venerdì 15 gennaio 2016

Il bancone di un albergo non serve solo per appoggiarci sopra piantine della città, ricevute o fatture varie, documenti dei clienti, fogli di prenotazione o codici wifi od altro.
Sul bancone di un albergo ci si lascia di tutto.
La maggior parte delle volte sono dimenticanze. Bottigliette d'acqua ancora sigillate, occhiali da sole o da vista, cellulari, anche notebook od altro materiale elettronico. Il cliente torna e lo riprende. E vabbè, sono turisti svagati. Capita.
Ma quando ti lasciano volontariamente, appoggiate lì sopra, cose che non gli servono più, cioè veri e propri rifiuti, allora ti rendi conto che i gulag rieducativi sono una delle grandi invenzioni del comunismo, e farci passare dentro l'umanità sarebbe necessario se non particolarmente urgente.
Sul bancone i clienti lasciano:
-le cartacce delle caramelle (quelle nostre, di “cortesia”);
-bottiglie di plastica vuote;
-pacchi di fogli wikipedia su Firenze in cirillico (ma non solo). Ovviamente clienti in partenza. Anche senza parlare la loro lingua capii benissimo che la moglie diceva al consorte che non gli servivano più, dato che andavano a Roma. Lui prese, dalla cartellina, i fogli su Firenze e lì smollò sul bancone. Davanti ai miei occhi. E senza guardarli, quegli occhi, prese la valigia ed uscì;
-tazzine. Vanno in sala colazione a prendersi caffè o cappuccino, e, per qualche misteriosa, oscura ragione, decidono di berselo in piedi nella hall, davanti al ricevimento. Molti lo fanno per essere pronti ad uscire a fumare, neanche fosse una gara di giochi senza frontiere (qualcuno se la porta fuori. Con una mano tiene la tazzina, con l'altra la sigaretta, ed è divertente vederli armeggiare con il pacchetto e l'accendino con una mano sola). Fatto sta che la tazza la smollano lì, sul bancone, e la qual cosa è un po' meno divertente. Tanto, c'è chi la riporta al bar (il portiere od il facchino);
-piantine di Firenze usate. Ne chiedono una nuova perchè la prima è tutta sgualcita e bagnata. Gliela passo. L'afferrano e se ne vanno, spesso senza dire grazie, lasciando quella vecchia sul bancone. La prendo da un piccolo lembo asciutto e la deposito nel cestino, sperando che la parte bagnata sia comunque solo acqua dovuta alla pioggia;
-bicchieri di vino od altri alcolici. Vale il discorso delle tazzine. Solo, questa cosa capita anche quando non è orario di colazione. E spesso il bicchiere è ancora mezzo pieno (il bicchiere è SEMPRE mezzo pieno, questa è la mia filosofia);
-cartoni del latte. Alle 4 del mattino arriva il fornitore di alimenti per le colazioni. Normalmente mette la roba nel carrello e spinge fino alla caffetteria, ma quando ha poca roba, come solo dei cartoni del latte, smolla tutto sul bancone e tanti saluti. Negli alberghi della zona, per questa sua simpatica abitudine, p conosciuto come "il fenomeno";
-sacchetti contenenti oggetti vari, soprattutto residui di pasti. Anche qui occorre fare attenzione nell'afferrare il sacchetto e gettarlo nel cestino, perchè dallo stesso vi possono colare liquidi vari. E non voglio indagare oltre.
-qualsiasi oggetto/utensile/materiale che abbia esaurito la sua funzionalità: pile elettriche, penne, guide e/o romanzi vari letti (fino a qualche giorno fa avevamo un Dan Brown in coreano, il che può essere indicativo di come le disgrazie non viaggino mai da sole);
-gomme. E non sto parlando di quelle da cancellare. Credo che questo faccia capire molto sul cliente medio dei 3 stelle. Anzi, tutto.
Estate.
L'estate fiorentina, l'agosto che rende l'asfalto molle come un marshmellow, l'afa che taglia le gambe e rende la testa pesante come una palla di cannone dell'artiglieria napoleonica, il sudore che cola lungo il corpo come fiumiciattoli in piena. In mezzo a questo delirio, una comitiva di ragazzine spagnole arriva in hotel. Addobbate con quelli che pensi siano coriandoli raccattati al carnevale e gelosamente custoditi per l'occasione, dotate di parti del corpo che provano l'inesistenza della forza di gravità e le gravi mancanze di Isacco Newton, carte d'identità che mostrano come costoro abbiano passato la protezione della legge da pochi giorni ed ora sembra abbiano sulla testa un cartellone pubblicitario che recita “caccia libera!”
Non fraintendetemi: ho due figlie che, tra non molto, mostreranno quei fisici. I miei pensieri non sono più quelli del bracconiere, ma quelli della guardia del parco. Oltretutto le tipe (le spagnole, non Camilla e Gaia) hanno un vocabolario ristretto quanto quello degli scaricatori di porto di Alicante: ogni frase presenta un “coňo” od un “mierda” od un “joder”. O tutte le 3 parole assieme. Dopo un paio di giorni che sono qui, non chiedono più la chiave con un por favor ed un gracias. Non salutano neanche. Porgono la mano e la prendono, tanto ormai anche noi sappiamo in che camera alloggiano. E quando escono, gettano, letteralmente, la chiave sul banco.
Discrete manfane, ecco.
Se sono così a 18, spero di essere già in pensione quando ne avranno 40, se decidessero di tornare proprio qui, per una visita a Firenze.
Mattina, ora di pranzo.
Il mio corpo recita: mangia, deficiente! Ho bisogno di carboidrati, di energia! Non aspettare le 15.30, mangia ora! Ma non si può. In albergo è così, sacrificio e dedizione alla causa. Gli olandesi che mi hanno prestato i soldi del mutuo possono essere fieri di me.
Le ragazzette spagnole si incontrano nella hall, qualcuna scendendo dalle scale, qualcuna arrivando da fuori, evidentemente avevano già previsto che l'ora ed il luogo x per il meeting. Si piazzano nella hall a parlare a voce alta, chi tra loro, chi al cellulare, da cui arrivano gli urletti gioiosi della abuela: “Hoooola, chiquitaaa, comos estaaaaas! Como es Florenciaaaa?”
Che meraviglia, ho studiato le lingue proprio per questi momenti (si nota il sarcasmo?).
In quel momento, due delle loro amiche entrano nella hall, e piazzano, sul banco, proprio davanti a me, una scatola di cartone. Di quelle in cui vengono inseriti i cibi di una delle note paninerie di fronte alla stazione di Santa Maria Novella. Quel tipo di panineria che Andy Warhol definiva “la parte più bella di Firenze”.
Ma in quel momento, con la fame atavica e lo stomaco che brontolava come il Vesuvio nel 79 dc, l'odorino che usciva da quella scatola non mi faceva pensare a quanto erano bischeri gli artisti dandy newyorkesi. La mia speranza, neanche tanto velata, è che queste se ne vadano in fretta.
Invece no.
Le due ragazzette entrate, aprono la scatola e cominciano a mangiarsi i pezzettini di pollo fritto.
Così, davanti a me, sul bancone. Come se fosse la cosa più normale del mondo. Un bancone dove si appoggia di tutto. Lo stesso ricettacolo batterico dell'Arno subito dopo gli scarichi delle concerie dell'empolese.
Non resisto dal non documentare il momento. Prendo il cellulare e fingo di farmi gli affari miei. Poco professionale? E' vero, ma tanto queste tipe neanche se ne sono accorte. Effettivamente, mi sentivo un fantasma.
Le fotografo mentre mangiano. Effettivamente, erano già a fine (ingurgitavano pollo come se fossero state noccioline)
E poi, una volta finito quel frugale pasto, prendono ed escono tutte quante sono lasciando, sul bancone, la scatola che conteneva il cibo. E' ovvio, c'è chi pulisce per loro: il portiere. Perchè scomodarsi per cercare un cestino dei rifiuti?
Ho buttato via la scatola con cautela, perchè dentro avevano lasciato i contenitori del ketchup; aperti, chiaramente. Infatti il liquido rimasto stava già colando.
Non credo ci sia altro da aggiungere.
Anzi, no ancora una: il latte lasciato dal fenomeno.
Buon fine settimana a tutti.




venerdì 8 gennaio 2016

Elegante

ventiquattrore

l'uomo d'affari italico che parla infilando una parola d'inglese in mezzo a 3 italiane.

Ma quando è in giornata, riesce anche nel 50-50.

Si sofferma davanti alla hall con collega abbigliato di egual divisa ed eguale valigetta. Gli uomini in nero, versione de noartri. Ed uno di loro ha pure un accento nordico che mi par di avere di fronte il mai abbastanza compianto Guido Nicheli. Ma poi si salutano. Il Nicheli esce, l'altro mi chiede la chiave. La riceve insieme al sorriso del portiere.

Prende la chiave, il sorriso lo getta nella sua pattumiera mentale.

Pattumiera che riempie per intero la sua scatola cranica

Perchè

Si ferma davanti all'ascensore

Si gira

Mi guarda

E mi rivolge queste stupefacenti parole:

Il time limit per il FALL-OUT?-

.

-Mezzogiorno- risponde la statua di sale che ha appena sostituito il portiere.

Fa per alzare un dito. Anticipo la domanda:

-Abbiamo uno stanzino bagagli, qui in basso, se deve partire nel pomeriggio-

-Thank you my friend-

Si volta e va all'ascensore.

La statua di sale continua a fissare un punto lontano come un 8 in posizione orizzontale.

'unglielapossofà.


venerdì 1 gennaio 2016

L'ho detto mille volte e non mi stancherò mai di ripeterlo: il cliente d'albergo è una persona svagata e distratta. Lo è perchè in vacanza, e quindi felice di trascorrere qualche giorno all'insegna del relax e della cultura che può offrirgli una città come Firenze; perchè è lì per un congresso, e quindi preso da trattati medici e relazioni psicologiche grandi quanto una bibbia del Guttenberg; perchè è lì per lavoro, e quindi impegnato mentalmente a come convincere i compratori asiatici che la moda del futuro prevede un completo con cravatta, cappellino con Swaroski e pantaloni arrotolati fino alla caviglia; perchè ha un day use con l'amante e deve ricordarsi il motivo/scusa da riferire al coniuge per cui si trova a Firenze.


Per questi, e molti altri, motivi, il cliente d'albergo, spesso, tira gli sfondoni. Dice ca**ate. Ma non è una cosa grave. Ci si ride, e spesso lo fa anche lui. Per questo mi piace pensare che io non rido del cliente, ma CON il cliente.


E negli anni, in questo lavoro, ho anche riso.


Davanti alla piantina di Firenze, e sottolineo, la sola città di Firenze, in varie lingue, mi è stato chiesto di indicare:
1-Dov'è la casa di Romeo e Giulietta.
2-Dov'è la Torre di Pisa (una mezza dozzina di volte, e sempre indiani)
3-Dov'è San Pietro.
4-Dov'è il mare.
5-Dov'è il Colosseo (tutte le città italiane hanno il colosseo)
6-Dov'è la stazione Termini (dozzine di volte)
7-Dov'è la stazione Tiburtina (in realtà cercava Campo di Marte, ma per alcuni americani tutte le stazioni principali italiane sono Termini, e tutte le secondarie sono Tiburtina)
8-Dove hanno girato “Hannibal”
9-Dov'è la piazza in cui hanno girato “Sotto il sole della Toscana”
10-Dove vive il protagonista italiano di “Sotto il sole della Toscana” (vivesse qui, mia moglie lo saprebbe...)
11-Dov'è il quartiere a luci rosse (red light discrict)
12-Dove vivevano: a) Dante, b) Leonardo, c) Michelangelo, d) Machiavelli, e) i Medici f) Andrea del Sarto g) Batistuta h) Mussolini (giuro!)
13- ed infine: dov'è l'ingresso della metropolitana; e se questa portava a Pisa (in realtà è solo il sottopasso della piazza della Stazione, ma alcuni insistevano che c'era la metropolitana. Se ci sono scale che scendono verso in basso, ci dev'essere per forza anche il treno)


Poi ho avuto:
1-signora italiana che rientra nel pomeriggio:
-Buonasera, sono passata a lasciare i bagagli la mattina, quando ho fatto l'ACCETTAZIONE-
Stava solo una notte, quindi non potevo classificarla come “lungo degente”.


2- (dialetto marchigiano) Che me sa di ndò sta la piazza dei Signori?
-Signoria. Piazza della Signoria.
-E vabbè, sempre di quelli coi soldi parliamo.


3-Mi dà il codice Hi-fi? (almeno una dozzina di volte. Sarebbe in costante aumento, se non fosse che lo forniamo già al check-in. Difatti spesso è un “Mi RIDA' il codice Hi-Fi, che l'ho perso?”)


4-Dove sta l'Accademia che i mafiosi fecero saltare, quella... come si chiama... del grano!
della Crusca....
Si mette una mano sulla faccia -Oddio, che figura de m...-
Ma la consolai affermando che almeno lei se lo ricordava. Tanti, e spesso italiani, neanche rammentano ciò che accadde in via dei Georgofili più di 22 anni fa, Il motivo per cui i terroristi falliranno sempre, è che tra vent'anni nessuno rammenterà. Eventi rimossi per sempre dalla memoria, vuoi perchè troppo traumatizzanti, vuoi perchè non c'è (per fortuna) la memoria visiva come per gli aerei che s'infilano nelle torri, vuoi perchè il codice “Hi-Fi” è più importante.
Ed infine, fresca di pochi giorni fa:


5- Il 25/12, giorno di Natale, a parte noi degli alberghi, ristoratori, e gli schiavi delle modernissime cave di guano altrimenti detti “centri commerciali”, è tutto chiuso. Nel pomeriggio scende, al bancone dove lavora mia moglie, una “gaya” coppia tedesca (alla facciaccia tua, heinrich himmler!). La “ragazza” del duo, con un bel fare effeminato e gesti molti vezzosi, se ne esce con la mia consorte in questa fantastica e meravigliosa conversazione:
-Oggi i musei sono tutti chiusi, vero?-
-Si, oggi è Natale, è tutto chiuso-
-Ma... anche Pisa è chiusa?-
..
-Prego?-
-Si, volevo sapere se Pisa è chiusa o aperta-
-Beh.... si che è aperta... è una città-
-Ah, bene. E quindi è aperta anche Lucca?-
-Ovviamente-
-E Siena-
-Certo-
Il crucco omosex ci pensa attentamente.
Guarda il suo compagno.
Ed entrambi si mettono a ridere -E' ovvio che sono aperte: sono città. Che domanda sciocca che abbiamo posto- E se ne escono, semplicemente felici di passare assieme il 25/1 a Firenze.


Oh, buon anno a tutti. :) e se vi capita di dire sfondi, rideteci. Ve lo dice uno esperto.

mercoledì 23 dicembre 2015

Come ogni anno, ecco la letterina di di Natale riveduta e corretta.


Caro Babbo Natale

Vediamo di non fare troppo i furbetti. Lo so che ti scrivo sempre per gli stessi motivi, ma in fondo tutti ti scrivono per gli stessi motivi: regali, regali, regali. E tu fai quel bel sorriso bonaccione, bofonchi un “Oh oh oh”, e carichi il pacco sulla slitta. A me non la fai, bello. Non venirmi a dire che di sfianchi tutto Dicembre fino alle prime luci dell'alba del 25, perchè il resto dell'anno te ne stai a gozzovigliare. Sei bello pasciuto come i giornalisti della nazione che prima andavano a vedere la pallacanestro Firenze e poi correvano spediti dai Briganti a mangiare lo spaghetto. Bella la vita di vacanza 11 mesi l'anno, eh? A te il mutuo non te lo chiede indietro nessuno, perchè nessuno verrebbe in mente di comprarsi una casa in mezzo alla neve perenne con la sola compagnia di elfi senz'arco (gli elfi devono essere sempre con l'arco, chi ca**o li ha mai visit quelli che lavorano? Quelli si chiamano Goblin) e quelle cose con le corna ed il simbolo bella FinnAir tatuata sulle chiappe.

Quindi vediamo di'capissi bene, e di fare questo lavoro come si deve, perchè nel mondo alberghiero siamo tutti un po' delusi.

Innanzitutto riscrivo la solita lista di ogni anno (ed ogni anno puntualmente delusa):


- che gli Usa non crollino (se possibile NON votino Trump) ed i loro abitanti restino curiosi e desiderosi di viaggiare, ma solo quelli sopra i 25 anni, che quelli sotto tale età sono peggio del terremoto, dell'alluvione e delle cavallette;

- che il PIL indiano crolli del 365%;

- che i cinesi smettano di maltrattare i loro concittadini poveri per la loro mania degli affari, e comincino ad amare l'arte, la cultura e la gioia del buon vivere;

- che i giapponesi restino così come sono, delle persone splendide ed adorabili;

- che i russi trovino sotto l'albero un manuale di buona educazione e gentilezza. E soprattutto lo leggano;

- che in Medio Oriente scoppi la pace così che israeliani ed arabi riscoprano il turismo interno;

- che gli europei abbiano un pò più di soldi e mantengano intatto l'amore per Firenze ed il resto della penisola.

-che gli italiani la finiscano con questa mania del chiamare per chiedere camere doppie e poi se ne vengano fuori che “ah, abbiamo un bambino” “Quanti anni ha il bambino?” “13” “Allora deve prendere una tripla, signora” “Ma no! Il bambino dorme con noi!” E debba passare mezz'ora a dirgli che non si può e poi mi riattacchi in faccia perchè mi ostino a dirgli di no alla doppia e lei non voglia pagarsi una tripla.


Poi vorremmo che la si finisse con questa storia delle caldaie e fan-coil che si guastano sempre e soltanto il venerdì sera/sabato mattina di alta stagione. Ci saremmo un po' stufati. Se proprio (ma proprio, eh) deve accadere, che avvenga il martedì alle 11, quando passa il tecnico che “Oh, e gli'ero a giro qui in centro, che va tutto bene?”. Vent'anni che faccio questo lavoro e mi fosse mai successo. Quando si gusta qualcosa, il tecnico non c'è mai, o perchè siamo infine settimana o perchè l'unico reperibile è preso da un altro lavoro urgente.


Quindi, caro Babbo Natale, vediamo un po' di sistemare le cose per bene, perchè non ci siamo per niente. Ricordati che il mio albergo è un palazzone alto alto, ed una postazione Flak (FlugabwehrKanone) ci sta benissimo, e ti assicuro che in caso di altri guasti od altri problemi i prossimi Natali li passo sul tetto dell'albergo a scrutare il cielo con un dito sul grilletto e l'occhio incollato al mirino. Lo sai che la Flak aveva proiettili che tiravano giù i B-17? Pensa cosa può fare ad una slitta in legno. Quindi occhio. E se ti sembro molto cattivo, è solo perchè sono già in clima nuovo film di Tarantino (No! Guerre stellari ed il pieraccioni non andrò mai a vederli, capito? MAIIII!!!!)


Tanti auguri dal vostro marce :) Lo so che scrivo il venerdì, ma venerdì è il 25, ed il 25 babbo natale ha giorno libero. Io invece avrò un 7-15, e la famiglia mi costringerà a fare la mezzanotte (per i regali, ovviamente). Quindi ci si risente (per chi vorrà leggermi) ad anno nuovo. Non mangiate troppo. E se proprio esagerate, e vi rimproverano di ingrassare, rispondete come faceva il nobel per la chimica Ernst Rutherford: "ogni giorno aumento di circonferenza. E di intelligenza". Lui si, che aveva capito tutto.






venerdì 18 dicembre 2015

A' Lazio


Voi direte: come può, un portiere d'albergo di Firenze, avere a che fare con la squadra di calcio di Roma?
In ordine cronologico inverso, dal più lontano al più recente:
1.Coppia 50enne romana. Lui è decisamente sul pittoresco andante con brio: giaccone pieno di tasche che sembra preso direttamente dalla 82esima divisione aviotrasportata, baffo modello senatore abruzzese di centro destra e coppola fantozziana.
Un collage che fa rimpiangere le americane di un quintale in pantaloncini ed infradito.
Escono dalla sala colazioni.
-Senti, annamo a pagà, ce tocca pure questa-
Poi si volta verso di me.
-Aò, coso. Quanto te devo?-
E dà pure l'impressione di volermi mettere un braccio sulla spalla. Ma sono un lavoratore bancone-munito. La distanza aiuta ad evitare eccessivi scambi intimi non graditi.
-Buongiorno a lei-
-Ah, si vabbè, stai ancora ar bongiorno, a' formalità. Comunque bongiorno-
-La camera l'avete già pagata, manca la tassa di soggiorno-
-Ecco, quella. Quanto te devo?-
Stampo la ricevuta ed incasso la tassa. Mentre mi passa i soldi mi fa:
-Comunque vaa' meritate. C'avete una città bellissima-
Prima che possa replicare ringraziando per il complimento, lui continua la chiacchiera.
-Li Uffizi, er Davidde.. magari c'avessimo avuto noi l'artisti che c'avete avuto voi. A noi c'è rimasto quel coso de li gladiatori, lì, che ora nun se po' manco fa 'n machina-
Trattenere le risate può essere un esercizio veramente difficile e complesso.
-E vi si dette pure un monte d'artisti. La Cappella Sistina l'ha dipinta Michelangelo-
-Ecco, o'vedi? O'vedi? Se nun ce li davate s'era sempre co le rovine de l'antichi-
-Mghff (risata soffocata).... poi chi c'era....-
-Dai, dimmene dell'artri!-
-Vi s'è dato i'Vasari... i'Botticelli, Del Sarto... sono passati tutti da Roma-
E lui fa roteare la mano, mentre guarda la consorte e se la ride.
-Vi si dette pure Batistuta-
L'avessi mai detto. Manca poco si leva la coppola e me la lancia modello stella ninja.
-Ao', a'bello! Per me quello ve lo potevate pure tenè! Io so daa' Lazio!-
Acchiappa la ricevuta e sale per le scale.
E mi sento pure in colpa per aver fatto arrabbiare un cliente....
ps. poi è sceso e ci rideva sopra. Ma s'è raccomandato di non nominare più Bati e li “giallozozzi” (parole sue)


2.Estate. Bimbe in montagna dai nonni, io & moglie abbiamo due turni mattutini. Dopo le 15 usciamo dai rispettivi alberghi per un giro in centro: dobbiamo cercare alcuni vestiti carini per noi & le piccole per il matrimonio del cugino di mia moglie, a Settembre.
Passare un pomeriggio a giro con la moglie è un privilegio assoluto. Passarlo a giro per i negozi, un patimento totale. E vabbè, tocca anche questa. Ma girare mano nella mano per via Calimala ha sempre un fascino profondo, di vera fiorentinità.
-Si, so' a Firenze, so' qui du'giorni-
Accanto a noi, due risvoltini che arrivano alle ginocchia, seguite da due metri di ulteriori parti del corpo, esternarano al mondo che lo circonda la sua presenza nella città del Giglio.
Non posso non seguirlo e sentire. Devo. Assolutamente.
-Marce, ma dov...-
-Shhh, zitta, ed ascolta!-
-Si, Firenze è bella, meravigliosa, ma stasera nun esco”
L'interlocutore, dall'altra parte del telefono e presumibilmente da qualche parte della capitale, chiede perchè
-Come perchè? Stasera gioca a'Lazio-
Rimango un po' perplesso a questa affermazione. In Agosto? Ma che razza di partit...
-Er preliminare d'Europa Leage, nun te lo ricordi? O' so che Firenze de notte è ancora più bella che de giorno, ma a'Lazio è a'Lazio, nun me la posso perdè-
A' Lazio viene prima di Firenze. Che meraviglia, sarei stato a sentirlo per ore, convinto che mi avrebbe regalato altre perle, ma la moglie m'ha trascinato dentro un negozio dove avrebbe guardato 256 capi di vestiario senza comprare niente.


3.Sono nel retro, ufficio prenotazioni. Arriva una telefonata.
-Ricevimento buongiorno sono Marcello, come posso aiutarla?-
-Ciao Marcè, io e la mia ragazza stiamo cercando una camera matrimoniale per sabato-
-Ma certamente, il costo è xx €-
-Ottimo marcè, a prendemo. Te mando li dati della carta de credito-
Parole che suonano come musica nelle mie orecchie. I clienti fanno un sacco di storie sul fornire una garanzia all'albergo; questo, invece si propone lui stesso di inviarmela. Come diceva il colonnello, adoro i piani ben riusciti.
-E senti 'n po', Marcè, voi siete vicini alla stazione centrale, vero?-
-Si, 5 minuti a piedi da lì, venite in treno?-
-No, che treno! Venimo en machina, ma conosco Firenze. Annamo a parcheggà a l'altra stazione, come se chiama...-
-Rifredi?-
-No, quella cor nome lungo-
-Campo di Marte-
-Bravo! Quella! Poi prendemo er treno e arivamo lì. Che il parcheggio ce svena, en centro da voi-
-Ah, si, è una scelta. I garage qui sono cari, ma sono a due passi. Così vi tocca farvi un po' di strada in più, trasbordare le valigie...
-Si, ma so' du' coseeeee tanto se trova sempre posto a Campo de Marte, giusto?-
-Io credo di si; Campo di Marte è a du' passi dallo stadio, se si giohava in casa il posto auto non lo trovava, ma domenica andiamo in trasferta dai' Sassuolo-
-Noi invece andiamo a giocà a Empoli-
-Ah, perciò lei è tifoso de....-
-A Lazio!-
-Quindi lei è un biancazzurro-
-Devi sapè, caro Marce, che io tifo per du squadre-
-Due squadre? La Lazio e....-
-Quella che gioca contro li giallozozzi (e che è, una mania!)-
-E quindi due volte l'anno è Viola pure lei-
-Si, ma m'avete dato una delusione quest'anno. Nun dovevate dà via er tedesco, li aveva castigati ben bene la scorsa stagione!-
E così mi son pure preso il rimprovero perchè non ci s'ha più Mario Gomez. Ma probabilmente sarà stato felice perchè quel fine settimana, la Roma perse in casa.
Solo che perse anche “A' Lazio”



ps. comunque meglio trovare biancazzurri che quelli di colei-che-non-deve-essere-nominata

venerdì 11 dicembre 2015

Quelli che.... Napoli
Quelli che... io sono già cliente. E nello storico del gestionale, non ce lo trovi. O se ce lo trovi, è stato cliente una sola volta. 5 anni fa.
Quelli che... chiamano (od entrano, tanto è uguale), si fanno dire il prezzo e “ma io conosco G” oppure ”io conosco N” (i miei Reichsfuhrer), mi tratta sempre bene. Ok, mi fa piacere che hai conosciuto G (od N. Od entrambi), ma so una sega! Ci sono io al banco, sai cosa me ne importa delle tue conoscenze con il resto del personale? E' con me che devi rapportarti. Ed io NON ti conosco. Quindi, a meno che non mi chiami personalmente G od N, per me sei un cliente come un altro. Basta con quest'aria di famiglia.
Quelli che.... rientrano la notte barcollando come un barcone libico in balia delle onde, e ti fanno "Uè, come stai? Sono M" Ed alla mia faccia persa modello Johnny Depp, ci aggiunge anche un "Non ti ricordi di me?" Col lavoro che faccio, ho difficoltà pure a riconoscere mia moglie e le mie figlie al risveglio, figuriamoci se mi ricordo di uno che avrò intravisto per pochi istanti diversi anni fa. L'unica cosa che mi viene da fare è "Si, tutto bene, te? Scusa ma vado nel retro a buttare la spazzatura, lo fanno fare a noi notturni, ciao" (non è vero ndr) e lui fa il simpatico con "Non riuscirei mai a fare un lavoro come il tuo" No. Ovvio. Fosse per me, riusciresti benissimo a fare un lavoro ben diverso: lo scavatore di tunnel nelle miniere di uranio del Congo.
Quello che... trentenne che scende all'una, mi chiede un taxi e rientra dopo venti minuti con una tipa vestita come la vidi solo allo strip club per l'addio al celibato di un amico: tacco 27, balconcino apparecchiabile e minigonna uterina. E capello biondo a trecce rasta con evidentissima ricrescita. Senza dire una parola mi molla un passaporto dell'est dove aveva una dolcissima faccetta acqua e sapone con capelli nerissimi a caschetto. Salgono in camera e ne ridiscendono dopo un quarto d'ora (siamo al futurismo, il cui motto era: velocità!) e mi richiedono un taxi. E dopo che sono andati via, mi accorgo che lei aveva gettato una gomma da masticare nella hall. Avrei dovuto aspettare che lui rientrasse, per fargliela togliere, ma era il cugino di Genny a' carogna, a dir poco il triplo del sottoscritto. Tovagliolo di carta in mano e pensieri stragisti nella mente.
Quelli che... ma la colazione è solo dolce? No, abbiamo anche il salato: panini, salame, formag... si, va bene, ma spaghetti li cucinate? Giuro, me l'hanno chiesto. Alle 7 del mattino. Non per lui, ma per la “creatura”, che mangia solo quelli. Anche a colazione.
Quelli che... abbiamo un bambino di 3 anni, dorme con noi. Poi all'arrivo ti accorgi che a quel 3 ci devi sommare un 7. Che quel 3+7 scende la mattina con un tablet e cuffie urlando “We are the champions” a squarciagola. E fa gli aeroplanini di carta che lancia nella hall quando la banconista sta parlando con un altro cliente. Ed uno degli aeroplanini usa il bancone come se fosse la pista di Peretola. Nel frattempo i genitori continuano a smanettare sui loro telefoni, facendosi bellamente gli affaracci loro.
Quelli che.... chiamano per chiedere il costo di una camera. E tu glielo dai, perchè è il tuo lavoro. E vuoi fare bene, il tuo lavoro. E nel tuo lavoro si prevede anche la conferma. E quello dice solo “Vabbuò, grazie”. E riattacca. E non ci pensi più, perchè se non ti conferma, per te, significa che non è interessato. Ed invece questa fa*a si presenta. E dice che ha una prenotazione. E fa ammattire tutti per cercare di capire chi è, fino a che non ci dice con chi ha parlato, e colui/colei con cui ha parlato, contattato telefonicamente perchè non era in turno, alla fine ricorda e dice “ma costui non ha mai prenotato”, ed alla fine viene fuori che “e vabbuò, prenotare, non prenotare.... una camera ce l'avrete, no?”. No. Albergo pieno. Ciao.
Ma anche:
Quelli che... tifano entrambi per la Viola, lui e lei, e salgono su un paio di volte l'anno, quando si gioca il sabato sera o la domenica a mezzogiorno. Comprano on line tutto l'occorrente: stadio, treno, albergo. Rientrano in albergo a prendere i bagagli la domenica pomeriggio, bevono un caffè e vanno alla stazione. Ovviamente, se mi beccano di domenica pomeriggio, il caffè glielo offre il sottoscritto. Non posso non farlo. Tifare Fiorentina e vivere a Napoli è un pò come essere shintoisti e vivere a Raqqa.
Quelli che... ha i capelli rasta e studia filosofia, e ci passi un paio d'ore in piena notte, con lui e la sua ragazza, a parlare di Firenze, Napoli, filosofia, il Rinascimento, i 99 Posse e Bennato. Ed un'altra mezza dozzina di argomenti che scivolavano via che era una meraviglia.
Quelli che... ma è vero che il David si ruppe? Si, un braccio ma nel 500, quando era ancora in piazza della Signoria. Ah.... e...lei che sa tutto (ti amo wiki)... ma era la stessa posizione od era diversa? E lì per lì non ci arrivo, e ci penso pure, ma la moglie lo tira via e gli fa “Antò, andiamo” “Ma... volevo capire” Lei si blocca, scuote la testa, mi guarda e mi chiede “Come si chiama l'ospedale di Firenze?” “Careggi” “Antò, lo portarono a Careggi e gl'appicciarono o' gess! Certo che era la stessa posizione, è 'na statua di marmo! Nun è che stava accusì (alza il braccio modello Statua della Libertà), ora iammè 'n camera, che sto muort”. Mentre io mi piegavo dietro al bancone dal ridere.
Quelli. Tutti napoletani.
O bene bene, o male male.
Non si scappa.

venerdì 4 dicembre 2015

Bisogna sapere, o quanto meno immaginarsi, a cosa si va incontro, quando si fanno certe scelte.

Quando con i miei amici abbiamo deciso di farci un altro campionato di calcetto, alla nostra ormai veneranda età di ultraquarantenni, dovevamo immaginarci che ci saremmo scontrati con squadre di ragazzetti che dall'età potrebbero essere i nostri figli, con il fiato maggiore del nostro di diversi fattori esponenziali, e conseguente capacità di corsa. E che ogni 4 minuti di gioco potevamo trovarci un giocatore avversario solo davanti al portiere. 

Che, nel caso specifico, è il sottoscritto.

E, credetemi, non è una bella situazione, per un portiere.

Il problema sorge quando ti capita chi, queste situazioni, non le accetta. Non subito almeno.

Coppia israeliana in auto. Domenica pomeriggio.

Entra la signora, e mi chiede dov'è il parcheggio. Le chiedo che modello di auto hanno, e lei, sicura come Nyetanyau quando deve dare l'ordine d'attacco, spara:

-A very small one-

Conosco i miei polli. Esco per togliere i paletti che delimitano il posto auto davanti all'hotel ed il maschio parcheggia. E vedere che auto ha veramente.

Una 500 L, la versione grande di quella sottospecie di autovettura che solo a vederla fa rivalutare la Ford modello T.

Chiaramente, non è una “small one”

Chiaramente il prezzo non sarà economico.

Chiaramente dovrò dirglielo.

Chiaramente non gli piacerà.

Quando mi chiedo se potrebbe andar peggio che non farmi un turno di domenica pomeriggio, con i clienti che arrivano quando c'è un traffico bestiale perchè la domenica pomeriggio TUTTI vogliono andare in centro con l'auto, alla faccia delle raccomandazioni del nostro sindaco sul non prendere l'automobile, comincia pure a piovere. Mi manca solo di avere una pala in mano ed essere dentro la buca di un cimitero.

Lui, barba e capelli brizzolati, tarchiato e massiccio che dev'essere l'unico mediano di spinta di tutta Israele, entra incacchiato come un elettore di grillo dopo aver visto Renzi in tv.

E lì commetto un errore madornale.

Provo a buttarla sulla serenità e lo scherzo.

Indosso un bel sorriso conciliante:

-Hello, and welcome to Florence. How are you?-

Mi guarda come se gli avessi appena detto che sua nonna era l'amante di Goebbels:

-I'm bad! This city is crazy! How can I drive?-

Alzo le braccia, i palmi delle mani rivolte verso l'alto, sperando comprenda che un portiere di un albergo non può proprio farci niente, se il resto del mondo decide di muoversi in macchina. Specialmente noi italiani, che abbiamo eletto le quattroruote a simbolo idolatrato ad eternum di sé stessi e del loro stile di vita. E con l'aggravante di non avere più neanche una casa produttrice nostra.

-Oh, it's not so bad after all. It has been much worse, believe me. Welcome to Italy!-Ora, con un americano funziona. Con tedeschi ed inglesi pure. Ci ridono sopra, rilassati perchè comunque sono arrivati all'albergo, e poi sono in vacanza.

Lui no.

Si incacchia ancora di più. Perchè alla faccia della storica ironia ebraica, gli israeliani stanno all'umorismo come un militante di casa libbra sta alla tolleranza e la convivenza.

-Are you kidding me? This is foolish!-

La mia faccia si ritrova improvvisamente senza sorriso, come quella volta che scoprii che una delle mie figlie, ad una festa in casa d'altri, aveva appena fatto la pupù. E non mi ero portato pannolini di ricambio.

-Train would have been better-

L'avessi mai detto.

-Train? And how we may go to Vinci? And San Gimignano? No train there!-

Non pago, insiste:

-I want a cheap parking-

Caro il mio cliente: si, hai ragione a dire che non c'è treno per quelle, e molte altre, località di provincia. Però anche tu prima cerchi e prenoti un albergo in pieno centro di Firenze, e dopo ti lamenti a) del traffico e b) del costo. Bello viaggiare in prima, posto finestrino e cocktail in mano, lo vogliono tutti. Ma te li devi pagare, certi lussi.

Il problema è che discutere con costui delle sue contraddizioni è come voler far capire a certi dirigenti calcistici che certi rigori ed intere partite non sono classificabili sotto la voce “sportività”.

Perciò decido di assumere un atteggiamento neutro.

Comunico al tipo la tariffa del garage.

-No, too expensive-

Allora la può lasciare sui viali, ma da lunedì (domani) devi andare a mettere la monetina nella macchinetta, ed avere il tagliando da esporre sul cruscotto. Si paga solo dalle 8 alle 20.

-It's too far. I want to sleep in the morning. What if i leave the car there?-

Il nostro spazio è solo per scaricare i bagagli, poi devi toglierla. Se non lo fai, la faccio portare via.

-What if i leave the car in the street?-

Se la polizia non passa, tutto bene. Se passa, preparati a pagare una discreta multa. E la possibilità che debba andare a riprendertela alla depositeria comunale. Poi magari sei fortunato che i vigili fiorentini decidano di stare nel letto più del solito domani, tipo fino a mezzogiorno o i'tocco, evento niente affatto improbabile. Oserei dire auspicabile. Ma è comunque a tuo rischio e pericolo. Queste sono le opzioni. Scegli.

Glielo dico un po' brutalmente, ma io c'ho provato ad essere gentile con lui. E' inutile che prendi l'auto a noleggio e poi ti arrabbi del traffico. Cos'è, ti venne il morbillo il giorno del tuo Bar Mizvah e c'hai il giramento di c. da quel giorno?

Mi richiede un “cheaper price”. No. Senza se e senza ma. Le tariffe sono queste. Ecco la lista del garage con i prezzi modello per modello. Ed in ogni caso devi parlare con gli addetti del garage. E non si lamentare troppo, pure io, se mi venisse la follia di venire in auto in centro e parcheggiare lì, pagherei la stessa cifra.

A quel punto, davanti alla mia durezza, abbassa la cresta. Check-in e scambio chiavi (a lui quella della camera, a me quella dell'auto).

Quando riscendono, mi sembrano un po' più tranquilli. Perciò torno a sorridere e, piantina alla mano, gli spiego dove siamo e dove si trovano i monumenti. Puntualizzo bene che non hanno bisogno dell'auto perchè in 5 minuti sono ovunque: Duomo, musei, la sinagoga, che è un edificio storico della città. Se il garage costa, è proprio perchè ci troviamo in una zona particolarmente centrale di una vecchia città risalente al medioevo, ma almeno si gode del vantaggio di non spendere ore di tragitto per arrivare ai luoghi da visitare.

E lì si calmano.

E lì, miracolo dei miracoli, capiscono che, per godere di quei vantaggi, si deve pagare un prezzo, e non ti regala niente nessuno.

E lì, ed ancora non riesco a crederci, mi chiede pure scusa per l'atteggiamento brusco. Un israeliano. Fermate il mondo ed erigete un monumento davanti a questo bancone.

Resisi conto che comunque potevano stare in centro camminando e che avevo un atteggiamento conciliante, accettarono la situazione.

Avevano prenotato una notte, non rimborsabile con internet. Sono restati due notti in più a pagamento diretto. Ovviamente pagando il relativo garage per l'auto.

Caro cliente, a costo di passare per antisemita, te lo devo dì: sei una fava! (nel senso fiorentino e buono del termine).