Questa è una delle altre storie.
Ogni
tanto mi permetto di passeggiare. Non quanto vorrei: manca il tempo e anche un
po' di voglia, essendo un tipo essenzialmente pigro, però quando esco dalla mia
apatia riesco a farmi delle discrete camminate.
Questa
però è stata una passeggiata molto breve, appena dieci minuti.
Una
delle strade che percorro da sempre è la provinciale 70, che va da Montemignaio
fino a Strada in Casentino. Proprio dopo il primo paese, superato un ponte sul
torrente Pistiano, la strada procede lungo il costone roccioso. Ma una volta
non era così, non c’era la strada semplicemente perché non esistevano la
dinamite e i mezzi pesanti necessari per scavare lo spazio alla striscia
d’asfalto.
Una
volta, e parlo di più di un secolo fa, si andava lungo una “mulattiera”, in
certi punti anche piuttosto ripida. Così, parcheggiata la macchina sul lato
della strada, sono sceso per il sentiero fino al torrente. Perché lì, per
attraversare questo rivolo d’acqua, c’è un ponte romanico molto bello e
affascinante che attraversa il Pistiano poco prima che questo si getti nel
torrente Scheggia -a sua volta affluente del Solano che poi dona le sue acque
all’Arno-
Non
so se il ponte è lo stesso di 8 secoli fa, probabilmente sarà stato
ristrutturato. La mulattiera invece no, una volta doveva essere più larga.
Abbastanza da farci passare una lunga colonna di fanti, cavalli e qualche carro
con le salmerie. Perché nei primi di Giugno del 1289, su quel ponte e quel
sentiero, ci passò l’esercito di Firenze. Risalì su fino al villaggio di
Cetica, che i fiorentini avrebbero distrutto forse perché in quel lontano anno
gli abitanti del paese non coltivavano ancora la patata rossa e quindi erano
sostanzialmente persone inutili -ma alcuni lo sono ancora oggi- per poi
ridiscendere fino a una famosa piana dove si sarebbero scontrati coi ghibellini
d’Arezzo: la battaglia di Campaldino.
Così
me ne sono rimasto un quarto d’ora a immaginarmi quei fanti e cavalieri della
città del Giglio attraversare il ponte per andare a fare la guerra. Chissà se
l’Alighieri -a quei tempi giovane feditore- avrà pensato: ah, che bel luogo
ameno, quasi quasi mi siedo su questa roccia sotto al ponte e mi rilasso,
invece di andare a scannare gli aretini. Invece gli toccò di marciare e zitto,
e seduto sulla roccia ci sono stato io.
E
rispetto a quei miei lontani concittadini sono decisamente più fortunato: per
arrivare a Campaldino ci metto un paio d’ore di macchina e non dovendo fare la
guerra ad Arezzo non ho bisogno di portarmi lancia e scudo.
Anche
se effettivamente, con alcuni degli abitanti di questi luoghi, potrebbe essere utile
averli con sé.

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