Questo in foto è un lavatoio. In Toscana è chiamato anche pila.
Nelle mie
escursioni tra le piccole frazioni di questa montagna casentinese, mi è
capitato di vedere questo splendore. Uno dei pochi rimasti, perché tutti gli
altri sono stati smantellati e rimossi.
Fino a
un’ottantina d’anni fa le case non avevano l’acqua corrente; quindi, per lavare
i panni si usava la pila. Si veniva qui coi panni sporchi e si lavavano a mano,
sdrusciando forte col sapone di Marsiglia (sdrusciare è come si dice quassù).
Ho
scritto “si lavava” ma era una cosa che facevano le donne. Lo dico senza tanti
giri di parole perché era così: le donne a occuparsi della casa, l’omini a
lavorare nel bosco ma anche dimolto al bar a giocare a carte e bere vino.
Qualche
rappresentante femminile lettrice del mio blog, a questo punto, potrebbe
giustamente affermare che molti miei colleghi di genere continuano a ignorare
il misterioso processo che porta gli indumenti dal cestone dello sporco
all’armadio, ma su questo non ho potere. Io sono stato addestrato… ehm…
istruito sia sull’uso della lavatrice che del ferro da stiro, quindi mi tiro
fuori.
Perciò,
anche se non viene più usato per la sua funzione, è bello vedere che si è
preservato questo pezzo di storia passata, di quando le lenzuola erano lavate
così, sciacquando i panni con grande fatica prima di stenderli ad asciugare. Un
lavoro non indifferente di cui, diciamolo, almeno in parte oggi ci risparmiamo.
Quindi guardiamolo per ricordarci di come sgobbavano dalle nostre nonne in su.
Ora vado
al bar, mi aspettano per un paio di partitine e due bicchieri di rosso.

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