lunedì 6 febbraio 2023

Lascia che ti spieghi come funziona.

Non starò a fare tante prediche. O lanciarti futili maledizioni. A che servirebbe? Ti scavi già la fossa da solo.

Sarò semplice.

Ti farò un esempio pratico.

5 mesi fa, alta stagione.

Sai com'è l'alta stagione? E' tanto, tantissimo lavoro.

Sono 40 e più arrivi e partenze. Ogni giorno. Sono una cinquantina di prenotazioni da inserire. Sono una dozzina o più di caparre da fare. Sono le spiegazioni da dare ai clienti su dove si trovano gli Uffizi rispetto all'hotel, centinaia di volte a dire la stessa cosa, a fare le stesse x sulle piantine, tutti i giorni, e non mi pesa per niente, perchè so benissimo che al cliente che ho davanti è la prima volta, e non vede l'ora di sapere dov'è il museo per eccellenza del pianeta. Sono mesi che si programma questa visita, si chiami esso Chen, o Smith, o Yamasa, o Gomez.

Con tutto quel che avevo da fare, entrò questa ragazzetta americana. Vent'anni neanche, canotta, pantaloncino corto ed infradito, come solo loro osano vestirsi; ci sono solo due categorie di umani che usano questo abbigliamento su questo quadrante stellare: i maschi mediterranei coatti e le ragazzette americane. Ebbene, lo sai cosa mi disse costei? Queste, testuali parole:

-Hello, bongiorn, i know you are working, i'm so sorry to bother you, and i know i'm not a guest of the hotel, but i really need a restroom- (Ciao, bongiorn, so che sta lavorando, mi spiace tanto di disturbarla, e so che non sono un'ospite dell'albergo, ma ho davvero bisogno di usare il bagno)

Lo so che stai ridendo della pronuncia yankee del nostro buongiorno, ma pensaci un attimo: costei si scusò del disturbo. Si scusò di chiedermi una cosa di cui sapeva di non avere diritto. Soprattutto disse il buongiorno.

A te sembra una sciocchezza?

Ti assicuro che non è così.

Ripetiamo la tua sequenza.

Ti presenti martedì pomeriggio. Febbraio. Giorno di bassa.

Io la odio, la bassa.

Perchè se è vero che in alta finisco le 8 ore di turno distrutto dalla stanchezza, mi sento contento per il lavoro che ho svolto, per i clienti che ho servito, per il dovere che ho compiuto e la pagnotta che mi sono guadagnato. Soprattutto, sono contento quando questi clienti rientrano e mi dicono “Che splendida città, che avete!”

In bassa no. In bassa controllo la posta ogni 3 secondi per vedere se entrano prenotazioni, e poter almeno stampare ed inserire quelle. Perchè una volta svolto il poco lavoro che ho, non c'è altro da fare, e, credimi, fare solo da guardiano, per un portiere, è frustrante.

E mentre attendo che il tempo passi, magari scrivendo un po' di hiragana, o la coniugazione del verbo joder, tanto per non perdere l'abitudine, tu apri la porta.

Ora, a prescindere dal tuo abbigliamento che è, come eufemisticamente direbbero su feudalesimo e libertà, “male in arnese”, tu non entri; te ne rimani lì sul portone, facendo entrare il fresco della Firenze di febbraio perchè stai fumando, e qualcuno potrebbe anche pensare che sei intelligente a non entrare in un locale con la sigaretta nel pieno esercizio delle sue funzioni, cioè bruciare.

Solo che poi te ne esci con questa locuzione:

-Che mi fai usare il bagno? Dai!-

Con quell'abbigliamento devastante e quell'atteggiamento strafottente che saresti perfetto a Las Vegas ed in compagnia di Raoul Duke e del Dottor Gonzo. Peccato che invece siamo a Firenze ed hai beccato me, a cui piace l'educazione ed il rispetto del prossimo.

Ti rendi conto che c'è una profonda differenza tra quel che mi chiese la ragazzetta yankee a Settembre e tu martedì scorso, vero? Lo capisci che se lei ha avuto il permesso di andare nel bagno della hall ad espletare i suoi bisogni corporali e tu no è perchè lei ha mostrato una gentilezza ed una cordialità che tu non hai ancora appreso, benchè abbiate praticamente la stessa età? Ora comprendi il perchè ti inserirei immediatamente nella lista detta “persone da avviare urgentemente alla rieducazione” dell'NKVD, si?

Quindi è perfettamente inutile che ti arrabbi ed insisti “Dai, mi scappa!”, arrogante e maleducato, quando ti dico di no e ti rimbalzo ai bagni pubblici della stazione, dove se sei fortunato trovi pure “lo comodo giaciglio pe lo riposo de le stanche membra”.

Nel medioevo morivano di fame e si scannavano come bestie, ma almeno erano molto più educati di te.

Massì, mandami pure a quel paese, come hai gridato quando te ne sei andato via; tanto di qui non sei passato. Il paese dove ti manderei io, ripeto, si chiama Siberia. In un vagone piombato. Sola andata.

E' così che funziona.

giovedì 19 gennaio 2023

Non mi sono mai ritenuto, nè mai lo sarò, uno scrittore.

Per essere tali occorre essere davvero bravi, nello scrivere. Creare contenuti che appassionino il lettore e lo facciano viaggiare, con la mente, in un altro luogo e immedesimarsi con personaggi immaginari. In questo sono un completo dilettante. Preferisco di gran lunga essere il lettore.

Tuttavia scrivere mi è sempre piaciuto. Internet oggi dà la possibilità di esprimere idee in modo gratuito. Chiunque può aprire un blog, una pagina come questa, e buttare giù due righe. Non costa niente. Per me rappresenta un passatempo piacevole.

Ogni tanto però, giusto per, partecipo a qualche concorso letterario. Di solito il trofeo Rill, dove le mie creazioni sono puntualmente cassate. Ma basta leggersi i racconti finalisti per capire il perchè: sono assolutamente migliori dei miei. Di gran lunga.

E tuttavia scrivo lo stesso. Probabilmente provo un piacere perverso, nell'essere eliminato -dev'essere anche per la squadra di cui sono tifoso- ma uno ci prova sempre. Così mi sono deciso a raccogliere un pò di questi raccontini e autopubblicarmeli. Per il piacere di avere un volume con i miei deliri, nonchè nome e cognome, sullo scaffale.

Non è un'operazione fatta per guadagnarci soldi, ma a me piace così. C'è chi il proprio denaro lo spende in abbonamenti treno Napoli-Milano, oppure in orologi, che siano Rolex o Casio. Io mi autopubblico libri. Regalerò alcune copie a parenti e amici cari, altre le venderò, a chi le vorrà. Probabilmente tramite stratagemma, se sono favorevoli.

Ringrazio Marina Cappelli di Libriamo per aver superbamente corretto i miei deliri e curato la pubblicazione, e Roberto Gigli di Roberto Rog Gigli per la mitica copertina, io e la grafica siamo totalmente incompatibili, come gli attuali attaccanti della Fiorentina per il senso del gol.

ps. In un primo momento ero tentato di mettere la mia faccia, in copertina, ma poi il duca di Sussex mi ha preceduto. Malvagio Henry, mi vendicherò!




lunedì 16 gennaio 2023

Quando cominciai a lavorare in albergo pensavo che, prima o poi, avrei potuto incontrare i cosidetti vip. Oggi sono molto più scafato e li considero persone come le altre, ma a quei tempi, giovane e immaturo, ero elettrizzato a questo possibile evento. Lei fu la mia prima "vip".

Sono passati 24 anni, quindi posso anche mettere il nome dell'albergo, un gran bel luogo dove lavorare: hotel Villa Carlotta, vicino a Porta Romana, Firenze sud. A parte due ex colleghe, è cambiata sia la gestione che l'hotel stesso, molto ristrutturato. All'epoca ci lavoravo una singola notte alla settimana, il lunedì, gli altri giorni ero in un'altra struttura. Quel lunedì del 1999 mi presentai quindi puntalissimo, come sempre, per iniziare il turno e il collega del pomeriggio mi informò: stanotte viene a dormire Gina Lollobrigida. Mi raccomando l'accoglienza adeguata, la gentilezza e, soprattutto, accompagnala in camera. Sei da solo, quindi le valigie devi portargliele tu. Quando viene a Firenze alloggia sempre da noi.

Così ebbi l'onore di fare il check-in alla grande attrice, che si dimostrò molto cordiale, molto truccata e molto chiacchierona, le piaceva parlare. In quel periodo era candidata per le elezioni europee, quindi girava il collegio del centro Italia per la campagna elettorale, e cominciò a dirmi tutte le fatiche di muoversi quà e là tutti i giorni. Il suo collaboratore se ne andò in camera per conto proprio, io chiusi a chiave l'ingresso e portai su le valigie, che non mi pesavano affatto. Riuscii a fare una battuta sul suo ruolo di Fata Turchina nell'epica serie su Pinocchio di Comencini, lei apparve molto colpita e ringraziò sentitamente. O forse recitava perchè chissà quante volte le avevano fatto complimenti sui suoi ruoli cinematografici. Ma comunque, in quel momento, volevo dirglielo.

In ogni caso, portati i bagagli, discesi al ricevimento per continuare il turno. La mattina si alzò presto e scese a pagare le due camere perchè, questo particolare lo ricordo bene, voleva saldare prima possibile e non pensarci più. Sempre truccatissima ma con quel bellissimo sorriso impresso. In quel momento arrivò anche la collega, e la grande diva ebbe modo di esprimere ancora la gentilezza e l'accoglienza del personale dell'albergo. Il che mi fece sentire veramente professionale, un vero portiere d'albergo.

Se quella era la sua intenzione, ci riuscì benissimo.

Addio, Fata Turchina.

sabato 14 gennaio 2023

E’ una vecchia storia, ma una di quelle più incredibili.

Non avrei mai creduto di dirlo, ma stavolta si, è proprio così.

Scontato, banale, ma vero.

Questa la batte tutti.

Esiste una cosa fondamentale, per gli alberghi e non solo, che ormai viene anche prima dell’acqua calda: il wifi.

Il wifi oggi è, perdonatemi il termine angolofono, un “must”. Un obbligo, un dovere, un servizio essenziale. Ancor di più: deve essere “free”. Gratuito.

Ora, il problema, per noi portieri, è che i clienti non riescono a configurare i loro apparecchi con il wifi, e quindi vengono da noi. Perchè ci si aspetta che si sia tecnici iper - ultra - super specializzati, ci si aspetta Alan Turing a Betchley Park che decifra Enigma, ci si aspetta che si abbia la capacità di Scott, Sulu, Uhura e Chekov messi assieme nel far funzionare la macchina al 638 % delle sue capacità.

Coppia giovane americana, lui alto prestante, lei biondina minuta. Rientrano nel tardo pomeriggio dopo la loro giusta e meritata visita ai musei. Sorridono, sono gentili e cordiali. Dicono buongiorno e buonasera, grazie e prego. Che volere di più? Volerne di più, ovviamente.

Poi lui scende con un piccolo computerino, uno di quei notebook o qualcosa di simile. Non riesce a collegarsi con il wifi, chi ha detto che i giovani sono bravi nella tecnologia? Non tutti sono all'altezza di Sheldon. Perché col cellulare si può inquadrare il famoso QR, ma per i portatili no. Acchiappo le istruzioni per la configurazione e mi accingo a digitarvi sopra, ma lui non vuole che lo tocchi. Può farlo solo ed esclusivamente il proprietario. Io sono un impuro, guai a toccare.

Ok, sono abituato alle stravaganze dei clienti. Il pc è tuo, lo comandi tu. Ma devi seguire le istruzioni. Basta aprire il “browser”, poi si aprirà la pagina per mettere la mail e navigherai libero e giulivo. Ma prima, occorre aprire le impostazioni e collegarcisi, a questo benedetto wifi.

Non sono un campione di pc, non riuscirei a collegarmi al norad per scatenare la guerra termonucleare globale, o infiltrarmi nel matrix, o elaborare una macchia fino a fargli apparire l'immagine nitida di Yuri. Ma non è che ci vogliano lauree informatiche od anni di pratica computeristica per sapere che, se clicchi da qualche parte, qualcosa si aprirà.

Ora, io non so che cavolo abbia cliccato il ragazzone yankee, fatto sta che appare un'immagine.

Pochi millisecondi, volto immediatamente la testa dall'altra parte, mentre lui cerca furiosamente di chiuderla. Ma il cervello è sempre più veloce dell'occhio.

Non mi sfugge ciò che ho visto.

Lei, la biondina minuta.

Con la stessa espressione sorridente.

Serena.

Felice.

Costume adamitico.

E mi fermo qui.

Appaiono dei clienti, e ne approfitto per dargli la chiave, poi torno ad occuparmi di colui che, presumo, abbia scattato quella foto: hai aperto le impostazioni?

Si.

Palesemente imbarazzato.

Senti, sarà bene che me ne occupi io, so cosa fare.

Ok, va bene. E stavolta mi smolla l'apparecchio. Potrei chiedergli la carta di credito, o sua sorella, o entrambe. Me le fornirebbe senza fiatare.

Gli configuro il pc. Ora il wifi funziona.

Stavolta non mi ringrazia, non emette un fiato: afferra la macchina e schizza su per le scale.

Appoggio gli occhiali sul bancone.

Mi copro la faccia con entrambe le mani e scuoto la testa.

Qui, ora, Firenze, bancone, un doppio facepalm è obbligatorio.

sabato 31 dicembre 2022

Gli errori capitano, lo capisco. Io ne faccio diversi, come qualcuno di voi che legge il mio piccolo blog mi ha fatto giustamente notare. Ma io non sono un professionista. Tengo questo blog per il gusto di farlo, ma non ricevo compensi. 

Quando sbaglia, grossolanamente, un professionista, la sorpresa è enorme. E la rete non perdona.

Antefatto: è deceduto il papa emerito Benedetto XVI, Joseph Ratzinger. Essendo agnostico con tendenze pastafariane, non posso esprimere giudizi su una persona che non seguivo. Come ha scritto Michele Serra: "io non sono contro il papa, sono senza". Ma mi rendo conto che per la comunità cristiana sia stato un grande interprete della teologia più profonda.

Ma il punto è un altro. E' l'edizione fiorentina di un noto quotidiano nazionale che, nel creare il posto facebook sul decesso di questo importante personaggio storico, mette la foto di Sir Anthony Hopkins che lo interpreta in un film del 2017, "i due papi".

Ovviamente, dopo qualche minuto, si sono accorti della cantonata e hanno cancellato il post, ma avevo già fatto il "cattura immagine". 

Diamine, amico giornalista, rileggi bene, prima di premere il bottoncino "pubblica"! 

E comunque non rido di te. 

Rido CON te.

No, ok, lo ammetto, rido di te. Sono una bruttissima persona.



domenica 25 dicembre 2022

I clienti, in camera, hanno delle cartelline con il logo dell’albergo e, all’interno, varie cose: mappa di Firenze, depliant, fogli con proposte di tour. Le cameriere riportano giù le cartelline delle camere in partenza, così che noi notturni, con calma, possiamo visionarle e scartare le cose che non vanno: se sulla piantina ci sono scritte, o i fogli sono spiegazzati, ad esempio. E sostituirle con nuove. Affinchè i nuovi clienti non debbano trovarsi cose usate.

Un cliente ha scritto sul retro della cartellina. Quindi la butteremo. Ma la scritta l’ho fotografata.

Faccio una traduzione sommaria per chi non conosce l’inglese (sentitevi liberi di correggermi):

-A sinistra: se tu 1) ti diplomi 2) il tuo GPA (punteggio di valutazione scolastica) salirà e 3) babbo sarà orgoglioso di te.

-A destra se non 1) ti diplomi 2) il tuo GPA calerà.

Chi se ne importa del tuo GPA? Non andrai all’università e nessuno, ai colloqui di lavoro, ti chiederà del GPA e 3) babbo sarà comunque orgoglioso di te perché vedrà che sei diventato un uomo.

Più o meno.

Il punto è che un giovane ragazzo, probabilmente timoroso del prossimo esame per diplomarsi, è passato dall’albergo e ha pensato di sfogare i suoi timori del futuro scrivendo sul retro della cartellina. E io la trovo una cosa toccante, ecco.

Magari non è carino metterla in rete così, ma non credo leggerà mai questo piccolo blog.

In bocca al lupo per l’esame, giovane Jedi. E confermo, il GPA non è importante. Te lo dice un 36/60.