martedì 10 agosto 2021

Gli italiani possono essere buoni, pazienti e comprensivi. Si, esistono anche questi. E sono bellissimi.

Ma toccagli il pallone, e diventano delle iene inferocite.

Famiglia del nord italia in auto. Lui un uomo sportivo, lei asiatica che Michelle Yeoh può andare a nascondersi. E 3 bellissimi figlie/i, allegri, caciaroni ma anche disciplinati al punto giusto.

Arrivano verso mezzogiorno, in un caos automobilistico da urlo. Una cosa così, in 25 anni di lavoro d'albergo, non l'avevo mai vista. Sarà che tutti evitano i mezzi, anche per il piacere di non dipendere dagli orari dei treni (che in Italia sono indicativi), e con l'auto si può scegliere quando partire e dove fermarsi. E sono tutti italiani o europei. Magari c'è pure qualcuno che non ha il famoso "permesso verde" e quindi, nel timore di non essere accettato sui treni, prende la macchina.

Fatto sta che la città è letteralmente invasa di automobili. Il risultato è che ci sono macchine parcheggiate ovunque, e i garagisti sono letteralmente sopraffatti dalla quantità industriale di richieste.

Il cliente quindi arriva in albergo e, con una calma e una tranquillità che mi sorprendono, ci spiega di aver parcheggiato, con la famiglia dentro, sulle strisce; a 100 metri di distanza. la sua calma, come dicevo, mi sorprende perchè la maggioranza dei clienti entra inferocita lamentandosi del traffico, come se fosse colpa dei portieri di questo assembramento automobilistico in una città costuita nel medioevo. Lui invece è tranquillo. Chiamo il garage, ma  l'addetto non fa mostra di sè; perchè questi lavoratori sono tutti continuamente di corsa da un albergo all'altro della via per prendere auto di clienti in arrivo o portare il mezzo di quelli in partenza. Dopo aver aspettato una decina di minuti, decide rassegnato di guidare lui stesso al garage, dopo cheio gli ho spiegato come arrivarci. 

Arrivano dal garage e sono tranquillissimi, malgrado abbiano i loro bagagli, portati sotto un caldo atroce. Li mando di corsa in camera perchè hanno la prenotazione agli Uffizi di lì a pochi minuti, ed è inutile stare a fare tanti convenevoli: il check-in si può fare anche nel pomeriggio, l'ingresso al museo invece è come lo yogurt: scade. Lui mi ringrazia come se gli avessi salvato la vita, ed è appena passato dal girone infernale che è il traffico fiorentino. Gli avrei fatto un monumento lì, alla reception.

Poi arriva il giorno della partenza. Sono in turno di mattina.

Scendono per la colazione e, come mi vede, mi ringrazia calorosamente. Che è felice di essere stato a Firenze, che siamo tutti gentilissimi, che la camera è bella -ovvio, è la più grande- eccetera. 

Solo che poi indico le mascherine dei figli, inequivocabilmente rossoneri. Si sa che a noi italiani piace parlare di calcio. 

E lì esce letteralmente il diavolo. Non solo per la squadra per cui fa il tifo. 

"Quello lì è un ******! Un vero *******!!!"

Si riferisce al portiere della nazionale. Quello che ha parato l'ultimo rigore inglese. Che era della sua squadra e poi è andato via.

Non è che noi fiorentini siamo stati da meno, nell'insultare giocatori che erano Viola e poi, da un giorno all'altro, vanno altrove, specialmente se passano a colei-che-non-deve-essere-nominata. Ma vedere questa rabbia da osservatore esterno devo ammettere che fa un brutto effetto. Ero così anche io, a vent'anni? Evidentemente si. Ecco, mi sono vergognato di me stesso. Si fa presto a dire "avevo vent'anni". Ero fava, questo è il motivo. Ci si può scherzare, ma gli insulti, effettivamente, sono troppo. D'ora in poi, solo ironia. Nella vita ci sono cose peggiori, anche se Chiesa Junior mi ha dato un grande dolore.

Però, al di là di quello sfogo rabbioso, era una persona simpatica con una bella famiglia. Ma devo ammettere che ragiono di parte: ho sempre avuto una forte simpatia per i lombardi, quelli del capoluogo in particolare.

Spero tornino. Di clienti così ne abbiamo un gran bisogno.

Ma non ci parlo di calcio.


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