sabato 18 aprile 2020

UNA FOTO DI QUANDO AVEVO VENT'ANNI, EH? PENSATE CHE NON OSI POSTARLA? EH? EH?

E quindi, ecco la storia di una bicicletta.

Mi ero già accorto, lavorando in albergo, che vendere camere potesse essere alquanto difficile, con rompiscatole vari. Clienti difficili che pretendono camere triple con vista avendo prenotato una singola. Gente che entra e, senza neanche un buongiorno o buonasera, comincia a trattare sul prezzo. Quelli che chiedono il servizio in camera alle 3 di notte, e si stupiscono quando gli dico che non lo abbiamo.

Ma non mi aspettavo che lo fosse anche quando si tratta di vendere oggetti privatamente. Eppure un mio caro amico, che chiamerò semplicemente Moronz, eccellentissimo chitarrista e appassionato creatore di superbe 6 corde elettrificate, mi aveva detto delle sue difficoltà nella vendita in rete delle sue creazioni.

Ma torniamo un attimo alla bici.

30 anni fa comprai una bici da corsa. Oddio, "comprai" è la persona verbale sbagliata. La comprò i' mi' babbo, per 700mila lirette. Per 15 anni macinai chilometri e senza neanche un minimo di doping. Semplicemente, viaggiavo piano.

Adoravo andare in bicicletta. Ho adorato tanti sport, ma la bici aveva quel vantaggio di non dover attendere amici disponibili per una partita. Certo, i primi tempi andavo fuori con il Copo e il P, soprattutto quest'ultimo, ma avevano un ritmo e una resistenza di cui io, abituato agli sport con la palla, ero assolutamente privo. Faticavo enormemente a stargli dietro. Quindi presi a uscire da solo.

Cominciavo a febbraio-marzo, due volte a settimana andavo alle Cascine a farmi un 3-400 chilometri in piano per prendere agilità alla gamba, quindi cominciavo le salite sulle colline intorno a Firenze. Il momento clou era in agosto quando andavo a Cetica scalando il passo della Consuma, poi, non contento, invece di fare Montemignaio, scendevo per Caiano e risalivo da Pagliericcio, tanto per farmela più lunga. Per chi non è del posto, sono una trentina di chilometri in più. Con pendenze del 10%.

Ricordo la prima volta quando apparii, salendo dalla parte dalla chiesa, al bar di Borgopiano. Quegl'omini, intenti a giocare a carte, alzarono un momento la testa da lisci e carichi e, osservandomi, se ne vennero fuori con il classico

-Bada, c'è i'figliolo di "sidoro" (isidoro, nda), da 'ndove tu vieni?-

-Da Firenze, no?-

A quel punto s'udì il bonk delle loro mascelle. E allora mi toccò mostrare il contachilometri elettronico della bici che indicava 90 chilometri. Non ci volevano credere.

Poi è arrivato il lavoro d'albergo, il matrimonio e due figliole, e il tempo libero è crollato come la borsa di wall street nel '29: fine di tante cose, come il calcetto, World in Flames e la bici, che è stata 10 anni ad ammuffire in cantina. Così, anche in previsione del futuro trasloco, 2013, decisi di venderla.

La tiro su dalla cantina, la ripulisco ben bene, la fotografo e la pubblico su internet. 50 €. Se può sembrare poco, per una bici del genere, devo dire che non era in condizioni ottimali, dopo tanti anni d'uso. La ruota posteriore era leggermente ovalizzata, i pedali erano del vecchio tipo a gabbietta e i cambi ancora sul telaio, invece che integrati con le leve dei freni come sono oggi.

Dopo neanche venti minuti che avevo chiuso il pc, arriva un sms di uno che ha visto l'annuncio e voleva avere informazioni. Il giorno stesso ho altre richieste di informazioni per posta elettronica. E dalle telefonate cominciano le richieste buffe.

-Chiamo per la bicicletta.
-Buongiorno a lei. Si, ho messo io l'annunc...
-Si può fare 40 €?
-Eh?
-Un pò di sconto, dai.
-Lei è la prima persona che chiama. Vorrei prima vedere se trovo qualcuno che la compra a 50 €.
-Ma dai, vengo lì, 40 € sicuri.
-Ci sentiamo tra un paio di giorni. Se non la vendo a 50, la venderò a lei.
-Ma vaff...

Oppure:

-Io visto bici, potere vedere?-
-Buongiorno a lei, c'è proprio l'inflazionamento dei saluti. Ovviamente si può vedere, sto in via blablabla-
-Ma io vengo da Santa Croce sull'Arno, potere fare sconto?-
-Co-come, scusi?
-Io dovere fare strada, quindi tu fare sconto, ok?
-Non è meglio se cerca una bici dove abita lei?
-Tu è uno stron....

E ancora:

-Ciao, per quella bicicletta...-
-Buongiorno. Se vuole vederla, io abito in via Pa...-
-Sono comprese le spese di spedizione, giusto?-
-Eh?-
-Dicevo: nel costo di 50 € sono comprese le spese di spedizione. Mi pare il minimo-
-Ehm... scusi, ma non è che ha sbagliato annuncio? Nel mio ho chiaramente scritto "solo cosegna a mano su Firenze"-
-Guarda che ci vuole un pò di elasticità, negli affari-
-Capisco...-
-Allora affare fatto?-
-Ho messo l'annuncio oggi, vorrei prima vedere se qualcuno la compra alle mie condizioni, le pare?-
-Così non farai mai strada. Hai il mio numero, richiamami quando cambi idea-
 
Buffa poi quella di chiamate di un singolo squillo. Col piffero che ti richiamo. Sei te che vuoi comprare? Sei te che devi chiamare.
 
Dopo due giorni di questo andazzo, arriva finalmente la giusta telefonata. Voce giovane, toscano. Abita vicino. Tempo 20 minuti e arriva. Vede la bici, gli spiego tutti i problemi. La controlla, l'esamina bene da cima a fondo. Ma è convinto. Mi paga e la porta via. Niente contrattazioni, niente richieste di ribassare il prezzo. Vedere merce, dare soldi, avere merce. Ci vuole così tanto?
 
La sera, a cena, scopro che strabocco letteralmente di tristezza. Si, quella bici è stata un pezzo della mia vita. E mi manca. Spero tanto che quel ragazzo ci abbia fatto e continui a farci tanti chilometri e si diverta come mi sono divertito io. E raggiunga un bar dove cazzeggiano gli amici del padre e non credano che abbia fatto tutti quei chilometri da solo.



venerdì 10 aprile 2020

Cronache dell'albergo prima della quarantena.

Premessa: lavoro in un albergo che ha un paio di camere con vista sul Duomo e il complesso di San Lorenzo.

Per la note leggi economiche della domanda/offerta, della scarsità e della divisione in classi sociali altrimenti dette "popolo grasso e popolo minuto", cioè quella per cui il megadirettore galattico ha l'ufficio con la pianta di ficus e la poltrona in pelle umana mentre Fantozzi lavora nello scomodo sottoscala, tali camere hanno un discreto sovraprezzo. Ma la richiesta c'è, perchè a tutti piace svegliarsi e vedere la cupola del Brunelleschi dalla finestra.

La richiesta per avere tali camere la fanno tutti, anche quelli che prenotano la singola più misera ed economica. Gli diciamo che devono pagare il sovraprezzo, e ovviamente qualcuno accetta e qualcuno si ritira. Ma la domanda la fanno. E vabbè, la risposta gentile e cordiale la meritano tutti.

Poi arriva questa domanda, e cioè "una camera con la vista sulla Tomba" e notare la T maiuscola. E' chiaro che vuole vedere la Cappella dei Principi; costui forse non sapeva come scriverla e quindi ha messo genericamente "Tomb". Ovviamente fa sorridere, visto che i sepolcri sono all'interno e non si possono certo vedere dalla camera; noi portieri scherzavamo sull'andare là e mettere un letto accanto al sepolcro del Magnifico, più vista di quella.... Oppure accennavamo ridendo alla possibilità di vederci arrivare, al bancone, Lara Croft in persona. O Angelina Jolie, anche meglio.

Invece poi è arrivata l'emergenza sanitaria, e costui ha cancellato.

Ma con i colleghi ce lo siamo promesso: quando riapriremo -speriamo presto- e costui dovesse riprenotare, gli diamo la camera con vista. Gli diamo il free upgrade. Insomma, Tomb Raider se lo merita, dai.

Giusto?

sabato 4 aprile 2020

Cronache del portiere d'albergo in quarantena.

Il portiere d'albergo, costretto in casa dalla pandemia dilagante che gli ha chiuso il posto di lavoro, scopre che è possibile avere un ritmo di veglia-sonno regolare. Che ci si addormenta la sera e ci si risveglia la mattina.

Riesce, dopo decenni dei turni più svariati e diversi, che è possibile seguire un film in tv. Fino in fondo. E che esattamente come prima di cominciare questo lavoro, non è cambiato niente: pubblicità continue e il 90% dei canali che fa cagare.

Si rende conto che è possibile mangiare agli stessi orari. Un regolare primo-secondo-contorno. Non si saltano pasti, non si divorano panini ingurgitando di fretta perchè potrebbero arrivare clienti da servire. In effetti, scopre che la cintura si chiude con sempre più difficoltà: bisogna andare al buco prima.

I portieri d'albergo, pochi giorni dopo l'inizio del blocco, si svegliano pensando che hanno sbagliato a fare una certa procedura, che "Oddio domani devo inviare i sospesi e le commissioni", che non ricordano se, al cliente che su bk chiedeva un check-in anticipato alle 3 del mattino (giuro), gli abbiamo risposto gentilmente o gli abbiamo fatto la risata sarcastica.

Dalla seconda settimana in poi, non solo non ricordano le procedure più elementari, ma cominciano pure a dimenticare i rudimenti dell'inglese e che, in fondo, "Two is megl che one" non è poi tanto sbagliato.

Il portiere d'albergo, quando riceve messaggi inerenti al lavoro, sono colleghi che chiedono ragguagli su una procedura o se è possibile scambiare un turno. Adesso riceve quelli dei clienti affezionati, con cui hai fatto amicizia, che "mi manca Firenze, mi manca la vista dalla 410, mi mancate tutti voi".

Il portiere d'albergo, in quarantena, ha nostalgia del suo lavoro. E s'annoia un monte. Accidenti, doppio e triplo accidenti.

giovedì 2 aprile 2020

Cronache dalla Quarantena.

Mi si è rotto un paio di occhiali. Il mio paio più recente, che mi comprai una decina d'anni fa. In realtà non sono proprio rotti, si è solo svitata la piccola vite che tiene insieme la lente con la staghetta. E la vite ora chissà dov'è. Finchè non riapre l'ottico, non sono utilizzabili.

Ho preso gli occhiali precedenti, risalenti a venti anni fa, e che avevo messo da parte per una graffiatura. Solo che non li trovo più. Spariti, dispersi, volatilizzati. E' una di quelle cose che mi lascia sconcertato: mi alzo la mattina e non trovo più un deteminato oggetto. E finchè si tratta delle cuffie, posso anche sopravvivere. Ma senza occhiali vado a tastoni.

Quindi sono ridotto come Henry Bemis: ho il tempo di leggere ma non gli occhiali.

Ok, sto barando: sono miope. A venti metri di distanza non distinguerei un autobus da un elefante, ma per leggere non ne ho bisogno. Volevo solo citare un episodio della serie tv migliore di sempre.

Ho un ulteriore paio d'occhiali, dopo di che non mi rimane che il mio primo, di quando avevo 10 anni. Acquistati da mia madre con montatura in osso super solida e molto spessa, e con le lenti più grandi possibile, affinchè avessi una maggiore visuale. In pratica prima arrivavano i miei occhiali, e 5 minuti dopo arrivavo io. Li potete vedere in una delle foto che ho postato: l'unico paio di occhiali con dietro un bambino.

Un paio d'anni fa ho ritrovato una di quelle bambine che, come me, ha passato 5 anni nella sezione B, scuola elementare Howgart... ehm... Marconi. Lei si chiama Monica, e ci siamo ritrovati per caso, con le amicizie comuni presenti sul libro delle facce. Come me vive ancora a pochi passi dalle nostre elementari, e ci siamo visti per un tè.

Monica, in quinta, ebbe una brutta pleurite, e si sciroppò una quarantena personale ed esclusiva di 4 mesi. Tutti noi le scrivemmo. Per esprimerle la nostra solidarità, la nostra vicinanza, il nostro affetto. Come solo i bambini sanno fare. Ha fotografato la mia lettera. Quando ci siamo incontrati le aveva con sè, perchè le ha conservate tutte. Un ricordo bellissimo. Ero commosso. Io ho ritrovato le foto della classe. Con tutti. Anche quelli che, aimhè, non ci sono più. la povera Francesca, scomparsa anni dopo, e con cui giocavo da piccolo anche al di fuori dall'ambiente scolastico. La prima maestra, deceduta con la famiglia in un incidente stradale, ricordo il pianto disperato di tutta la classe e il funerale. Ma anche ricordi belli e speciali, come la gita al parco naturale della Maremma, con il maestro che suona la chitarra in fondo al bus e tutti noi a cantare.

Monica è un gran cervello. Ha studiato molto più di me, è il tipo di persona che gira per casa declamando i canti di Giacomino Leopardi. Sembra sia possibile, e ha tutta la mia ammirazione per ciò, come devono avere tutti quelli intellettualmente migliori. E' insegnante di lettere alle superiori. Ha tutta una sfilza di aneddoti sui suoi allievi e i loro sfondoni riguardo la letteratura italiana. Perchè insegna all'ITI Leonardo Da Vinci, da lei ribattezzata "leonardo da Frittole". Una di quelle scuole con l'enorme presenza di bestioni maschi 'gnorantoni. Parlo con cognizione di causa, sono le superiori che ho fatto anche io.

Di tanto in tanto, sul suo profilo, scrive aneddoti esemplari:

Monica: -Oggi vi descrivo l'immortalità della poesia?

Studente: -Icchè? Io c'ho un artr'anno e poi basta, prof.

La mia preferita è questa:

Studente: "Prof, sul libro ho letto che Foscolo su espulso dalla scuola per aver preso a botte il suo professore"

Monica: "Così racconta. E dunque?"

S: "Mettiamo che io la picchio. Vado in galera, lì non c'ho un cazzo da fare, mi metto a scrivere poesie e divento famoso come il Foscolo"

M: "Guarda, fatti sotto. Mi faccio prendere a botte volentieri per avere un nuovo Foscolo!"

S: "Ma.. ma prof, non mi permetterei mai...."

M: "Vedi? Siete sempre a lamentarvi che i poeti sono tutti "Buhi" "Frocetti" e ora che avete l'occasione di fare i duri vi tirate indietro"

Nella classe cala il gelo totale.

S: "Forse era meglio se me ne stavo zitto"

M: "Esattamente"

Game, set, match.

Io me la immagino -quando non è anche lei in quarantena- che salta sulla cattedra e incita i ragazzi a vedere le cose da un'altra prospettiva come da regolamento del bravo insegnante di letteratura e questi, una volta su, se ne vengono fuori che "Bada ganzo, sembra d'essè in curva. A proposito, ci s'ha da organizzare la coreografia di domeniha. E la trasferta di mercoledì a Parma per la 'oppa italia"

Ci sarebbe piaciuto fare una rimpatriata con quanti più possibile, di quella sezione B, ma non abbiamo più grandi contatti. Chissà dove saranno ora quei bambini oggi adulti, ognuno in fondo perso dietro ai fatti suoi. Mi piacerebbe ritrovarli e chiedere a ognuno di loro com'è stato il viaggio di una vita lì con te. Ho citato Vasco e Liga assieme, sono felice.

Ora che siamo in quarantena, io scrivo vicende del mio inutile passato, Monica invece dialoga con il caffè. Ogni mattina, puntuale, leggo le sue discussioni, fedelmente riportate sulla sua pagina, con il caldo liquido nero che sale dalla macchinetta.

Quello che mi preoccupa è che il caffè le risponde.

Ps. non ho volutamente indicato chi è la Monica nelle due foto. Ma è quella più carina. Ovviamente. Si vedeva già che sarebbe cresciuta bella come un'Emma Watson e intelligente come un'Hermione Granger.



 

giovedì 26 marzo 2020

Ieri sono uscito.

Ho indossato la mia tuta da ginnastica, in naftalina da quando a Firenze giocava ancora Batistuta, perchè ogni primavera mi dicevo che quella era la volta buona per usarla, solo che poi non lo facevo mai. Sentivo che finalmente quello di ieri era il giorno giusto. Così ho impostato l'applicazione "runner che se ne frega delle ordinanze perchè è tutto un gomblottohh!!!1!" e ho aperto la porta di casa per farmi una salutare corsettinAHAHAH, CI SIETE CASCATI!

Però si, sono uscito.

I miei genitori abitano a mezzo chilometro da casa mia. Sono persone a cui piace stare fuori e ora si sentono entrambi come leoni in gabbia, mio padre in particolare che vivrebbe fisso nella casa di montagna; lassù, come esce, è già nell'orto o nel bosco. Senza contare la possibilità di sonnecchiare dolcemente sulla poltrona davanti al fuoco scoppiettante del camino. Ma hanno preferito proteggere i loro parenti che abitano là. Rimanendo a Firenze. Non sia mai che fossero asintomatici e portassero il morbo sui monti.

Dialogo tipico tra me e mia madre:

-Ciao, resto qui sul pianerottolo-

"Ma no, vieni dentro"

-E' meglio se resto qui con la mascherina, tieni la sporta-

"Ti dò qualcosa, ti vedo sciupato. Tieni, uno yogurt da bere con i fermenti civili"

-... fermenti lattici vivi...-

"Quelli. E un bicchiere d'acqua (mi passa una caraffa da un litro). E le carote lavate e pulite (mi piacciono le carote crude, e quando arrivo me ne fa trovare una dozzina. Minimo)"

Poi, nel sacchetto che gli ho dato, comincia a mettere:

-5 bottiglie d'acqua confezionate (secondo lei l'acqua della cannella, a Firenze, è carbonato di calcio allo stato purissimo con aggiunta di idrocarburi. Da evitare come il cibo preparato da Lucrezia Borgia);

-Un pane da un chilo e mezzo;

-12 kiwi;

-2 chili di arance;

-Una confezione di crostini di pane perchè "alle bambine piacciono" (non li hanno mai mangiati);

-Tre contenitori richiudibili extralarge contenenti a)arrosto di cinghiale b)fagioli all'uccelletto c)passato di verdura;

-Varie ed eventuali (dipende dalle offerte del supermercato).

Più un torrente di raccomandazioni per le "bambine" (14 e 12 anni, sono ormai due stanghe che hanno già superato la mamma e quasi raggiunto me, ma per la nonna saranno sempre i teneri cucciolette di femmine bipedi che stentavano muovendo i primi passi col ciuccio in bocca).

Lei è fatta così, gli voglio bene comunque.

Carico di un sacco grande e peso quanto quello di babbo Natale la sera del 24, torno a casa.

Per andare e tornare dai miei, passo sempre dalla stazione di Firenze Statuto. Lo faccio principalmente perchè così non devo attraversare piazza Muratori -per i non forentini: la stazione è su un grande ponte sopra la sede stradale- con il semaforo che dura un'era geologica; e poi perchè lassù non c'è mai nessuno. Così mi fermo qualche minuto su una panchina, mi levo la mascherina, i cui laccetti sono proprio sopra le orecchie dove già stanno le stanghette degli occhiali, quindi troppo affollamento, e soprattutto perchè respirando, mi si appannano le lenti.

Una volta lì, mi piazzo a sedere sulla panchina e osservo i treni passare. Si, mi dò al trainspotting.

Qui ci venivo anche quando la Camilla non aveva ancora un anno. Una tenera cucciolotta che osservava tutto con grande curiosità. E ogni volta che l'altoparlante dava l'annuncio "allontanarsi dalla linea gialla" -e che lei ripeteva pidessiquamente- mi saltava in braccio. Perchè si sentiva più sicura e protetta, specialmente se passava un treno veloce. Che nella piccola stazione dello Statuto, pur non fermandosi, teneva comunque una velocità ridotta, ma pur sempre discreta.

E ogni tanto i macchinisti suonavano la sirena, noi salutavamo e anche loro agitavano la mano. E sorridevano.

A me sono sempre piaciuti tanto, i treni. Hanno un che di "legale" in più, che non gli aerei, ostinati ribelli che pretendono di negare la legge di gravità. Adoro la frenesia delle stazioni, piuttosto della noiosa attesa degli aeroporti. I treni sono informali, specialmente i regionali, dove vai a sederti dove ti pare e puoi percollerlo da cima a fondo, gli aerei sono rigorosi spaccaballe nel rispetto delle regole d'imbarco e uso delle cinture di sicurezza. I treni ti permettono di vedere con una certa attenzione il mondo esterno -e anche lì i regionali sono epici perchè ti permettono brevi infitrazioni nei giardini o balconi affacciati sulla ferrovia- mentre gli aerei danno solo una visione delle nuvole e dei monti sottostanti. Per non parlare del grande vantaggio di poter leggere con serenità, impossibile da comparare con la stanchezza provocata dai lunghi viaggi in automobile, nel caso del confronto ferro-gomma.

In questi giorni va così: approfitto delle brevi camminate fino a casa dei miei per fermarmi un pò nella piccola stazione e sognare la fine della quarantena. Un bel viaggio in treno-cuccetta. Destinazione: Vienna. Ho sempre il avuto desiderio di visitare la capitale dell'impero asburgico: il Prater, Schonbrun, la casa di Freud, e di una visitina psichiatrica ne avrei anche bisogno.

Tutto questo riposo mi sta uccidendo. Non vedo l'ora che riapra l'albergo, così prendo ferie.

domenica 22 marzo 2020

Lavoravo in un albergo, ero un portiere.

Ora l'albergo è chiuso. Sono ufficialmente in cassa integrazione.

L'italia è spaccata in due: ci sono quelli che devono stare chiusi: alberghi, ristoranti, negozi... tutto fermo. Tutti a casa. Però siamo al sicuro. Relativamente, certo. Dobbiamo pur uscire a fare la spesa e gettare a spazzatura. Un solo viaggio e una volta a settimana. Poi ci sono quelli che lavorano perchè forniscono servizi essenziali. Gli ospedali, in primis. Alimentari e supermercati, i cui dipendenti, anche se forniti di protezione, sono comunque a maggior rischio. Però è così, siamo divisi in due fasce: non si lavora ma si sta tappati in casa, al sicuro, oppure si lavora e si rischia.

Non saprei dire cosa è meglio o peggio. Dobbiamo resistere e sopravvivere. Perchè di vita abbiamo questa, e tutti i soldi del mondo non basteranno a comprarne un'altra. Neanche disegnando un pentacolo, circondarlo di candele e prounciando parole estratte dal Necronomicon (anche se potrebbe essere interessante provarci).

In settimana sono stato in albergo.

la proprierà ha chiesto di avere qualcuno a fare da guardiano. Per il timore di intrusioni notturne. Martedì ci sono stato io.

Perchè ho detto di si?

Perchè a Giugno avrei fatto 20 anni di servizio in quell'azienda, e mi sentivo in dovere di farlo. Per la possibilità di uscire e farmi la mia solita passeggiata serale di andata e mattutina di ritorno -c'è solo un chilometro e mezzo da casa mia all'albergo, e l'ho quasi sempre fatto a piedi, in un mese faccio più di 100 chilometri di camminate- e infatti sono stato fermato dalla guardia di finanza, a cui ho dato il modulo compilato e mi hanno lasciato andare. L'ho fatto per rivedere ancora il luogo dove ho lavorato così tanto tempo. E poi sono nato fesso, come canta Guccini.

Una volta arrivato, aperto -avevo le chiavi- e richiusomi dentro, mi ha fatto un pò strano essere lì e non dover lavorare. A parte un giro di controllo al piano terreno e in cantina, ho cazzeggiato al cellulare su board game arena e ascoltato il nuova lezione di Alessandro Barbero su youtube, per me particolarmente gustosa in quanto parla di Dante e delle lotte tra guelfi e ghibellini a Firenze.

Poi, verso mezzanotte, sono andato a dormire in una delle camere sopra la reception.

In 20 anni di servizio è la seconda volta che mi capitava di dormire qui dove lavoro. Per l'occasione ho pure scelto una delle camere più grandi, una tripla, anche se poi non ho dormito nel matrimoniale ma nel singolo -mi sembrava comunque uno spreco- e ormai che ero in ballo mi sono fatto un bel bagno. Bagno con vasca, tutta la manopola spostata a sinistra e via con l'acqua calda. Risultato: quando ho infilato il piedino, mi sono preso un'ustione di 3° grado e ho lanciato un urlo che mi devono aver sentito a Tokyo. Perchè a casa mia non ho la caldaia settata a questa temperatura, quindi ho dovuto rabboccare al vasca con quella fredda.

Finalmente dentro, mentre mi rilassavo a occhi chiusi e testa appaggiata sul bordo, pensavo che, stando alla reception non vedevo le camere come le cameriere o i facchini, che invece devono entrarci spesso. Non avevo modo di vedere a fondo certi piccoli particolari, e mi rendo conto solo ora che lavoravo davvero in un bel posto. Ok, non è che io, quando si trattava di viaggiare, abbia mai scelto luoghi lussiosi -dormivo in posti che i nas avrebbero chiuso immediatamente- ma in fin dei conti è un bell'hotel. La mattina mi ha svegliato direttamente la telefonata del direttore che attendeva all'ingresso, da quanto ho dormito bene, e gli ho consegnato le chiavi. In mattinata è venuto il fabbro che ha messo una cancellata all'ingresso. Ora è tutto sigillato. Ci ha mandato le foto -abbiamo il gruppo della portineria- e mi ha fatto ancora più strano. E tristezza.

Chissà se lo rivedremo ancora aperto. Chissà se tutti noi portieri -in tutto il pianeta, ormai- rivedremo ancora gli alberghi aperti, i clienti che partono e arrivano, con i loro desideri di visitare monumenti storici, partecipare a congressi scentifici, convegni modaioli sulla bellezza del risvoltino. E, perchè no, anche le loro fisime: quelli che vogliono la camera con vista anche se non l'hanno prenotata, chi vuole fare il check-in alle 3 del mattino, gli indiani che chiedono "hot uotaaaa".

Chissà.

lunedì 16 marzo 2020

Lavoravo in un albergo, ero un portiere.

Ora sono ridotto alle cronache della quarantena. Se qualcuno volesse farsi una vaga idea di come doveva essere stata questa città nel 1348, non ha che affacciarsi.

Ormai ci litighimo la spazzatura da portare fuori. Oggi mi sono accapigliato con la Camilla per l'umido, visto che plastica e indifferenziato erano già possesso delle altre due tipe che circolano in questa casa. Ovviamente ha vinto lei. Sto pensando di mettere un guinzaglio a Ray (il gatto) e fargli fare due passi.

In questi giorni si sentono tutti italiani, e a me questa retorica del nazionalismo è sempre piaciuta poco. Gli italiani sono un branco di egoisti fuori misura, gente che fa la fila di notte, in sacco a pelo fuori dai negozi e, all'apertura, fiondarsi dentro a comprare telefonini, console di gioco, scarpe alla moda. Provate a chiedergli di aiutarvi, invece di buttare soldi in tatuaggi e apparenza, e vi rideranno in faccia. Nazionalisti quando gli fa comodo.

L'albergo è chiuso. Tutti gli alberghi della città sono chiusi.

Questa pagina era nata con l'idea di parlare delle mie esperienze di portiere d'albergo, e ora dubito che lo farò mai più. Ho pensato per anni che il turismo fosse uno di quei settori vincenti, dopo essere passato per eventi come dagli attentati dell'11/9 e la crisi del 2008, fino a che non è arrivato questo virus a radere al suolo le nostre certezze. Tutti chiusi in casa per evitare un virus che sarà anche mortale solo nel 2% dei casi, ma NESSUNO vuole essere quel 2%.

Spero per voi che abbiate uno di quei lavori ancora esistenti, come portare schiacciapatate o luci di natale o altri oggetti inutili a persone annoiate che non sanno che altro fare, nella loro casa, che ordinare queste cose. Oggetti consegnati tramite corriere, da persone che rischiano e vivono con la mascherina perennemente attaccata alla faccia, ma lavorano. Io, finchè ho qualcosa da parte, me ne resto chiuso dentro. Perchè il prossimo D-Day arriverò al mezzo secolo, e ho due genitori di qualche anno in più. Ancora forti e in salute, ma comunque, come si dice a Firenze, "meglio avè paura che buscanne". La salute prima di tutto. Quando i soldi saranno finiti, qualcosa inventerò.

Lavoravo in albergo, ero un portiere. Come tanti di voi che leggono il mio blog. Portieri, facchini, cameriere ai piani. Turismo, commerciale, congressista. OTA, fit allotment, fit on request. Tutto finito.

Ora siamo a casa. Ma cerchiamo di essere ottimisti, dai:

Andrà tutto bene.