Sto programmando questo post nottetempo, in attesa che partano alcuni clienti. Apparirà alle 9 del mattino, quando starò dormendo, ma ci tenevo a scriverlo.
Alle 15 infatti è prevista una
manifestazione e dire che in città serpeggia il panico è poco. Un po' come in
quel film: niente panico. E poi, subito dopo: ok, panico!
Al ricevimento hanno preparato dei
cartelli per avvertire i clienti che il servizio taxi, nel pomeriggio, potrebbe
avere interruzioni a causa della manifestazione e di “eventuali disordini” e i
clienti vengono a chiedere ulteriori informazioni. Padre e figlio americani,
persone eleganti e distinte, si avvicinano al bancone quando sono in turno:
«Da dove parte la manifestazione?»
«Da piazza della Signoria, qui vicino,
poi si dirige verso il Duomo e quindi alla stazione dei treni.»
Il padre, che dall’età deve aver fatto
anche lui qualche manifestazione, tipo quelle contro Giorgio III d’Inghilterra
a Boston, mi dice che hanno la visita al Duomo per le 15.45 ed è preoccupato
che potrebbe essere annullata perché “l’hanno già pagata”. Una di quelle cose a
cui proprio non so dare una risposta ma che i clienti si aspettano da un
portiere d’albergo perché teniamo la sfera di cristallo sotto al bancone e
abbiamo seguito le lezioni di Sibilla Cooman.
Allargo le braccia: «Non è possibile
saperlo. Magari non succede niente, ma potrebbero anche esserci… un po' di scontri
con le forze dell’ordine.»
Il figlio, un uomo maturo più o meno
della mia età, dice che ha visto alcuni negozi mettere pannelli di legno sulle
vetrine -le povere vetrine!- e io ribatto che si, può succedere. Ma il padre
torna alla carica con un’affermazione che è un vero e proprio assist:
«Comunque dentro al Duomo dovremmo
essere al sicuro.»
Ho proprio preso la palla al balzo:
«Guardi, a Firenze, in passato,
abbiamo attaccato anche le chiese!»
Strabuzzano gli occhi al che, non
pago, insisto:
«È successo otto secoli fa, ma noi di
Firenze siamo ancora così.»
Sempre più preoccupati, i due salutano
e si dirigono verso l’ascensore. Peccato, perché ero già lanciato in una
lezione di storia nel mio inglese maccheronico.
Oggi alle 15 ho un’attività di
volontariato, ma l’idea di trovarmi in piazza con parecchia gente e dare l’assalto
alle case del popolo grasso non mi dispiaceva.
Con torcia, forcone e sanpietrini.
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