviglie, la trovo un'assurdità pazzesca. Ma non posso farci niente. Voi pagate per una camera d'albergo ed io offro il servizio. Ma per il resto, siete liberi di fare un pò quel che vi pare.
Quindi se preferite i pokemon a Firenze, me ne farò una ragione. E non vi giudicherò per le vostre passioni, i vostri hobby, le vostre piccole manie. Addirittura, pensate un pò, se tifate per colei-che-non-può-essere-nominata. Sono un fiorentino buono e generoso. Come tutti noi. Ricordatevi che abbiamo donato al paese un Presidente del Consiglio. E non ho sentito nessun grazie in merito (mi domando sempre il perchè).
Autobus.
Ho finito un turno d'ufficio simpatico e divertente come l'osservazione del monoscopio. Uno pensa che lavorare al bancone sia duro e pesante, ma ha una "dinamicità" che non esiste dietro, dove si sta seduti 8 ore; soprattutto se si tiene conto che porto sul viso due fondi di bottiglia, e stare con gli occhi fissi al pc a controllare le tariffe è veramente devastante. Perciò, arrivata l'ora del ritorno a casa, rinuncio alla mia solita camminata attraverso la stazione, e decido, per una volta, di farmela su uno degli splendidi e robanti mezzi dell'Ataf, che per arrivare a casa mia, a causa del morbo tranviario che imperversa in zona Statuto, percorre un pezzo di strada che Lewis & Clark a confronto facevano una passeggiata.
Appoggiato ad uno dei pali dell'autobus con la stessa verve di una ballerina di lap dance dopo una sessione ininterrotta di 12 ore, mi limito a tenere lo sguardo perso nel vuoto, mentre in cuffia mi arrivano le note dei Devo. In effetti è in quei momenti che mi sento molto "deinvoluto". Al mio fianco una ragazzetta asiatica intenta a manovrare un telefono che porrebbe una pietra tombale a diverse rate del mutuo. Davanti a noi due, un sedere, purtroppo non femminile, coperto appena al 60% da jeans che devono essere stati cuciti personalmente dal Signor Levi Strauss.
Improvvisamente, la ragazza asiatica punta il telefono davanti a sè, ed apre la mappa su dove ci troviamo adesso, per la precisione zona Fortezza da Basso. Ora, io non conosco il gioco; ho un telefono pagato una cinquantina d'euro al supermercato, non ho internet ed ho difficoltà anche a connettermi con il più potente dei wifi. Fatto sta che lei accende la telecamera e, proprio sul sedere semiscoperto e peloso davanti a noi, appare una bestiola animata. La ragazza attende qualche secondo, come Zayzev quando prende la mira, poi preme sulla "ball". Che parte e cattura l'animaletto virtuale.
Alzo lo sguardo da quel telefono così tecnologico rispetto al mio che sarebbe come mettere a confronto l'Enterprise con lo Sputnik, ed incrocio gli occhi a mandorla della ragazzetta. Si è accorta che stavo osservando. Gira lo schermo verso di me, a mostrare la sua recentissima cattura.
-Catch it- E' tutto quel che posso dire. Lei sorride, compiaciuta, e torna ad aggeggiare sul suo apparecchio. Io prendo il mio, e cambio musica. E' il momento di ascoltare la Crow.
"If it makes you happy, it can be that bad"
venerdì 23 settembre 2016
Essere bischeri non è un fattore innato. Non ci si nasce. Ci si diventa. Bisogna studiare molto, per arrivarne all'altezza. Anni di studi, prove, tentativi, fino al culmine: la prova suprema. La dimostrazione che la prontezza di spirito è un fattore a me totalmente sconosciuto. Non ci arrivo, nè mai ci arriverò.
Coppia tedesca di mezza età. Non fraintendete, non sono i classici crucchi sovralimentati a carne suina e che viaggiano con sandalo e calzino. Sono magri, maturi ma d'aspetto giovanile, sorridenti e vestiti sportivi anche in un mese caldo come l'agosto fiorentino.
Però parlano solo tedesco.
Purtroppo, in quel momento, mancano in turno Uragano Kathrina (che parla tedesco) e soprattutto Eva Kant, il mio caporicevimento, bilingue italo-tedesca. Tocca arrangiarsi, e bene o male realizziamo il check-in, con la spiegazione della tassa di soggiorno, il wifi, l'orario della colazione, la piantina della città con la localizzazione dell'hotel rispetto ad Accademia ed Uffizi. Insomma, tutto il cucuzzaro. Ma il vantaggio che supera qualsiasi barriera linguistica, in questo caso, è la loro pazienza: con calma, senza arrabbiarsi e/o interropermi, ascoltano e comprendono. Il che mi rende felice, perchè molto spesso non si trovano persone così. Anzi.
Poi arriva il difficile: la spiegazione del garage. Perchè sono in auto.
Li informo che il mezzo, in centro a Firenze, deve stare in un garage, da pagare a parte. Annuiscono, consapevoli che in una città medioevale funziona così. Quindi, con il foglio plastificato delle tariffe delle auto, gli chiedo che modello possiedono.
-Trabant-
Sono convinto che tutti voi che leggete state ridendo, avendo colto la battuta del crucco.
E' qui che si vede come il sottoscritto sia completamente privo di prontezza di spirito. Perchè, anche se per pochi, brevissimi, nanosecondi, allungo lo sguardo sul listino prezzi del garage a cercare il costo di una "Trabant".
Poi mi blocco e penso, si, incredibilmente ma l'ho pensato sul serio: ma come, questi hanno fatto il viaggio dalla Germania in Trabant?
Alzo gli occhi e li osservo, con la bocca aperta, manco mi avessero appena detto che ci rendono lo scudetto dell'82. Ma la mia mente si sveglia, torna sul pianeta Terra e realizza la cruda, e molto meno poetica, verità: non ce l'hanno la Trabant, mi sta prendendo in giro. E lui, con un sorrisetto sardonico, osserva il mio sguardo stupito, indica il listino e mi dice, in tedesco ma lo capisco benissimo:
-Stavi davvero cercando la Trabant?-
Ed io rispondo, semplicemente, -Ja!-
E poi scoppiamo a ridere. E, giuro, non riuscivamo a smettere. Soprattutto io. Allunga la mano sul bancone e mi dà una bella pacca sulla spalla. Lei sghinazza ed indica il listino. E dice quel che in tedesco, sono sicuro, deve corrispondere a "bischero".
Finale: portano dentro i bagagli e poi mi consegnano la chiave dell'auto. Chiaramente era un BMW da prezzo massimo, una di quelli più grandi, con più cavalli del 7° ed il motore inquinante quanto un Maybach HL230P30 a 12 cilindri alimentato a benzina.
Però è così: non ho la prontezza di spirito adeguata. Ci casco sempre.
Coppia tedesca di mezza età. Non fraintendete, non sono i classici crucchi sovralimentati a carne suina e che viaggiano con sandalo e calzino. Sono magri, maturi ma d'aspetto giovanile, sorridenti e vestiti sportivi anche in un mese caldo come l'agosto fiorentino.
Però parlano solo tedesco.
Purtroppo, in quel momento, mancano in turno Uragano Kathrina (che parla tedesco) e soprattutto Eva Kant, il mio caporicevimento, bilingue italo-tedesca. Tocca arrangiarsi, e bene o male realizziamo il check-in, con la spiegazione della tassa di soggiorno, il wifi, l'orario della colazione, la piantina della città con la localizzazione dell'hotel rispetto ad Accademia ed Uffizi. Insomma, tutto il cucuzzaro. Ma il vantaggio che supera qualsiasi barriera linguistica, in questo caso, è la loro pazienza: con calma, senza arrabbiarsi e/o interropermi, ascoltano e comprendono. Il che mi rende felice, perchè molto spesso non si trovano persone così. Anzi.
Poi arriva il difficile: la spiegazione del garage. Perchè sono in auto.
Li informo che il mezzo, in centro a Firenze, deve stare in un garage, da pagare a parte. Annuiscono, consapevoli che in una città medioevale funziona così. Quindi, con il foglio plastificato delle tariffe delle auto, gli chiedo che modello possiedono.
-Trabant-
Sono convinto che tutti voi che leggete state ridendo, avendo colto la battuta del crucco.
E' qui che si vede come il sottoscritto sia completamente privo di prontezza di spirito. Perchè, anche se per pochi, brevissimi, nanosecondi, allungo lo sguardo sul listino prezzi del garage a cercare il costo di una "Trabant".
Poi mi blocco e penso, si, incredibilmente ma l'ho pensato sul serio: ma come, questi hanno fatto il viaggio dalla Germania in Trabant?
Alzo gli occhi e li osservo, con la bocca aperta, manco mi avessero appena detto che ci rendono lo scudetto dell'82. Ma la mia mente si sveglia, torna sul pianeta Terra e realizza la cruda, e molto meno poetica, verità: non ce l'hanno la Trabant, mi sta prendendo in giro. E lui, con un sorrisetto sardonico, osserva il mio sguardo stupito, indica il listino e mi dice, in tedesco ma lo capisco benissimo:
-Stavi davvero cercando la Trabant?-
Ed io rispondo, semplicemente, -Ja!-
E poi scoppiamo a ridere. E, giuro, non riuscivamo a smettere. Soprattutto io. Allunga la mano sul bancone e mi dà una bella pacca sulla spalla. Lei sghinazza ed indica il listino. E dice quel che in tedesco, sono sicuro, deve corrispondere a "bischero".
Finale: portano dentro i bagagli e poi mi consegnano la chiave dell'auto. Chiaramente era un BMW da prezzo massimo, una di quelli più grandi, con più cavalli del 7° ed il motore inquinante quanto un Maybach HL230P30 a 12 cilindri alimentato a benzina.
Però è così: non ho la prontezza di spirito adeguata. Ci casco sempre.
venerdì 16 settembre 2016
Io me lo ricordo bene, il '94. E' ancora vivido, presente, nella mia mente. Mi sembra appena ieri, ed invece sono già 22 anni.
Ricordo la rabbia, cieca e furiosa, nel sentirsi dare di portatori di "terrore, miserie e morte". Rabbia che espressi bene con un altro mezzo milione di persone (per la questura mezza dozzina) il 25 Aprile di quell'anno, in una pioviosissima e strepitosa Milano. Ricordo la frustrazione indotta ferocemente da uno dei loro, uno strunz come pochi, che dichiarò bellicosamente che "non faremo prigionieri" (mentre pensavo: abbiamo perso e siamo all'opposizione, ma che ca**o vuoi ancora?). Ed infine pure sentirsi dare di coglione, solo e semplicemente per aver fatto una cosa banale e normalissima: una libera scelta. La scelta di non volere quella persona offensiva come pdc del paese; talmente fanatici, noi e loro, che non potevamo vederci, parlarci, comunicare. La loro prosopopea nel "ora possiamo cambiare il paese" alle loro vittorie politiche; noi che, pur di non dire forza italia, tifavamo contro (a Firenze c'è sempre riuscito benissimo. Anche se per altri motivi). Tutti, ma non lui; proviamo con qualcun altro. In effetti, qualsiasi altro, pure un democristiano. Ho ancora gli adesivi di quel meraviglioso settimanale di resistenza umana: "se non Prodi non godi". Ci sentivamo perfetti, integri, puri, con quell'idea di portatori sani di Resistenza. Il meraviglioso, liberatorio Aprile del '96. Il problema è che, oltre a resistere a Berlusconi, ci sarebbe toccato resistere anche e soprattutto a noi stessi, con quel senso di autodistruzione tipico di noi di sinistra, che godiamo solo nel farci del male, nel picchiare su noi stessi, nel polemizzare fino ad annichilirci: svegliarsi con Berlusconi presidente del consiglio dava il senso del tragico, ma ti invogliava a combattere; farlo con D'Alema, dava il senso del ridicolo, e ci svuotava di ogni energia.
Dopo tutti questi anni ero convinto di aver superato tutto quello. Basta fanatismi, basta rabbia, basta frustrazioni e litigi. Sono serviti a qualcosa? A niente, ci s'è rimesso tutti e basta. Berlusconi pensava al sesso ed ai suoi piaceri, ed in fondo è quello a cui ispirano tutti gli uomini (magari non con donne pagate e/o minorenni, ma tant'è); noi siamo rimasti al palo. Voltiamo pagina, andiamo avanti. Prendiamoci le nostre responsabilità, abbiamo sbagliato tutti. Noi a sinistra e loro a destra.
Invece no. Piccolo sciocco illuso ometto che c'ha creduto, nel superamento dei muri. A noi italiani piace la polemica politica, andiamo matti nel crogiolarcisi, amiamo quel senso di fanatismo che dona l'aderire anima e corpo ad una causa, e portarla avanti a qualsiasi costo, anche e soprattutto quando si rivela problematica. Finita la diatriba sinistra-destra, sono arrivati Grillo ed i suoi miliziani, che pure a Raqqa pensano siano un tantino esagerati, in quanto a fanatismo; per non parlare dei leghisti che sparlano di Unione sovietica europea, ma ne prendono il gustoso stipendio da europarlamentare. No, grazie. Cantatevela e suonatevela da soli, visto che ora quelli perfetti siete voi, ed anche voi non volete assumervi la responsabilità dei vostri errori, quando li fate (e li fate. Ah, se li fate). Neanche riconoscete, di aver fatto errori. Tantopiù che non c'è neanche bisogno di voi: bastiamo già noi di sinistra a remarci contro, a combattere noi stessi, a darci dentro con la solita piccola guerra civile interna. Per una volta che abbiamo un leader di sinistra al potere, e per di più toscano -una roba che a Roma non si vedeva da Giovanni de'Medici alias papa Leone X e da Tarquinio il Superbo ultimo re etrusco di Roma- ci dividiamo in due tronconi, correnti maggioritari e minoritarie. Pure in America abbandonano le diatribe e sostengono il candidato del loro partito (pure Trump, il che è tutto dire). Noi no. Guerra termonucleare globale senza bisogno di hackerarci. E, tanto per cambiare, c'è ancora di mezzo D'Alema. Basta, 'un gliela fo più.
Lavoro. Albergo. Turno.
Dietro, in castigo. A gestire la posta elettronica, perfettamente divisa in 3: una terzo di prenotazioni, un terzo di proposte di gruppi (30 camere con budget da 17 euro a persona, paga molto di più lo stato per i richiedenti asilo) ed un terzo di "enlarge your penis". Ormai impiego pochi secondi per stampare le prenotazioni, mandare risposte negative alle indecenti richieste di tali gruppi e cancellare lo spam (non funziona. Datemi retta). E poi il controllo delle tariffe, gli arrivi della settimana, la gestione della disponibilità. Sigh, mi manca il bancone. Mi manca il contatto con il ciente. Ok, sto mentendo; se posso evitare i clienti stracciamaroni, lo faccio volentieri. E' che so fare sia il bancone sia l'ufficio: sfruttiamo le mie capacità; finchè reggono.
Telefono. Il mio collega (io lo chiamo con il lungo ma significativo appellativo di "Addavvenì baffone", per idee politiche e caratteristica fisica) risponde e, come tutti i portieri quando arriva un problema e c'è di turno una persona nel retro, se ne viene fuori -giustamente- con la formuletta di rito: "Un attimo, le passo l'ufficio prenotazioni". Non c'è niente di più bello, nella vita, che lo smollare la papata bollente a chi possiede la responsabilità. Ma fa bene. E' al bancone e si deve occupare dei clenti presenti. Perciò mi appresto a raccattare la patata bollente, sotto forma di chiamata telefonica.
-Ricevimento, buona sera. Come posso aiutarla?-
-Si, guardi... c'è stato un errore-
Già il fatto che esordiscano con "c'è stato un errore" dovrebbe indurmi a gettare la cornetta e fuggire altrove, ma probabilmente, proprio fuori, troverei la direttrice della banca che mi sventolerebbe davanti agli occhi il mega faldone del mio mutuo, più grande di quello sui lavori mancanti al completamento della Salerno-Reggio Calabria: "Qui ci sono le rate che devi finire di pagare. Torna dentro, schnell! Loooos!"
-Controlliamo subito, signora; di cosa si tratta?-
-Ecco... devo cancellare una prenotazione-
-Ha prenotato direttamente con noi?-
-Si, ho prenotato su [sito web]-
-Ok, ma io intendevo direttamente qui, per telefono o mail, con l'albergo.
-Si, ho prenotato direttamente. Su [sito web]-
....[facepalm number 1]
-Il sito non è la stessa cosa, signora. Comunque ora cerchiamo la sua prenotazione. Quando l'ha fatta?-
-Pochi minuti fa-
-...Ok signora... un attimo che scarico la posta...-
Sbadabam. Una dozzina di mail, di cui la prima è "Nuova prenotazione", mentre le altre sono "modifica prenotazione". Nel nostro piccolo mondo alberghiero significa una cosa sola: ha prenotato ed ha cercato -invano- di cancellare. Apro la prima mail per avere una conferma, ma non ce ne sarebbe bisogno.
-Ehm.... signora, lei ha effettuato una prenotazione non rimborsabile-
-Ma io voglio cancellare-
-Ed ha provato ma non c'è riuscita-
-Si, esatto! Me la può cancellare lei?-
-Non posso, mi spiace-
-Come non può? Lei è dell'albergo!-
-Ma lei ha fatto una prenotazione non rimborsabile-
-Ma io non volevo prenotare!
-Mi viene da porle una sola domanda: perchè ha fatto?-
-C'E' STATO UN ERRORE-
-Messa così, signora, è una normalissima prenotazione presso di noi. Ha appena acquistato una camera. Trattandosi di una non rimborsabile, ha diritto ad uno sconto sulla tariffa base, ma non si può più cancellare. Lei voleva venire a Firenze per turismo o partecipare a qualche congresso o evento...?-
-IO NON VOGLIO VENIRE A FIRENZE!-
...[facepalm number 2]
-Signora, mi faccia capire: lei è andata su [sito web], ha impostato città e date, ha selezionato il nostro albergo ed ha inserito i suoi dati, compresi quelli della carta di credito. E quindi ha premuto su "prenota". Perchè l'ha fatto, se non voleva venire?-
-E' STATO UN ERRORE DEL SISTEMA. Io voglio cancellare la prenotazione-
-Non è più possibile ora, mi spiace-
-LEI VUOLE DERUBARMI DEI MIEI SOLDI-
-Signora, è lei che ha fatto la preno...-
-Lei è di Firenze?-
-... ehm.... si, ma co...-
-Quindi le piace Renzi?-
-...eh.... non mi fa impazzire, ma visto chi c'è a giro, è sicuramente il meno peggio, per tante cose lo appr....-
-Ha votato per lui!-
-...eh.... si, alle elezioni per sindaco di Firen...-
-Lo sapevo, siete tutti uguali voi del PD!-
-... signora, io non sono un politico di professione. Magari. Sono solo un portiere d'albergo con le mie personali idee polit...-
-NO, VOI SIETE TUTTI LADRI, ANCHE LEI. VOLETE PORTARMI VIA I MIEI SOLDI!
....[facepalm number 3]
-Cliccando su "prenota", lei ha sottoscritto un regolare contratto-
-IO NON HO SOTTOSCRITTO NIENTE, NON HO FIRMATO UN BEL NIENTE!-
-Mi spiace che la prenda così, ma [sito web] offre tutti i controlli prima di portare a termine una transazione; capisco che si possano fare errori, ma prima di prenotare il sito le fornisce tutte le verifiche per non sbagl......-
-Lei mi deve cancellare la prenotazione!-
-Signora, a questo punto non saprei proprio come fa...-
-DIO GLIENE RENDERA' MERITO, LO RAMMENTI!-
....[facepalm numb... oh, vabbè, ormai stavo con la mano sinistra completamente aderente alla faccia)
-Signora, io sto cercando di farle capire che...-
Click. Mi riattacca in faccia.
Rimango qualche secondo a bocca aperta, con la cornetta che tu-tu-tu, attaccata all'orecchio. Non riuscivo a credere a quel che mi era appena stato urlato.
Poi mi risveglio da torpore.
Extranet.
Prenotazione in oggetto.
Stampa dati.
Prendo i fogli caldi caldi di stampa e mi fiondo al bancone, dove afferro il pos. Baffone, colui che aveva ricevuto la chiamata e l'aveva rimbalzata al sottoscritto, nota subito il mio umore, più nero di quel venerdì del '29.
-Scommetto che ha prenotato una non rimborsabile e non vuole venire-
-E' così-
Mi strappa pos e fogli dalle mani.
-Torna a fare il tuo lavoro, questo è compito mio-
-Ma non è un proble...-
-Zitto! Dammi questa soddisfazione! Torna dietro-
Così me ne torno in ufficio, mentre lui bofonchia qualcosa tipo "La gente si crede che siamo qui a fare beneficenza, mica a lavorare". Qualche minuto dalla stampante partono le copie della caparra da allegare alla pratica, che baffone appoggia tronfalmente sul mobile per l'archiviazione da parte del portiere notturno.
Ed un pò ce l'ho con lui, perchè mi ha tolto la soddisfazione di digitare i numeri della carta sul pos, e godere del suono che emette alla transazione eseguita.
ps. la cliente venne. A godere del soggiorno pagato. Non la vidi perchè ero di notte, quindi non so di che umore fosse, e se ha accusato anche i miei colleghi di essere "pakati da renzie". Ma credo di no. Me lo avrebbero riferito.
E comunque ripeto: basta fanatismi.
Ricordo la rabbia, cieca e furiosa, nel sentirsi dare di portatori di "terrore, miserie e morte". Rabbia che espressi bene con un altro mezzo milione di persone (per la questura mezza dozzina) il 25 Aprile di quell'anno, in una pioviosissima e strepitosa Milano. Ricordo la frustrazione indotta ferocemente da uno dei loro, uno strunz come pochi, che dichiarò bellicosamente che "non faremo prigionieri" (mentre pensavo: abbiamo perso e siamo all'opposizione, ma che ca**o vuoi ancora?). Ed infine pure sentirsi dare di coglione, solo e semplicemente per aver fatto una cosa banale e normalissima: una libera scelta. La scelta di non volere quella persona offensiva come pdc del paese; talmente fanatici, noi e loro, che non potevamo vederci, parlarci, comunicare. La loro prosopopea nel "ora possiamo cambiare il paese" alle loro vittorie politiche; noi che, pur di non dire forza italia, tifavamo contro (a Firenze c'è sempre riuscito benissimo. Anche se per altri motivi). Tutti, ma non lui; proviamo con qualcun altro. In effetti, qualsiasi altro, pure un democristiano. Ho ancora gli adesivi di quel meraviglioso settimanale di resistenza umana: "se non Prodi non godi". Ci sentivamo perfetti, integri, puri, con quell'idea di portatori sani di Resistenza. Il meraviglioso, liberatorio Aprile del '96. Il problema è che, oltre a resistere a Berlusconi, ci sarebbe toccato resistere anche e soprattutto a noi stessi, con quel senso di autodistruzione tipico di noi di sinistra, che godiamo solo nel farci del male, nel picchiare su noi stessi, nel polemizzare fino ad annichilirci: svegliarsi con Berlusconi presidente del consiglio dava il senso del tragico, ma ti invogliava a combattere; farlo con D'Alema, dava il senso del ridicolo, e ci svuotava di ogni energia.
Dopo tutti questi anni ero convinto di aver superato tutto quello. Basta fanatismi, basta rabbia, basta frustrazioni e litigi. Sono serviti a qualcosa? A niente, ci s'è rimesso tutti e basta. Berlusconi pensava al sesso ed ai suoi piaceri, ed in fondo è quello a cui ispirano tutti gli uomini (magari non con donne pagate e/o minorenni, ma tant'è); noi siamo rimasti al palo. Voltiamo pagina, andiamo avanti. Prendiamoci le nostre responsabilità, abbiamo sbagliato tutti. Noi a sinistra e loro a destra.
Invece no. Piccolo sciocco illuso ometto che c'ha creduto, nel superamento dei muri. A noi italiani piace la polemica politica, andiamo matti nel crogiolarcisi, amiamo quel senso di fanatismo che dona l'aderire anima e corpo ad una causa, e portarla avanti a qualsiasi costo, anche e soprattutto quando si rivela problematica. Finita la diatriba sinistra-destra, sono arrivati Grillo ed i suoi miliziani, che pure a Raqqa pensano siano un tantino esagerati, in quanto a fanatismo; per non parlare dei leghisti che sparlano di Unione sovietica europea, ma ne prendono il gustoso stipendio da europarlamentare. No, grazie. Cantatevela e suonatevela da soli, visto che ora quelli perfetti siete voi, ed anche voi non volete assumervi la responsabilità dei vostri errori, quando li fate (e li fate. Ah, se li fate). Neanche riconoscete, di aver fatto errori. Tantopiù che non c'è neanche bisogno di voi: bastiamo già noi di sinistra a remarci contro, a combattere noi stessi, a darci dentro con la solita piccola guerra civile interna. Per una volta che abbiamo un leader di sinistra al potere, e per di più toscano -una roba che a Roma non si vedeva da Giovanni de'Medici alias papa Leone X e da Tarquinio il Superbo ultimo re etrusco di Roma- ci dividiamo in due tronconi, correnti maggioritari e minoritarie. Pure in America abbandonano le diatribe e sostengono il candidato del loro partito (pure Trump, il che è tutto dire). Noi no. Guerra termonucleare globale senza bisogno di hackerarci. E, tanto per cambiare, c'è ancora di mezzo D'Alema. Basta, 'un gliela fo più.
Lavoro. Albergo. Turno.
Dietro, in castigo. A gestire la posta elettronica, perfettamente divisa in 3: una terzo di prenotazioni, un terzo di proposte di gruppi (30 camere con budget da 17 euro a persona, paga molto di più lo stato per i richiedenti asilo) ed un terzo di "enlarge your penis". Ormai impiego pochi secondi per stampare le prenotazioni, mandare risposte negative alle indecenti richieste di tali gruppi e cancellare lo spam (non funziona. Datemi retta). E poi il controllo delle tariffe, gli arrivi della settimana, la gestione della disponibilità. Sigh, mi manca il bancone. Mi manca il contatto con il ciente. Ok, sto mentendo; se posso evitare i clienti stracciamaroni, lo faccio volentieri. E' che so fare sia il bancone sia l'ufficio: sfruttiamo le mie capacità; finchè reggono.
Telefono. Il mio collega (io lo chiamo con il lungo ma significativo appellativo di "Addavvenì baffone", per idee politiche e caratteristica fisica) risponde e, come tutti i portieri quando arriva un problema e c'è di turno una persona nel retro, se ne viene fuori -giustamente- con la formuletta di rito: "Un attimo, le passo l'ufficio prenotazioni". Non c'è niente di più bello, nella vita, che lo smollare la papata bollente a chi possiede la responsabilità. Ma fa bene. E' al bancone e si deve occupare dei clenti presenti. Perciò mi appresto a raccattare la patata bollente, sotto forma di chiamata telefonica.
-Ricevimento, buona sera. Come posso aiutarla?-
-Si, guardi... c'è stato un errore-
Già il fatto che esordiscano con "c'è stato un errore" dovrebbe indurmi a gettare la cornetta e fuggire altrove, ma probabilmente, proprio fuori, troverei la direttrice della banca che mi sventolerebbe davanti agli occhi il mega faldone del mio mutuo, più grande di quello sui lavori mancanti al completamento della Salerno-Reggio Calabria: "Qui ci sono le rate che devi finire di pagare. Torna dentro, schnell! Loooos!"
-Controlliamo subito, signora; di cosa si tratta?-
-Ecco... devo cancellare una prenotazione-
-Ha prenotato direttamente con noi?-
-Si, ho prenotato su [sito web]-
-Ok, ma io intendevo direttamente qui, per telefono o mail, con l'albergo.
-Si, ho prenotato direttamente. Su [sito web]-
....[facepalm number 1]
-Il sito non è la stessa cosa, signora. Comunque ora cerchiamo la sua prenotazione. Quando l'ha fatta?-
-Pochi minuti fa-
-...Ok signora... un attimo che scarico la posta...-
Sbadabam. Una dozzina di mail, di cui la prima è "Nuova prenotazione", mentre le altre sono "modifica prenotazione". Nel nostro piccolo mondo alberghiero significa una cosa sola: ha prenotato ed ha cercato -invano- di cancellare. Apro la prima mail per avere una conferma, ma non ce ne sarebbe bisogno.
-Ehm.... signora, lei ha effettuato una prenotazione non rimborsabile-
-Ma io voglio cancellare-
-Ed ha provato ma non c'è riuscita-
-Si, esatto! Me la può cancellare lei?-
-Non posso, mi spiace-
-Come non può? Lei è dell'albergo!-
-Ma lei ha fatto una prenotazione non rimborsabile-
-Ma io non volevo prenotare!
-Mi viene da porle una sola domanda: perchè ha fatto?-
-C'E' STATO UN ERRORE-
-Messa così, signora, è una normalissima prenotazione presso di noi. Ha appena acquistato una camera. Trattandosi di una non rimborsabile, ha diritto ad uno sconto sulla tariffa base, ma non si può più cancellare. Lei voleva venire a Firenze per turismo o partecipare a qualche congresso o evento...?-
-IO NON VOGLIO VENIRE A FIRENZE!-
...[facepalm number 2]
-Signora, mi faccia capire: lei è andata su [sito web], ha impostato città e date, ha selezionato il nostro albergo ed ha inserito i suoi dati, compresi quelli della carta di credito. E quindi ha premuto su "prenota". Perchè l'ha fatto, se non voleva venire?-
-E' STATO UN ERRORE DEL SISTEMA. Io voglio cancellare la prenotazione-
-Non è più possibile ora, mi spiace-
-LEI VUOLE DERUBARMI DEI MIEI SOLDI-
-Signora, è lei che ha fatto la preno...-
-Lei è di Firenze?-
-... ehm.... si, ma co...-
-Quindi le piace Renzi?-
-...eh.... non mi fa impazzire, ma visto chi c'è a giro, è sicuramente il meno peggio, per tante cose lo appr....-
-Ha votato per lui!-
-...eh.... si, alle elezioni per sindaco di Firen...-
-Lo sapevo, siete tutti uguali voi del PD!-
-... signora, io non sono un politico di professione. Magari. Sono solo un portiere d'albergo con le mie personali idee polit...-
-NO, VOI SIETE TUTTI LADRI, ANCHE LEI. VOLETE PORTARMI VIA I MIEI SOLDI!
....[facepalm number 3]
-Cliccando su "prenota", lei ha sottoscritto un regolare contratto-
-IO NON HO SOTTOSCRITTO NIENTE, NON HO FIRMATO UN BEL NIENTE!-
-Mi spiace che la prenda così, ma [sito web] offre tutti i controlli prima di portare a termine una transazione; capisco che si possano fare errori, ma prima di prenotare il sito le fornisce tutte le verifiche per non sbagl......-
-Lei mi deve cancellare la prenotazione!-
-Signora, a questo punto non saprei proprio come fa...-
-DIO GLIENE RENDERA' MERITO, LO RAMMENTI!-
....[facepalm numb... oh, vabbè, ormai stavo con la mano sinistra completamente aderente alla faccia)
-Signora, io sto cercando di farle capire che...-
Click. Mi riattacca in faccia.
Rimango qualche secondo a bocca aperta, con la cornetta che tu-tu-tu, attaccata all'orecchio. Non riuscivo a credere a quel che mi era appena stato urlato.
Poi mi risveglio da torpore.
Extranet.
Prenotazione in oggetto.
Stampa dati.
Prendo i fogli caldi caldi di stampa e mi fiondo al bancone, dove afferro il pos. Baffone, colui che aveva ricevuto la chiamata e l'aveva rimbalzata al sottoscritto, nota subito il mio umore, più nero di quel venerdì del '29.
-Scommetto che ha prenotato una non rimborsabile e non vuole venire-
-E' così-
Mi strappa pos e fogli dalle mani.
-Torna a fare il tuo lavoro, questo è compito mio-
-Ma non è un proble...-
-Zitto! Dammi questa soddisfazione! Torna dietro-
Così me ne torno in ufficio, mentre lui bofonchia qualcosa tipo "La gente si crede che siamo qui a fare beneficenza, mica a lavorare". Qualche minuto dalla stampante partono le copie della caparra da allegare alla pratica, che baffone appoggia tronfalmente sul mobile per l'archiviazione da parte del portiere notturno.
Ed un pò ce l'ho con lui, perchè mi ha tolto la soddisfazione di digitare i numeri della carta sul pos, e godere del suono che emette alla transazione eseguita.
ps. la cliente venne. A godere del soggiorno pagato. Non la vidi perchè ero di notte, quindi non so di che umore fosse, e se ha accusato anche i miei colleghi di essere "pakati da renzie". Ma credo di no. Me lo avrebbero riferito.
E comunque ripeto: basta fanatismi.
venerdì 9 settembre 2016
Le mance fanno piacere, certo, non lo nego; lungi da me dire il contrario. Ma non sono il fattore più importante. In un lavoro come questo, conta la soddisfazione del cliente. Conta il piacere del turista nella sua esperienza di viaggio. Conta la sua rilassatezza e felicità. Conta il suo piacere ed apprezzamento dell'arte a Firenze, possibilmente con Stendhal fuori dai 3 passi. Se trovi clienti che pongono queste condizioni prima del wifi, della condizione della camera e/o del tempo atmosferico, questo impiego diventa veramente il più bello del mondo.
Belli, vestiti eleganti, sorridenti. Lui sembra appena uscito dalla city, aver preso il cellulare ed averlo lanciato nel Tamigi perché “ok, ci risentiamo tra due settimane. Ora sono in vacanza. Fuck tutto il resto”. Lei sembra reduce da un party della borghesia inglese all’ippodromo, tornata a casa con troppo alcool in corpo e vestitasi con i primi abiti trovati nell’armadio. Quello della figlia.
Mi piace immaginarmeli, negli ’80, vestiti da punk a girovagare per locali londinesi ad assordarsi di Sex Pistols or altri gruppi del genere, mentre la signora di ferro sbatacchiava, in egual misura, minatori gallesi e militari argentini. Ma come canta giustamente Ligabue “Nasci da incendiario e muori da pompiere”, e sono cambiati anche loro. Ora sono qui a Firenze, e per prima cosa si presentano e mi stringono la mano.
E non gli interessa il wifi.
Me ne capitano una al mese, di coppie così. Ma sono le uniche che contano.
Prima ancora di cominciare il check-in, non posso non porgli la domanda fatidica:
“Leave or remain?”
Come se, invece di aprirlo, avessi strappato il vaso alla Pandora e l’avessi frantumato a martellate. Una sequela di insulti verso Cameron, Johnson e soprattutto Farrage che sembrava un qualsiasi tifoso Viola che impreca verso i difensori di colei-che-non-può-essere-nominata. “Siamo in Europa, dobbiamo sentirci un solo paese, ma che ca**o gli è preso, ai nostri concittadini? Io non li capisco!”
Gongolavo come quando, da bimbo, mi regalarono i primi soldatini Atlantic. Meravigliosi, semplicemente.
Tutto qui. Una breve storia felice. Felici loro di essere a Firenze, felice io di accoglierli dove lavoro. Cosa chiedere di più?
Ah no, aspetta. Dimenticavo la parte migliore.
Qualche giorno dopo. Non sono al bancone, ma nel retro, ufficio prenotazioni e distribuzione mail a chiunque ne voglia una (“Cerchiamo una matrimoniale, siamo due adulti ed una bambina di 17 anni” “Il costo di una tripla è …. €” non risponderanno). Mi assento un momento per impellenti bisogni fisiologici. Pochi secondi. Mentre sono impegnato nel lavaggio mani al lavello sento, fuori dalla porta, voci in inglese.
“Non lo vedo. Aveva detto che era qui”
Esco, e mi trovo lui, con il suo sorriso davanti. E si gira e chiama la moglie “E’ qui, l’ho trovato” E poi mi prende la mano, la stritola con quadrupla frattura del metacarpo e “Noi siamo in partenza, volevo dirle ancora grazie. Il suo collega aveva detto che era in ufficio, ma non la trovavamo”
“Bagno. Bisogni impellenti”
“Giusto, quando scappa, scappa”
E poi siamo stati un quarto d’ora a chiacchierare di Firenze e del resto della Toscana che avevano visitato. E mi hanno promesso che torneranno qui perché “una professionalità come la vostra non l’abbiamo trovata in nessun altro posto del mondo”. E se mi sono venuti a cercare anche in bagno, dev’esserci un fondo di verità.
Ed anche se non ci hanno lasciato la mancia, penso che, a parte quando sono la versione con i guanti, come portiere non devo poi essere così scarso.
Anche se poi, per ritrovare clienti così, mi toccherà aspettare un altro mese. Almeno.
Belli, vestiti eleganti, sorridenti. Lui sembra appena uscito dalla city, aver preso il cellulare ed averlo lanciato nel Tamigi perché “ok, ci risentiamo tra due settimane. Ora sono in vacanza. Fuck tutto il resto”. Lei sembra reduce da un party della borghesia inglese all’ippodromo, tornata a casa con troppo alcool in corpo e vestitasi con i primi abiti trovati nell’armadio. Quello della figlia.
Mi piace immaginarmeli, negli ’80, vestiti da punk a girovagare per locali londinesi ad assordarsi di Sex Pistols or altri gruppi del genere, mentre la signora di ferro sbatacchiava, in egual misura, minatori gallesi e militari argentini. Ma come canta giustamente Ligabue “Nasci da incendiario e muori da pompiere”, e sono cambiati anche loro. Ora sono qui a Firenze, e per prima cosa si presentano e mi stringono la mano.
E non gli interessa il wifi.
Me ne capitano una al mese, di coppie così. Ma sono le uniche che contano.
Prima ancora di cominciare il check-in, non posso non porgli la domanda fatidica:
“Leave or remain?”
Come se, invece di aprirlo, avessi strappato il vaso alla Pandora e l’avessi frantumato a martellate. Una sequela di insulti verso Cameron, Johnson e soprattutto Farrage che sembrava un qualsiasi tifoso Viola che impreca verso i difensori di colei-che-non-può-essere-nominata. “Siamo in Europa, dobbiamo sentirci un solo paese, ma che ca**o gli è preso, ai nostri concittadini? Io non li capisco!”
Gongolavo come quando, da bimbo, mi regalarono i primi soldatini Atlantic. Meravigliosi, semplicemente.
Tutto qui. Una breve storia felice. Felici loro di essere a Firenze, felice io di accoglierli dove lavoro. Cosa chiedere di più?
Ah no, aspetta. Dimenticavo la parte migliore.
Qualche giorno dopo. Non sono al bancone, ma nel retro, ufficio prenotazioni e distribuzione mail a chiunque ne voglia una (“Cerchiamo una matrimoniale, siamo due adulti ed una bambina di 17 anni” “Il costo di una tripla è …. €” non risponderanno). Mi assento un momento per impellenti bisogni fisiologici. Pochi secondi. Mentre sono impegnato nel lavaggio mani al lavello sento, fuori dalla porta, voci in inglese.
“Non lo vedo. Aveva detto che era qui”
Esco, e mi trovo lui, con il suo sorriso davanti. E si gira e chiama la moglie “E’ qui, l’ho trovato” E poi mi prende la mano, la stritola con quadrupla frattura del metacarpo e “Noi siamo in partenza, volevo dirle ancora grazie. Il suo collega aveva detto che era in ufficio, ma non la trovavamo”
“Bagno. Bisogni impellenti”
“Giusto, quando scappa, scappa”
E poi siamo stati un quarto d’ora a chiacchierare di Firenze e del resto della Toscana che avevano visitato. E mi hanno promesso che torneranno qui perché “una professionalità come la vostra non l’abbiamo trovata in nessun altro posto del mondo”. E se mi sono venuti a cercare anche in bagno, dev’esserci un fondo di verità.
Ed anche se non ci hanno lasciato la mancia, penso che, a parte quando sono la versione con i guanti, come portiere non devo poi essere così scarso.
Anche se poi, per ritrovare clienti così, mi toccherà aspettare un altro mese. Almeno.
venerdì 2 settembre 2016
Il turno di notte è la realizzazione di quel che auspicavano gli indiani metropolitani: si deve "lavorare con lentezza".
Non fraintendetemi: non è che si lavora con lentezza perchè si è pigri, ma perchè il metabolismo richiede, pretende ciò. Il corpo comprende che fuori è notte, e necessita di dormire; te lo ordina: "Dormi, fava!". Ma non si può, il mutuo ordina dedizione ed adempimento al dovere. Solo, non bisogna esagerare, e fare tutto con calma. Non correre. Non farsi prendere dalla furia di finire prima possibile, perchè alla fine si crolla dopo un paio d'ore, e poi ci si blocca, distrutti dalla stanchezza. Tanto, finire non si finisce mai: ci sarà sempre una pratica da archiviare, od una mail da stampare. Piano piano, con flemma britannica, si realizza tutto il lavoro della notte e pure parecchio di quello del giorno. Il tempo lo permette, quindi si può tirare le briglie ed andare al piccolo trotto. Anche perchè non si ha la lucidità del giorno, quindi l'errore è sempre in agguato: si rallenta, si pondera bene ogni azione, ogni movimento, ogni click sul gestionale e, quando arriva l'immancabile, inevitabile perdita di lucidità, una pausa caffè. Perchè non sia mai che quel momento di annebbiamento avvenga mentre si fanno gli addebiti sulle carte. In questo, aiuta anche la tv. Non perchè la guardi, ma il chiacchiericcio continuo aiuta. Normalmente tengo rainews, ma martedì notte della settimana scorsa, senza un motivo particolare, l'avevo lasciata su italia1, che in quel momento trasmetteva una maratona di Yu-gi-oh, ed in fondo mi faceva un certo piacere sentire "evoco un mostro di livello millantamia che ti spaccherà il *ulo!!!"
Grosso errore.
Ora 4.30, di martedì della scorsa settimana, squilla il telefono.
Lancio strali al cielo perchè avviene mentre sto prendendo una preautorizzazione, e digitando la magica trafila dei 16 numeri. Devo rispondere e, dopo, ripartire daccapo. Mi alzo e mi muovo, con la flemma tipica del notturno, in direzione centralino.
-Hotel ****** buonasera, come posso aiutarla?-
-Si.... hola.... buon dia....sono di Buenos Aires... que pasa in Italia? Mia madre esta lì a el hotel, tutto bene?-
Sono abituato alle telefonate strambe, ma rimango piuttosto confuso da questo tipo che parla spagnolo con parecchie parole d'italiano. Provo a parlargli nella sua lingua (ma qui vi scrivo comunque in italiano), anche se non comprendo perchè debba sapere della su'mamma....
-Vuole che le passi sua madre? Immagino sia in camera a dormire-
-No.... per sapere... tutto bene lì? Qu pasa con el sismo?-
Sismo?
-Si, qui tutto bene. Non capisco-
-Mia madre sta bene?-
-Vuole che gliela passi?-
-No, per saber.... come va en Italia-
-...Tutto bene.... che io sappia....-
-Y no sabe niente?- (ps non è un errore mio, mi parlava davvero così)
-No... perchè?-
Sento un chiacchiericcio piuttosto animato, dall'altra parte della cornetta, e l'uomo che mi parlava esclama -No sabe nada! Es increible!- quindi una voce femminile mi risponde
-Puedo hablar español? Do you prefer english?-
-Parlo entrambe signora, mi dica pure-
-Oh, bene. Sappiamo che c'è stato un terremoto lì in Italia, e la madre di mio marito dorme da voi. Volevamo sapere come sta-
-E... ecco, non so di nessun terremoto-
-Ma come è possibile?-
-Mi faccia controllare- Mi fiondo al pc ed apro un quotidiano on line, digitando furiosamente con entrambe le mani e tenendo la cornetta tra la spalla e l'orecchio. Immediate, arrivano le immagini di case distrutte. Il primo pensiero è "No, ca**o, un'altra volta", e vado a cercare in che zona del paese è avvenuto.
-Signora, vedo che è avvenuto in una zona dell'Italia lontana da Firenze. Io non ho sentito niente-
-Veramente?-
-Glielo assicuro, sono al lavoro da 5 ore e non ho sentito niente. Immagino che se un cliente avesse sentito qualcosa mi avrebbe chiamato, dalla camera-
La signora, senza coprire la cornetta, parla del marito riferendogli della mia ignoranza su questo fatto grave, e sento chiaramente costui che se ne esce fuori con -Es increibile! Como puede ser! Que scandalo!-
-Senta, se vuole le passo la signora. Mi dice come si chiama e cerco in che camera è, ma probabilmente starà dormendo. In Italia sono le 4.30 del matt...-
-No, non importa. Però dovrebbe saperlo- E dopo aver pronunciato questo aspro rimprovero, riattacca.
E rimango lì, con la cornetta appiccicata all'orecchio.
La prossima volta devo tenere rainews, c'è poco da fare.
ps. sono stato una mezz'ora con lo sguardo fisso sulla pagina del quotidiano on line; poi, constatato che comunque, non avendo sotto la divisa da lavoro una tutina rosso-blu con una grande "S", non avrei potuto far niente, ho ripreso il lavoro.
Ovviamente, non avevo più necessità di caffè.
Solidarietà ai miei concittadini terremotati. Mi spiace se non mi sono accorto del "sismo", che non ho proprio sentito. I signori argentini mi hanno fatto sentire persino in colpa.
ps. se pensate che la domanda di costoro fosse stupida, proprio l'altro giorno herr direktor ci ricordava di quando, una decina di anni fa in occasione dell'ultima forte eruzione dell'Etna che provocò diversi disagi in Sicilia e Catania in particolare, ci arrvavano chiamate e mail con richieste di informazioni sui problemi provocti dal vulcano a Firenze.
Non fraintendetemi: non è che si lavora con lentezza perchè si è pigri, ma perchè il metabolismo richiede, pretende ciò. Il corpo comprende che fuori è notte, e necessita di dormire; te lo ordina: "Dormi, fava!". Ma non si può, il mutuo ordina dedizione ed adempimento al dovere. Solo, non bisogna esagerare, e fare tutto con calma. Non correre. Non farsi prendere dalla furia di finire prima possibile, perchè alla fine si crolla dopo un paio d'ore, e poi ci si blocca, distrutti dalla stanchezza. Tanto, finire non si finisce mai: ci sarà sempre una pratica da archiviare, od una mail da stampare. Piano piano, con flemma britannica, si realizza tutto il lavoro della notte e pure parecchio di quello del giorno. Il tempo lo permette, quindi si può tirare le briglie ed andare al piccolo trotto. Anche perchè non si ha la lucidità del giorno, quindi l'errore è sempre in agguato: si rallenta, si pondera bene ogni azione, ogni movimento, ogni click sul gestionale e, quando arriva l'immancabile, inevitabile perdita di lucidità, una pausa caffè. Perchè non sia mai che quel momento di annebbiamento avvenga mentre si fanno gli addebiti sulle carte. In questo, aiuta anche la tv. Non perchè la guardi, ma il chiacchiericcio continuo aiuta. Normalmente tengo rainews, ma martedì notte della settimana scorsa, senza un motivo particolare, l'avevo lasciata su italia1, che in quel momento trasmetteva una maratona di Yu-gi-oh, ed in fondo mi faceva un certo piacere sentire "evoco un mostro di livello millantamia che ti spaccherà il *ulo!!!"
Grosso errore.
Ora 4.30, di martedì della scorsa settimana, squilla il telefono.
Lancio strali al cielo perchè avviene mentre sto prendendo una preautorizzazione, e digitando la magica trafila dei 16 numeri. Devo rispondere e, dopo, ripartire daccapo. Mi alzo e mi muovo, con la flemma tipica del notturno, in direzione centralino.
-Hotel ****** buonasera, come posso aiutarla?-
-Si.... hola.... buon dia....sono di Buenos Aires... que pasa in Italia? Mia madre esta lì a el hotel, tutto bene?-
Sono abituato alle telefonate strambe, ma rimango piuttosto confuso da questo tipo che parla spagnolo con parecchie parole d'italiano. Provo a parlargli nella sua lingua (ma qui vi scrivo comunque in italiano), anche se non comprendo perchè debba sapere della su'mamma....
-Vuole che le passi sua madre? Immagino sia in camera a dormire-
-No.... per sapere... tutto bene lì? Qu pasa con el sismo?-
Sismo?
-Si, qui tutto bene. Non capisco-
-Mia madre sta bene?-
-Vuole che gliela passi?-
-No, per saber.... come va en Italia-
-...Tutto bene.... che io sappia....-
-Y no sabe niente?- (ps non è un errore mio, mi parlava davvero così)
-No... perchè?-
Sento un chiacchiericcio piuttosto animato, dall'altra parte della cornetta, e l'uomo che mi parlava esclama -No sabe nada! Es increible!- quindi una voce femminile mi risponde
-Puedo hablar español? Do you prefer english?-
-Parlo entrambe signora, mi dica pure-
-Oh, bene. Sappiamo che c'è stato un terremoto lì in Italia, e la madre di mio marito dorme da voi. Volevamo sapere come sta-
-E... ecco, non so di nessun terremoto-
-Ma come è possibile?-
-Mi faccia controllare- Mi fiondo al pc ed apro un quotidiano on line, digitando furiosamente con entrambe le mani e tenendo la cornetta tra la spalla e l'orecchio. Immediate, arrivano le immagini di case distrutte. Il primo pensiero è "No, ca**o, un'altra volta", e vado a cercare in che zona del paese è avvenuto.
-Signora, vedo che è avvenuto in una zona dell'Italia lontana da Firenze. Io non ho sentito niente-
-Veramente?-
-Glielo assicuro, sono al lavoro da 5 ore e non ho sentito niente. Immagino che se un cliente avesse sentito qualcosa mi avrebbe chiamato, dalla camera-
La signora, senza coprire la cornetta, parla del marito riferendogli della mia ignoranza su questo fatto grave, e sento chiaramente costui che se ne esce fuori con -Es increibile! Como puede ser! Que scandalo!-
-Senta, se vuole le passo la signora. Mi dice come si chiama e cerco in che camera è, ma probabilmente starà dormendo. In Italia sono le 4.30 del matt...-
-No, non importa. Però dovrebbe saperlo- E dopo aver pronunciato questo aspro rimprovero, riattacca.
E rimango lì, con la cornetta appiccicata all'orecchio.
La prossima volta devo tenere rainews, c'è poco da fare.
ps. sono stato una mezz'ora con lo sguardo fisso sulla pagina del quotidiano on line; poi, constatato che comunque, non avendo sotto la divisa da lavoro una tutina rosso-blu con una grande "S", non avrei potuto far niente, ho ripreso il lavoro.
Ovviamente, non avevo più necessità di caffè.
Solidarietà ai miei concittadini terremotati. Mi spiace se non mi sono accorto del "sismo", che non ho proprio sentito. I signori argentini mi hanno fatto sentire persino in colpa.
ps. se pensate che la domanda di costoro fosse stupida, proprio l'altro giorno herr direktor ci ricordava di quando, una decina di anni fa in occasione dell'ultima forte eruzione dell'Etna che provocò diversi disagi in Sicilia e Catania in particolare, ci arrvavano chiamate e mail con richieste di informazioni sui problemi provocti dal vulcano a Firenze.
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