sabato 10 ottobre 2026

Io capisco che ci siano leggi e regolamenti, sono importanti anche se poi non li rispettiamo -soprattutto noi italiani- ma a volte ho come l’impressione che ci complichino un po' troppo la vita.

Una bella signora americana si presenta al bancone perché vuole andare agli Uffizi -l’ora è troppo tarda affinché noi del ricevimento si possa chiamare l’ufficio prenotazioni- Mi chiede se è fattibile andare là e attendere in coda. Le rispondo che sì, è possibile. Basta armarsi di pazienza perché può essere una fila non indifferente -e col caldo dello scorso agosto-

Mi mostra, sul suo cellulare, la possibilità di prenotare ma ad un costo non indifferente. Le dico che è sul sito di un’agenzia che applica le proprie tariffe. Per avere quelle vere giuste occorre andare sulla pagina ufficiale degli Uffizi, che non è mai mostrata per prima, sui motori di ricerca. A quel punto appaiono le disponibilità. Sceglie l’ora e va avanti, ma scopre che occorre creare un account. Inizia la registrazione, con la difficoltà a trovare una password adeguata -una lettera maiuscola, un numero, un carattere speciale- riuscendo finalmente a venirne a capo.

Solo che poi la pagina chiede una serie infinita di informazioni personali. La signora si arrabbia e rinuncia: andrà a piedi e aspetterà in coda. Io posso solo allargare le braccia sconsolato e scusarmi per la farraginosa burocrazia italiana -o forse, in questo caso, solo internettiana-. Lei ringrazia comunque per il supporto e torna in camera.

Non so, probabilmente è anche giusto inserire queste informazioni, ma sembra veramente tutto così complicato….

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